QUALI RISCHI PER LA DEMOCRAZIA?

Intervista a Domenico Gallo

Con questa nostra intervista al giurista Domenico Gallo iniziamo ad affrontare alcuni aspetti legati all’attuale emergenza sanitaria. La nostra attenzione sarà concentrata in modo particolare sullo “stato d’emergenza” che è stato imposto e che già comporta e comporterà una pericolosa riduzione e limitazione degli spazi politici individuali e collettivi. Sempre nel nome della lotta alla pandemia, infatti, si prevede nei prossimi giorni un’ulteriore militarizzazione del territorio. Una svolta autoritaria e sanzionatori complessiva, imposta oggi nel nome dell’unità nazionale, di cui non conosciamo la portata definitiva e ancor più la durata. Si rischia che ci sia una generale accettazione di queste misure di “emergenza” che di fatto sospendono la democrazia nel nostro paese, senza alcuna garanzia che non diventino permanenti, con tutte le conseguenze che queste potrebbero avere quando ci sarà chiesto “disciplina” per rilanciare una economia e una produzione in crisi. Per questo riteniamo necessario far circolare riflessioni che evidenziano questi pericoli, senza adeguarsi all’accettazione della logica del “meno peggio”, per rafforzare le voci di coloro che chiedono un superamento democratico e solidale a questa crisi, sociale oltre che sanitaria, che assume sempre più l’aspetto di “crisi di civiltà”.

 

D. Hai letto la presa di posizione di Lucarelli? (1) Cosa ne pensi?

R. Sì, l’ho letta. Il problema sono tutti questi cacicchi locali, che sono diventati i presidenti di Regione. Se c’è una cosa che viene fuori da questa emergenza è che non è possibile concedere troppi poteri alle Regioni, non è possibile frazionare l’Italia sul terreno dell’espletamento di bisogni e servizi fondamentale della persona. Quindi anche del fatto che la sanità è stata regionalizzata ne vediamo gli effetti negativi. Ho letto l’intervista di Ricciardi – il consulente del Governo  consigliere dell’OMS – che dice che l’Istituto Superiore della Sanità per capire come è stata fatta la diagnosi di morte per COVID19 deve mandare i carabinieri dei NAS a chiedere le cartelle cliniche perché ogni Regione diviene una sorta di Stato a sé, si organizza come vuole e segue metodi diversi di rilevazione. Questa situazione dimostra la debolezza dell’apparato pubblico derivante dalla quasi totale regionalizzazione della sanità. Per cui riguardo ai beni fondamentali come la salute, l’istruzione ecc. bisognerà pensare a come bloccare quel progetto folle di autonomia regionale differenziata che spezzerebbe l’Italia in tanti staterelli. Mentre, al contrario, abbiamo bisogno di un forte senso di comunità nazionale che si trovi riunita attraverso le istituzioni che interpretino e sviluppino i bisogni di tutti.

D. Cosa pensi delle rivolte nelle carceri, dove ci sono state 14 vittime. È chiaro che la dichiarazione dell’emergenza sanitaria nazionale, con tutte le restrizioni previste, non ha tenuto conto di tutti quei settori dove la gente è obbligata a stare. Uno di questi sono le carceri. Secondo te cosa è accaduto? È molto poco convincente che si siano ubriacati tutti di metadone…Dopo l’emergenza ci troveremo di fronte a 14 nuovi casi Cucchi?

R. Di fronte a una situazione di emergenza bisognerebbe prendere, appunto, provvedimenti di emergenza. Su fronte delle carceri, questi provvedimenti non sono stati presi. Le carceri sono già dei luoghi di sofferenza istituzionale, perché sono sovraffollate. Quindi la prima cosa che bisognerebbe fare sarebbe di prendere provvedimenti immediati per ridurre il sovraffollamento, cosa che non è stata fatta. Forse è anche comprensibile, per evitare rischi di diffusione del contagio, che si sospendano le visite dei familiari, però se si fa questo bisogna contemporaneamente garantire i colloqui a distanza. Questo non è stato fatto se non tardivamente e solo in alcune carceri, dove infatti non si sono verificate rivolte. La causa di queste morti è misteriosa. Ci saranno delle inchieste da cui spero venga fuori ciò che è successo per rimediare e colpire coloro i quali sono stati responsabili di errori gravissimi o di altro.

