SIMONE, GRETA, RAMI, ADAM E…

Quando la cattiva coscienza non riusciamo a tenerla sotto controllo rischiamo di cadere nel ridicolo.

Nelle ultime settimane, in Italia come altrove, dei ragazzi appena adolescenti rubano la scena e noi adulti sappiamo solo denigrarli. È successo con Greta, con Rami e Adam ed ora anche con Simone. Cosa unisce questi quattro ragazzi? Il fatto che escano dal silenzio e da un anonimato appiattito sulla banalità del loro quotidiano e, per scelta o per un caso fortuito, dimostrino di avere la forza morale di voler prendere posizione: in maniera chiara ed inequivocabile. Così la loro schiettezza, articolata con modalità per noi inaspettate, facciamo di tutto per renderla sterile.

Se i temi del cambiamento climatico, quello drammatico del diritto di cittadinanza per arrivare alla lotta contro il razzismo, vengono presi in carico dalle nuove generazioni, dovremmo esserne contenti e rassicurati. Forse dovremmo pensare che in definitiva le nostre vite non sono andate sprecate. Invece, da vecchi inaciditi riusciamo solo a sottolineare le inevitabili debolezze delle loro azioni, senza, ovviamente, porci il problema di come proporci a questi ragazzi senza essere repellenti. Perché è questo il rischio che stiamo correndo: restare completamente estranei a questi tentativi di porre i problemi e le domande di cambiamento.

Ultime, in ordine cronologico, le accuse a Simone di non saper parlare in italiano corretto. Questa denigrazione serve solo a spostare l’attenzione e la discussione su piano diverso, più agevole per chi non ha nulla da dire, dalla sostanza dell’episodio di cui è stato protagonista il giovanissimo Simone, che forse non si è nemmeno reso conto del rischio corso a fronteggiare delinquenti di quella fatta a viso aperto e senza scomporsi.

Diciamo en passant che l’accusa rivolta a Simone da Elena Stancanelli è veramente disarmante. Se si prendesse la briga di vedere quanti suoi esimi colleghi si perdono nella selva del congiuntivo (forse farebbe bene anche a rileggere i suoi articoli…compreso il twitt in cui dice che è Simone a non conoscere la lingua italiana) dovrebbe constatare che il presunto cattivo italiano di Simone è niente in confronto.

Quello che dà molta noia a molti e molte è dover ammettere che Simone è andato alla sostanza e che forse quel ragazzo giovanissimo era stanco dal vedere il suo quartiere invaso dai fascisti, senza un accenno di reazione. In definitiva, dovremmo porci una domanda: se Simone fosse tornato a casa dopo scuola, le organizzazioni che sabato 6 aprile sono scese in piazza a Torre Maura, lo avrebbero comunque fatto abbandonando la comodità dei comunicati stampa e il rassicurante mondo virtuale? Chiederselo è legittimo, perché la risposta non è scontata.

Nella sinistra e nell’estrema sinistra italiana si è radicata da tempo l’abitudine alle risposte a scoppio ritardato. Come hanno ampiamente dimostrato questi quattro ragazzi sappiamo solo cogliere l’aspetto spettacolare delle loro azioni e inseguire le emergenze.

Non è una novità che in Italia da anni ormai la cosiddetta “gente comune” si scagli contro profughi, Rom e quanti si possano identificare con il “diverso”. Ora in un clima preelettorale quanto mai deprimente, da ogni parte si guardi lo scenario italiano ed europeo, invece di fermarci agli aspetti superficiali (quindi funzionali) dovremmo avere il coraggio di chiederci cosa possiamo fare per evitare che Simone, Greta, Rami e Adam prima adulati e poi denigrati tornino al loro squallido quotidiano delusi ed amareggiati da un mondo di adulti che non sanno trarre conclusioni logiche anche dalle cose più evidenti.

La Redazione

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