CUBA: COSI’ E’ (SE CI PARE)

di Paolo Gilardi, di ritorno da Cuba

Cuba: Così è (se ci pare)

Avesse vissuto oggi dalle parti dell’Avana, Luigi Pirandello, gli spunti per le sue opere, fra le quali “Così è (se vi pare)” li avrebbe avuti a portata di mano, tutti. L’adozione, il 24 febbraio, della nuova Constituzione ne è l’esempio.

Che si tratti dello svolgimento della “campagna” referendaria, della coreografia al momento dello scrutinio stesso o del contenuto del testo adottato da più di 80% dei votanti, l’autore siciliano avrebbe ritrovato quel gioco delle parti da lui tanto messo in evidenza.

“Io voto per la rivoluzione”

Presentata come un “voto per la patria”, “un voto per la dignità”, “un voto per la rivoluzione”, la chiamata alle urne è stata preceduta, da mesi, da innumerevoli riunioni -si parla di 135’000- tenutesi dopo l’approvazione del progetto di nuova Costituzione da parte del parlamento durante una sessione speciale diffusa in pompa magna dalle televisioni di Stato.

E non c’è stato ufficio, negozio, stazione, fermata dell’autobus sui cui muri non siano comparsi a decine, a centinaia, dei semplici manifesti che invitavano ad andare a votare Sì, per l’appunto, “per la patria”, “per la dignità”, “per la rivoluzione”.

Quanto ai canali televisivi -di informazione, scientifici, culturali, sportivi-, non hanno smesso di diffondere analisi e interviste a favore della nuova Costituzione. Patetiche in proposito risultavano quelle di alcuni sportivi dall’elocuzione degna del mediocre alunno che ha imparato un testo a memoria senza per altro averlo ben capito…

Di fatto, la scadenza elettorale del 24, preceduta il sabato sera da moltissimi concerti nelle piazze  -anche le canzoni finivano con il richiamo del “dovere patriottico” dell’indomani-, è diventata l’appuntamento della domenica. “A votare, ci sei già andato?”, s’apostrofava la gente…

Aperti dalle otto alle diciotto, i tanti seggi elettorali che ho potuto visitare a Santiago di Cuba erano formati unicamente da donne e presieduti da donne. Le sole uniformi presenti non erano quelle della polizia e nemmeno quelle dell’esercito, bensì quelle dei ragazzini delle medie e dei licei chiamati ad assicurare, sull’attenti, la guardia delle urne e a salutare -militarmente- chi vi deponeva la sua scheda.

E’ dunque in una parvenza di libero dibattito che il governo ha ottenuto ciò che cercava: un plebiscito in favore della nuova Costituzione.

Solo il socialismo…

Composta da 229 articoli, quest’ultima abroga e sostituisce la Constituzione del 24 ottobre del 1976, quella che fissava il carattere “socialista” della Repubblica di Cuba. Non abroga però il “socialismo” perché, secondo l’articolo primo, “Cuba è uno stato socialista”.

Anzi, “la difesa della patria socialista è il più grande onore ed il dovere supremo di ogni cubano” ed il sistema socialista è dichiarato “irrevocabile” (art. 4). Quali siano però i contenuti del socialismo, la Costituzione non lo dice.

La definizione dei fondamenti economici (articoli 18 a 31) dello Stato da del concetto una definizione un po’ più esplicita. E’ in questa sezione, infatti, che è stabilito che “nella repubblica di Cuba vige un’economia socialista basata sulla proprietà di tutto il popolo sui mezzi di produzione fondamentali come forma principale di proprietà”.

Quindi, dal momento in cui la proprietà socializzata non è la sola forma di proprietà, ma semplicemente la “principale”, la nuova magna charta adottata il 24 febbraio elenca altre forme legali di proprietà, fra le quali compare la proprietà “privata [cioè] quella esercitata su determinati mezzi di produzione da persone fisiche o giuridiche cubane o straniere”.

Si tratta di un cambiamento radicale che apre il Paese ai capitali privati esteri che, sino ad ora e a eccezione della zona economica speciale di Mariel – ad una cinquantina di km ad ovest dell’Avana – non potevano disporre di più del 49% del capitale delle imprese miste, il 51% restante essendo di proprietà dello Stato.

Si tratta di un cambiamento fondamentale che da una base costituzionale al decretolegge adottato dal governo nello scorso agosto e che offre agli investimenti stranieri la totalità della ricostruzione di una rete ferroviaria in uno stato disastroso (si pensi che, se nel 1995 il percorso da Santiago all’Avana durava dodici ore, oggi, sempre che i treni circolino, cosa mai garantita, di ore ce ne vogliono almeno … ventiquattro). 

L’esempio della francese SNCF e della russa RZD che hanno già aprofittato del decreto per investire importanti capitali – la prima nell’apertura di due stabilimenti di fabbricazione di treni ad alta velocità all’Avana e a Camagüey, la seconda nella ricostruzione delle linee ferroviarie- indica la strada scelta: quella dell’apertura totale di certi settori economici al capitalismo.

Ma non l’aveva già proposto Guevara?

L’apertura – dalla quale sono però esclusi i cubani emigrati di Miami – è legittimata nel testo adottato il mese scorso dalla necessità di contribuire allo sviluppo economico e sociale del paese. In se’, la ricerca di interazioni tra la proprietà collettiva e forme di piccola proprietà privata non è una novità.

Già nei primi anni sessanta, come doverosamente richiamato da Antonio Moscato (1), Ernesto Guevara non l’aveva esclusa se il ricorso complementare al privato poteva permettere di meglio rispondere ai bisogni della popolazione.