D. Viviamo in momento in cui i diritti individuali sono sospesi? Cosa resterà in termini di consapevolezza della negazione dei diritti dopo l’emergenza? Sta passando il messaggio per cui non siamo in grado di fare da soli delle azioni che mettano al riparo dai rischi la nostra vita e quella degli altri, per cui queste azioni ci devono essere imposte. Ho visto da molte parti, anche da chi rivendica di essere di sinistra e di estrema sinistra, invocare l’esercito delle strade con l’alibi della irresponsabilità giovanile. A me questo spaventa…

R. Non c’è dubbio. Quando si prendono delle misure fortemente limitative, giustificate dalla situazione sanitaria che consentono deroghe alla libertà, i diritti individuali e sociali rimangono sospesi e devono essere ripristinati non appena cessa l’emergenza. L’alternativa sarebbe quella di seguire l’esempio dell’Inghilterra, cioè la malattia fa la selezione naturale e alla fine si raggiunge l’immunità di gregge, a prezzo di centinaia di migliaia di morti.  Ovviamente questo non è consentito dall’ordinamento italiano, poiché la Costituzione (art. 32) tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e come interesse della collettività. Però è chiaro che quando si prendono provvedimenti fortemente limitativi delle libertà o questi vengono accettati con un’autodisciplina collettiva oppure c’è il rischio che vengano imposti attraverso un diffuso atteggiamento di coercizione che comporterebbe inevitabilmente arbitrii di polizia o delle forze armate. Purtroppo questo rischio esiste e dobbiamo sperare che questi provvedimenti non restino in vigore un giorno in più di quanto sia necessario dal punto di vista sanitario. Per questo è importante è che rimangano funzionanti e non vengano smantellati i i presidi dello Stato di diritto, cioè che non si approfitti dell’emergenza sanitaria per ridurre l’indipendenza della magistratura, per esempio, o assoggettarla in qualche altro modo. Il rischio è di  approfittare dell’emergenza sanitaria per ridurre e limitare la libertà di espressione e di pensiero e comprimere il pluralismo. Siamo in una fase in cui la democrazia è sospesa, l’importante è che i cardini attraverso i quali funziona lo Stato di diritto non vengano manomessi. Da questo punto di vista dobbiamo riconoscere che è stata una vera fortuna che quest’estate sia cambiato il governo. Altrimenti, se ci fosse stato quell’altro personaggio alla guida del governo, questa sarebbe stata un’occasione ghiottissima per fare i conti con lacci e lacciuoli della democrazia e iniziare a tagliarli. Per adesso questo non succede ma dobbiamo vigilare perché il rischio è sempre immanente.

D. Mi chiedevo, mentre ascoltavo, se abbiamo dei presidi che vigilino in questo Paese. Visto che, per esempio, tutta l’informazione in questi giorni è inguardabile e illeggibile, con un martellamento h24 che fa perdere ogni speranza. Mi chiedo se in queste condizioni esistono questi presidi che dovrebbero vigilare sul fatto che i decreti del presidente del Consiglio, come hai detto, non durino un giorno in più del necessario. Mi sembra che l’Italia si stia trasformando in un Paese in cui in nome dell’emergenza sanitaria è pronto a sacrificare diritti fondamentali.

R. Naturalmente di questi presidi non ce n’è mai a sufficienza. L’atteggiamento di tutti gli organi di informazione è da partito unico ed è inquietante. L’importante è che non vengano presi provvedimenti che neutralizzino il pluralismo nell’informazione. Visto che c’è lo schieramento totalitario dei principali mass media, che oscura tutto il resto, è importante valorizzare al massimo tutti i canali che abbiamo, e che non ci hanno tolto, per mettere sul tappeto gli altri problemi che abbiamo di fronte. Anche le questioni internazionali, come la drammatica crisi che c’è al confine tra Grecia e Turchia, con le cose disumane che vengono fatte, è scomparsa dai radar dell’informazione. Noi possiamo sforzarci di usare la libertà che non ci possono togliere finché c’è la Costituzione per correggere questa situazione da Stato totalitario.

D. In questo quadro, penso tu ti riferissi a Internet quando parlavi di far circolare altri argomenti, prese disposizione diverse, ecc. Però, avrai visto anche tu, che la rete è un caos totale ed è sempre più difficile orientarsi tra le bufale. Mi chiedo, chi tenta di mantenere un filo di razionalità, come si dovrà porre alla fine di questa disavventura che ci sta capitando?

