NICARAGUA: PEGGIO CHE LO STATO D’ECCEZIONE

di Sergio Ramirez intervistato da Carlos Dada

Premio Cervantes nel 2017, lo scrittore Sergio Ramirez non vede vie d’uscita all’attuale crisi in Nicaragua. Ortega, dice, reprime ma non governa. I dirigenti delle manifestazioni degli scorsi mesi di aprile e maggio sono morti, in prigione o in esilio: di leaders politici non ce ne sono, ma autorità morali. Ed aggiunge che “mai, nella storia del Nicaragua ci son stati cambiamenti civici senza ricorso alle armi”. Nell’agitazione permanente che conosce il Nicaragua dallo scorso 18 aprile, le scrittore Sergio Ramirez mantiene la capacità di distanziarsi intellettualmente da ogni nuovo sussulto dell’attualità della crisi per elaborare riflessioni con prospettive più profonde. L’uomo che governa il paese, Ramirez lo conosce particolarmente bene, essendo stato vice-presidente nel primo governo rivoluzionario presieduto da Daniel Ortega. Giornalista ed osservatore attento, i vizi della personalità del presidente li conosce. “E’ isolato”, dice. Otto mesi or sono, al momento in cui riceveva ad Alcalà de Henares il premio Cervantes (1), a Managua incominciavano le proteste studentesche e già cadevano i primi giovani ammazzati. “Che mi si permetta di dedicare questo premio alla memoria dei nicaraguegni assassinati in questi ultimi giorni in quelle piazze dov’erano scesi per reclamare giustizia e democrazia ed alle migliaia di giovani che, senza altre armi che i loro ideali, stanno lottando perché il  Nicaragua torni ad essere una repubblica”, disse allora. Più di trecentocinquanta morti, seicento prigionieri politici e migliaia di esiliati dopo, Ramirez crede che il suo paese stia attraversando la più grave crisi di tutta la sua storia. E ciò che l’aggrava, spiega, é l’assenza di volontà nella ricerca di soluzioni. Seduto nella libreria Hispamer, sede principale del festival letterario “Centroamerica Cuenta” (2),sospeso quest’anno a causa della crisi, il grande romanziere sembra molto pessimista. “Non ci sono vie d’uscita, non c’é nessuno a cui ricorrere”.

L’altro ieri spiegavi in televisione che questa é la peggior crisi della storia di questo paese. Ma, di crisi ce ne son state tante…

Si. Ci son stati i terremoti e l’uragano Mitch con la disarticolazione sociale che provocarono. Questi eventi toccarono il nervo centrale dell’economia. Il terremoto del ‘72 fu il colpo di grazia per Somoza (3). La rivolta liberale del ’93 fu un fenomeno rude, una rivolta durata solo pochi giorni. Ci sono poi stati gli interventi militari e la guerra di Sandino (4), tutto ciò nelle montagne da dove poi partì la guerra contro Somoza. Però ci furono soluzioni, passaggio di poteri, sforzi di pace. Oggi invece é l’assenza di volontà di trovare soluzioni che aggrava la situazione. L’economia si sta disarticolando mentre nessuno immagina un’uscita dalla crisi senza cambiamenti politici. I morti, i feriti, i prigionieri son tanti. Ai tempi di Somoza, i prigionieri politici non furono mai più di cento. Questo fa disperare di una soluzione. Daniel Ortega ha il potere ma non governa.

Come interpretare l’offensiva contro la stampa e la messa sotto tutela della redazione di Confidencial (5)? Dimostrazione di forza del governo o di debolezza?

Di debolezza. Un governo forte non ha bisogno di prendere il controllo dei mezzi di comunicazione. E’ una misura difensiva.

Ed il fatto che non si fondi nemmeno su basi giuridiche?

E’ peggio che lo stato d’urgenza nella misura in cui, qui, anche se non é stata sospesa nessuna delle libertà fondamentali, non esiste nessuna garanzia per l’esercizio dei diritti di riunione, d’espressione diopinione e per l’inviolabilità della posta e del domicilio. Non ci sono né sicurezza, né diritti per nessuno perché, qui, i diritti nascono dall’arbitrario. La polizia obbedisce ad Ortega; i pubblici ministeri ed i tribunali sono collusi con il sistema. Il giudice é orteghista, i magistrati pure. Non ci sono possibilità di ricorso.

E, allora, che opzioni restano?

E’ proprio la ragione per la quale dico che à la peggior crisi che il paese abbia attraversato. Non ci sono vie d’uscita visibili. Ortega si sta impuntando. Io non so se voglia negoziare, però so che non ha consensi nella società e che dipende da una specie di cerchia di ferro convinta di poter governare per sempre. In queste condizioni, le possibilità che resti sono minime. Dovesse aprire negoziati, perderebbe il sostegno di questa cerchia perché negoziare implica la possibilità di cambiamenti politici. E quindi anche l’ipotesi di perdere il potere. Qua, se si apre una porta, la gente scende in piazza.