Ed è evidente che nel contesto attuale, i bisogni di una parte considerevole della popolazione sono lungi dall’essere soddisfatti.

Il fossato tra “los cubanos que van a pié”, cioè i poveri, e gli altri si va allargando, delle malattie sin qui sconosciute sull’isola mietono le prime vittime -si parla di morti dovute alla febbre rompiossa, cioè la dengue-, la mendicità è ben presente nelle città e non è raro vedere qua o la gente affamata cercare resti di cibo nelle pattumiere.

D’altra parte, la scommessa sul turismo per poter disporre di monete forti non ha permesso di rilanciare l’attività economica, in particolar modo l’agricoltura minacciata da un lato dalla propagazione di un albero parassita (2) e, dall’altro, dalla sparizione quasi completa di macchinari agricoli.

La deteriorazione delle relazioni con gli USA dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca (3), la vittoria di Bolsonaro in Brasile -che minaccia l’esportazione di riso verso Cuba – ed il tentativo di golpe in corso in Venezuela (4) rendono tale situazione ancora più acuta. Manuel Caruncho, scrittore cubano e dottore in scienze economiche all’Università Complutense di Madrid non esita a ipotizzare a breve termine un’evoluzione come quella del Nicaragua…(5).

C’è però un baratro tra le proposte di Guevara del 1963-64 e le disposizioni della nuova Costituzione: le prime proponevano un’apertura parziale alla piccola proprietà privata, cosa che oramai è largamente realizzata a Cuba in particolare nell’ambito del turismo, mentre con le nuove disposizioni costituzionali, si tratterà di appropriazione diretta da parte del grande capitale straniero di settori determinanti e, come nel caso della linea ferroviaria centrale, di infrastrutture vitali.

(se ci pare)

E’ però prerogativa unica del consiglio dei ministri, del governo, di determinare la possibilità di tali progetti di privati. E’ il governo che, solo, può decidere se questi partecipano allo “sviluppo economico e sociale del paese e non intacccano i fondamenti politici, economici e sociali dello Stato” (art 24).

Fra i requisiti necessari per autorizzare progetti finanziati da capitali privati figurano le condizioni fatte ai lavoratori e che il governo dovrà controllare. A tal proposito, è interessante constatare la scivolata semantica introdotta dalla nuova Costituzione.

Afferma il suo articolo 65 che il lavoro deve essere remunerato “in funzione della quantità e della qualità, espressione del principio socialista “da ognuno secondo le sue capacità ad ognuno secondo il suo lavoro”.

Salvo che, il principio socialista più volte affermato da Marx non propugna il passaggio ad una società nella quale ognuno avrà secondo il suo lavoro, ma secondo i suoi bisogni, il che è assai differente…

Il ricorso agli investimenti privati è peraltro stipulato dall’articolo 28 come un compito dello Stato, nella misura in cui questi è tenuto a “promuovere e offrire le garanzie necessarie all’investimento straniero”. Il rischio è che il livello di remunerazione possa essere preso in considerazione quale garanzia o meno all’investimento, così come lo possono essere le condizioni generali di lavoro.

In questo senso, se la Costituzione fissa a otto ore la durata della giornata di lavoro (art. 67), lo stesso articolo prevede la promulgazione di una legge che fissi le condizioni secondo le quali potrebbero essere autorizzate “giornate e regimi di lavoro differenti”.

Quindi, visto che la Costituzione, all’articolo 5, considera che “il partito comunista di Cuba, unico, martiano (6), fedelista, marxista e leninista, avanguardia organizzata della nazione cubana […] è la forza politica dirigente superiore della società e dello stato”, in fin dei conti, le decisioni in materia saranno prese all’interno delle sfere dirigenti del Partito unico.

Fra queste, l’apparato militare gioca un ruolo determinante, nella misura in cui controlla larghi settori dell’economia, in particolare … gli investimenti stranieri. Combinato alla direzione dei servizi di sicurezza interni, il controllo dell’economia da parte dell’apparato militare gli conferisce un potere enorme: la gestione autoritaria della restaurazione capitalistica.

E’ grazie a tanto potere che i vertici dell’esercito -diretto non da un comandante, come erano chiamati Camilo, il Che o Fidel, ma dal “Generale d’armata Raul Castro-Ruz”- di dire ai cubani: “così è (se ci -e non vi -pare)”…

7 marzo 2019

Note

1) Antonio Moscato,  Breve storia di Cuba,  edizioni Datanews, Roma, 2006.

2) Importati probabilmente nelle viscere di mandrie di mucche provenienti dall’Africa occidentale alla fine degli anni novanta, i semi del  marabù hanno permesso la propagazione di questo albero parassita dalle radici molto profonde. Oggi, più della metà delle terre arabili cubane sarebbero ricoperte dal marabù,  che la mancanza di macchine agricole impedisce di strappare. Durante la seconda amministrazione Obama, un accordo era stato trovato con l’industria della carta per esportare verso gli USA il legno del marabù per fabbricare della pasta per carta. Donald Trump ha deciso l’annullamento dell’accordo.

3) I pochi accordi economici firmati sotto l’amministrazione Obama che rappresentavano una boccata d’ossigeno per Cuba sono stati annullati da Trump

4) Un eventuale successo del golpe pilotato da Washington priverebbe Cuba di petrolio, e quindi d’energia

5) La Brecha, 4 janvier 2019.

6) Il riferimento è a José Marti, 1853-1895, il “padre della patria”.

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