R. Il problema è questo: ci troviamo di fronte a un male che sotto certi punti di vista, assomiglia un po’ a uno stato di guerra perché colpisce la comunità nel suo insieme e interferisce sui destini individuali. Prima o poi passerà. Il problema è come si reagisce al male, quali lezioni siamo capaci di trarre da questa situazione. Per questo sarebbe necessaria una minoranza agguerrita che ponga il problema di come ne veniamo fuori e quali lezione trarre riguardo la nostra vita pubblica nel senso di valorizzare i nostri beni pubblici repubblicani che abbiamo depresso, sacrificandoli sull’altare delle privatizzazioni. Bisogna quindi recuperare il senso dei beni pubblici rispetto all’individualismo orientato esclusivamente al profitto. Lo vediamo anche a livello europeo: il modello competitivo dove ogni Stato mette i propri interessi al di sopra di tutto è scoppiato. Quindi dobbiamo porci il problema di orientarci verso un modello cooperativo, sia nelle relazioni economiche e sociali interne, sia nelle relazioni fra Stati. Perché abbiamo scoperto che siamo tutti deboli, anche Paesi apparentemente forti come la Germania e gli Stati Uniti. Basti pensare al fatto che all’inizio dell’epidemia i nostri sovranisti hanno provato a creare una sorta di “colonna infame” identificata con i cinesi. Adesso i cinesi esportano medicinali e competenze scientifiche per aiutarci a superare questa grave emergenza, mentre noi italiani ci troviamo nella scomoda situazione di essere boicottati in quanto portatori di epidemia.

D. Cosa pensi del contingentamento delle presenze dei parlamentari. Proposto da Fico ed accettato da tutte le forze politiche presenti in Parlamento.

R. Questa mi è sembrata una grande sciocchezza perché si inserisce in quel percorso che tende a deprimere il ruolo del parlamento che ha trovato compimento nella grande riforma che hanno fatto per ridurre i parlamentari, che noi speriamo di annullare con il voto del referendum. Indubbiamente, ci sono dei problemi che la malattia pone, nel senso che può succedere che l’assemblea non possa essere a ranghi pieni. Però teorizzarlo e praticarlo mi sembra veramente una grande sciocchezza perché si può anche fare il voto a distanza, ma non si può togliere il diritto di voto ai parlamentari, perché se lo tolgono a uno o a dieci di loro lo tolgono a quelli che dovrebbero essere rappresentati.

D. Adesso pensano di rinviare le elezioni ad autunno…saremo in campagna elettorale per moltissimo tempo.

R. Ha una logica: le elezioni sono un momento in cui dovrebbero esserci assemblee di cittadini, ecc. È importante che avvengano quando ci sarà una ripresa piena della vita democratica.

D. Ma a me sembra che questa drammatica situazione sia utilizzata politicamente.

R. Può essere. Ma da un altro punto di vista, con altri personaggi al governo questa situazione sarebbe stato il cavallo di Troia per attuare il progetto autoritario insito nel DNA di forze come la Lega e Fratelli d’Italia…per ora questi stanno sullo sfondo.

NOTA

1) Alberto Lucarelli, docente di diritto costituzionale all’università Federico II di Napoli, il 13 ha pubblicato questo commento sulla sua pagina Facebook: “Avevo deciso di non intervenire. Ho taciuto e taccio sui dpcm, ora non è il momento delle analisi, poi ci interrogheremo sulla legittimità di tale strumento, sostanzialmente inoppugnabile, che sfugge al controllo di parlamento, presidente della Repubblica e corte costituzionale. E non mi si dica che é impugnabile in sede di giustizia amministrativa, perché la vedo dura. Si collocano in una zona grigia tra atto politico ed atto amministrativo con una incidenza fortemente restrittiva dei diritti fondamentali. Vabbè avremo tempo di parlare di riserva di legge e principio di legalità. Ora facciamo quadrato! Ma quello che, ora, non può essere tollerato é il crescendo giuridico di De Luca. Oggi ha emanato una ordinanza, la n. 15, da Stato di polizia, si è sostituito agli organi dello Stato, disponendo provvedimenti non attuativi, esecutivi o integrativi, ma molto più restrittivi degli atti statali. Da stasera, la libertà di circolazione, in Campania, con provvedimento amministrativo regionale é di fatto non limitata, ma negata. C ‘è un limite all’ approccio sostanzialistico del diritto, e soprattutto del rispetto dello Stato di diritto.”

Potrebbe piacerti anche Altri di autore