E la repressione?

La prova del suo fallimento é che Ortega non ha avanzato d’un pollice. Non ha rimediato maggiori consensi né presso le imprese private, né nella società, né negli Stati Uniti ed ancor meno nella base sandinista che s’é, pure lei, rivoltata. Reprimere non é governare.

Ma, in un modo o nell’altro bisognerà pure uscire da questa crisi

Si, ma il problema é quando: fino a quando Ortega saprà resistere.

Dicesti alcuni mesi fa che a Ortega una pensione dorata non interessa, che la sua ossessione é il potere.

Questo é un problema in più. E’ la sua incapacità di immaginarsi in un altro ruolo che quello di detentore a vita del potere. E’ grave ed esprime l’isolamento nel quale vive quell’uomo.

Sembrerebbe che ci siano due paesi. Chiudono nove NGO (6) e due organi di informazione senza che i media governativi ne accennino minimamente…

E’ questo il loro mondo falso. Pensa al linguaggio. Rosario Murillo (7) dice che é con amore che sta lottando contro i traditori. Ma cosa vuol dire? Che stanno reprimendo amorevolmente? Il discorso é chiarissimo. La definizione del “traditore” é arbitraria, é la sua propria. E per lei, un traditore, di diritti non ne ha. Però, nella misura in cui solo la repressione ti tiene in piedi, il sospetto nei confronti dei membri della tua cerchia ravvicinata va aumentando.

Fino a quando questi ultimi sopporteranno la situazione prima di cedere alla seduzione che esercitano gli Stati Uniti perché tradiscano? Ma, di membri del FSLN alla ricerca di altre vie d’uscita e che potrebbero fungere da interlocutori non ce n’é?

Si, però non hanno alcun potere. Li hanno scartati o ridotti al silenzio. La demoralizzazione é immensa. Negli anni ottanta c’era una sorte di mistica, una causa: il sandinismo. Oggi, una cosa del ​genere non c’é più. I reduci di quella mistica continuano a dire, senza però un fondo ideologico, che é in corso un tentativo di colpo si stato.

Pochi mesi fa, grande era la forza delle manifestazioni contro la repressione e la speranza che portassero a veri cambiamenti, molto forte. Cos’é successo da allora?

Nella storia del Nicaragua, non ci sono mai stati cambiamenti di regime senza ricorso alle armi. Questa rivolta invece si é sempre voluta come espressione di una resistenza civile, pacifica, però, visto che mai la si aveva sperimentata, mancava l’esperienza. Qui, quello che c’é, é l’esperienza guerrigliera. E quindi, tutto é stato fatto con grande improvvisazione. In aprile e maggio, molti credevano di vivere in un paese che non é questo, un paese dove la forza delle manifestazioni sarebbe stata presa in considerazione, rispettata, come se avessero marciato a fianco di Martin Luther King. C’erano già duecento morti, però la gente continuava a manifestare portandosi dietro i figli, i bambini. Io, alla manifestazione del 30 maggio ci ho portato i nipotini. Quel giorno ci furono venti morti. Il regime s’era preparato per una repressione massiccia mentre la gente, a questo non era preparata. Chi poteva ha incominciato ad andarsene all’estero convinto che, qui, di alternative non ce ne sono. Non c’é nessuna forma di organizzazione clandestina di protezione. La maggior parte dei leaders son morti, o in prigione, o in esilio. Però la popolazione non é demoralizzata. La sua volontà rimane intatta. Hanno disarticolato la direzione, ma non la volontà della gente.

E oggi, chi é che fa autorità in questa resistenza?

Sono più autorità morali che politiche, come Vilma Nuñez, militante per la difesa dei diritti umani, che é una vera e propria istituzione in questo paese (8). O come Carlos Fernando Chamorro (9) o l’imprenditore Michael Haely. La gente non sta cercando leaders politici. La cosa non é d’attualità. Ciò di cui abbiamo bisogno sono autorità morali. Fra loro ci sono pure Monsignor Silvio Baez e Monsignor Alvarez (10).

E, in questa crisi, come si posiziona l’esercito?

Credo che l’esercito resti nei limiti della stabilità politica del paese. Al contrario della polizia, non ha fatto atto di vassallaggio nei confronti del regime. E’ su di lui che bisognerà contare, non per un colpo di stato, che non é per niente auspicabile, ma per garantire una certa stabilità e facilitare i cambiamenti.

Sembra anche evidente che, contrariamente a quanto potrebbero augurarsi alcuni, la soluzione non può venire da un intervento dall’estero.

Sarebbe una vera sciocchezza. A volte, quando la gente é disperata incomincia a fantasmare sul ruolo degli yanquis. Se il governo degli Stati Uniti impone sanzioni ed applica la legge Magnitisky, é un affare che concerne loro ed il governo Ortega, ma non é la rotta che il paese deve seguire.

E i paesi dell’America centrale?

