LA CRISI SANITARIA A GAZA

di Ziad Medoukh*

La crisi sanitaria nella striscia di Gaza un anno dopo l’epidemia dalle drammatiche conseguenze sulla popolazione civile

La striscia di Gaza, questa enclave palestinese isolata e chiusa, vive da oltre un anno una crisi sanitaria senza precedenti dalle conseguenze economiche e sociali drammatiche per oltre due milioni di cittadini, una crisi che si aggiunge alle difficoltà e alla chiusura, tutto questo nell’indifferenza totale del mondo ufficiale che non muove un passo per fermare la sofferenza di questi abitanti che vivono in una regione asfissiata e soffocata da misure atroci prese dalle forze di occupazione israeliane contro la popolazione civile da 14 anni.

Recentemente, con l’interdizione per ordine militare israeliano di far entrare i vaccini russi nella striscia di Gaza, vaccini a disposizione dell’Autorità palestinese che ha ordinato, infatti, solo 2000 dosi inviate da Ramallah e dopo pressioni dell’OMS a fine febbraio 2021, sono state autorizzate ad entrare: questo è scandaloso, se si conosce l’elenco di prodotti e materiali che sono vietati in questa regione sotto assedio.

Nel marzo 2020, dopo la scoperta dei primi casi di infetti dal virus nella striscia di Gaza, le autorità israeliane hanno rifiutato l’ingresso di kit di dispositivi di protezione e letti per la rianimazione in questa regione dimenticata dal resto del mondo.

Un anno dopo, e malgrado diverse misure prese dalle autorità locali per frenare la propagazione del virus in questa regione, come centri di quarantena, lo stato d’urgenza decretato per diversi mesi, il coprifuoco serale imposto per metà dell’anno, la chiusura totale di mercati e luoghi pubblici e malgrado il senso di responsabilità degli abitanti che hanno rispettato queste misure per quanto strettissime e che hanno applicato alla lettera le regole sanitarie che hanno rinchiuso la popolazione civile con un doppio confinamento, tuttavia, la situazione è sempre preoccupante in una regione molto stretta e molto popolata con gli edifici che si toccano e con un sistema sanitario in fallimento totale e che quotidianamente subisce aggressioni israeliane.

In un anno si contano 650 morti e 114.000 persone infettate dal coronavirus nella striscia di Gaza, una cifra che è rassicurante in confronto alla Cisgiordania con 2000 morti e a Israele dove si contano 12.000 morti.

Tuttavia, in questo contesto particolare contrassegnato dal blocco e dall’assenza di mezzi, è difficile gestire e controllare tutto. Questo ha aumentato le sofferenze della maggioranza degli abitanti di questa striscia isolata e appesantito il carico economico.

La situazione è in totale peggioramento, la vita commerciale è paralizzata e le pesantissime perdite economiche dono stimate in decine di milioni di euro. Tutti i settori economici e commerciali della enclave palestinese hanno subito un declino significativo: la capacità di produzione è diminuita del 90% nel corso dell’ultimo anno a causa dell’indebolimento del potere d’acquisto degli abitanti, che si limitano alle spese di prima necessità.

Il doppio confinamento per gli abitanti di Gaza non è una novità, tuttavia, in questo contesto e in questa crisi umanitaria, la sofferenza supera ogni limite.

Secondo questo rapporto, tutti i settori economici e commerciali sono stati colpiti. Gli investimenti sono praticamente scomparsi e rappresentano solo l’1,6 del PIL. Questo aumenta la disoccupazione e la povertà nella striscia di Gaza.

“Gaza ha avuto una delle peggiori performaces economiche del mondo”, nel 2020, afferma la CNUCED che stima urgente mettere fine al blocco perché i palestinesi di Gaza possano riprendere liberamente ad avere scambi con il resto dei territori palestinesi occupati e con il resto del mondo.

L’ufficio delle Nazioni Unite ha messo in guardia sulle ripercussioni su questa situazione allarmante di sopravvivenza dell’economia e della coesione sociale di questo territorio assediato. Ha fatto appello alla comunità internazionale a fornire aiuti urgenti e assistenza tecnica.

La prima conseguenza di questo degrado è la perdita di diverse migliaia di posti di lavoro in molti settori, in particolare per i lavoratori giornalieri.

L’Unione generale dei lavoratori palestinesi ha indicato che oltre 100.000 lavoratori, impiegati e operai di Gaza hanno perso il lavoro, totalmente o parzialmente nel 2020 a causa della crisi economica e del blocco. Secondo i sindacati dei lavoratori nella striscia di Gaza, 320 fabbriche e piccole imprese hanno chiuso i battenti per questa crisi sanitaria ed economica.

Il 90% dipendono dal reddito quotidiano e il loro contributo al PIL è diminuito del 40%.

Molti commercianti sono stati costretti a chiudere i loro negozi perché non riescono a pagare gli affitti.

Semplici venditori ambulanti hanno perso oi mezzi sussistenza, loro che vendevano i loro prodotti a basso prezzo nei mercati popolari e settimanali e che già avevano un debole margine di guadagno.

Il problema non è solo l’ampiezza delle perdite economiche enormi, ma anche il tempo che sarà necessario per rilanciare l’economia dopo quest’anno catastrofico.

Un aspetto importante è la solidarietà familiare e sociale, i vicini si aiutano a vicenda per dare l’acqua, ricaricare le torce per gli altri quando l’energia elettrica torna nelle loro case.

Proviamo pena per i nostri bambini, che non vivono una vita normale. Niente giochi, niente vacanze e niente spiaggia. La maggior parte delle giornate, vivono nelle loro case o davanti ai loro palazzi a giocare per ammazzare il tempo dopo una breve giornata scolastica a causa delle misure sanitarie contro il Covid 19…

La paura, l’inquietudine e l’isolamento, sono gli effetti psicologici di questa situazione catastrofica su tutta la popolazione civile abbandonata.

Il prolungarsi di questa crisi per il Covid 19 nel 2021 senza una soluzione radicale, senza alcun dubbio aumenterà le difficoltà per questi palestinesi che già subiscono il blocco disumano israeliano contro i civili di Gaza.

Ma di fronte a questa ingiustizia, di fronte a simili sofferenze, siamo impotenti, non abbiamo altra scelta che sopportare e resistere aspettando un cambiamento.

Il sentimento di chiusura e di isolamento, è un sentimento terribile! E i palestinesi di Gaza sono i più esposti a provare questo sentimento, loro, i rinchiusi nella loro prigione a cielo aperto da molti anni.

È vero che i palestinesi di Gaza con la loro vitalità piena di risorse impressionano il mondo per la loro straordinaria capacità di adattamento a causa di questa nuova crisi economica, sanitaria e sociale devastante e per la loro capacità di sopportare l’insopportabile, grazie a una solidarietà familiare e sociale significativa e forti legami sociali, con pochi e limitati aiuti internazionali.

La popolazione civile lotta quotidianamente per sopravvivere degnamente sulla sua terra esistendo e resistendo.

Sì, i palestinesi di Gaza cercano semplicemente di condurre una vita il più normale possibile in condizioni estremamente anormali.

*Docente universitario e ricercatore palestinese di Gaza

Traduzione dal francese di Cinzia Nachira

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