Sono molto diversi fra loro. I governi dell’Honduras e del Guatemala non sono dei modelli esemplari. Il governo del Salvador non dirà niente per via delle simpatie da lui stabilite da tanto tempo con il governo Ortega. Resta il Costa Rica, un paese democratico che non può accettare quanto sta succedendo qua. Però, cosa possiamo aspettarci?

(traduzione dallo spagnolo e note di P. Gilardi)

(1) Il premio Cervantes é la più importante riconoscenza letteraria in lingua spagnola. E’ attribuito, dal 1976, dal ministero della cultura dello stato spagnolo e conta, fra i suoi laureati, scrittori di grandissima fama quali Alejo Carepentier e Carlos Fuentes. Sergio Ramirez l’ha ottenuto nel 2017.

(2) Festival annuale di letteratura latino americana istituito a Managua dal 2013 su iniziativa di Sergio Ramirez.

(3) Il 23 dicembre del 1972, un potente terremoto distrusse l’80% degli stabili della capitale, Managua. Ci furono più di 10’000 morti e 300’000 sfollati. Gli aiuti internazionali per la ricostruzione furono sistematicamente dirottati verso i conti privati della famiglia del dittatore Somoza e dei componenti della sua clicca. Ciò contribuì ad esasperare il malcontento popolare e favorì la riunificazione del Fronte sandinista di liberazione nazionale – allora scisso in tre tendenze, di cui la terza, diretta dai fratelli Ortega – che prese la direzione della lotta armata, che divenne più intensa e permise il rovesciamento di Somoza il 18 luglio del 1979. Daniel Ortega, la cui liberazione dalle galere di Somoza fu negoziata contro il rilascio di una trentina di ostaggi – fra i quali un ministro e l’ambasciatore del Cile di Pinochet – fatti prigionieri dal FSLN, divenne presidente del governo rivoluzionario, la giunta di ricostruzione nazionale, composto da tre sandinisti – di cui Sergio Ramirez – e due rappresentanti della borghesia nazionale, fra i quali Violeta Chamorro.

(4) Nel 1926, Augusto Cesar Sandino insorse contro la subordinazione del governo nicaraguense agli Stati Uniti che, dal lontano 1912, controllavano la politica del paese tramite la presenza di forti contingenti di marines. Fu proprio nel 1926 che gli Stati Uniti imposero alla testa del paese un loro fantoccio, il generale Moncada. E’ da quel momento che Sandino prende la armi e costituisce delle forze di liberazione nazionale. Allorché la borghesia locale s’accontenta delle briciole lasciatele dagli yankees, le popolazioni povere, i contadini in particolare, conoscono una situazione difficile che la crisi del 1929 renderà drammatica. E’ così che si formano le condizioni per l’adesione di migliaia di loro all’esercito di Sandino che, dopo aver costretto il governo statunitense a ritirare le truppe, deporrà le armi nel 1933. Cesar Augusto Sandino sarà proditoriamente assassinato, il 21 gennaio del 1934 dopo un incontro-pretesto con il presidente Sacasa.

(5) Da inizio dicembre, la stampa “dissidente” é privata delle possibilità materiali di esistere in quanto non é più rifornita ne’ di carta, ne’ d’inchiostro. Quanto al portale di informazione Confidencial, diretto da Carlos Fernando Chamorro, i suoi locali sono stati vandalizzati e chiusi da squadracce pro-governative nella settimana prima dello scorso natale.

(6) Il 12 dicembre, l’Assemblea nazionale ha soppresso, su domanda del ministero degli interni, lo statuto legale dell’emblematico Centro nicaraguense dei diritti umani creato nel 1990 e presieduto da Vilma Nuñez. Sulla scia, altre NGO hanno perso il loro statuto legale.

(7) Rosario Murillo é la moglie di Daniel Ortega. Già portavoce del governo e più tardi ministra, Rosario Murillo ricopre attualmente la carica di vice-presidente.

(8) Vilma Nuñez, già militante sandinista, ha rotto con il FSLN nel 1990 quando ha assunto la difesa della figlia adottiva di Daniel Ortega, stuprata dallo stesso Ortega all’età di undici anni. E’ diventata una vera referenza morale in Nicaragua in quanto direttrice del Centro dei diritti umani.

(9) Direttore di Confidencial, Carlos Fernando Chamorro, discendente di una dinastia politico-mediatica della destra nicaraguense, é il figlio di Pedro Joaquim Chamorro che fu direttore de La Prensa prima di essere assassinato dagli sgherri di Somoza nel 1977 e di Violeta Chamorro, eletta presidente, contro Ortega, nel 1991 e che lo restò sino alla fine del suo mandato, nel 1996.

(10) Rispettivamente, arcivescovo ausiliario di Managua e vescovo di Matagalpa, i due prelati si sono schierati chiaramente contro la repressione e hanno a più riprese denunciate le nefandezze delle forze di polizia.

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