BRASILE: UN BALZO INDIETRO

di Paolo Gilardi

Brasile: la Bibbia e la Costituzione…

… sono, nell’ordine, i due testi ai quali il capitano Bolsonaro intende giurare fedeltà quale presidente eletto del quinto paese più popoloso del mondo, il Brasile.

Scontata, la sua vittoria – con un margine meno impressionante di quanto si poteva temere – non é l’ennesima peripezia politica brasiliana: é un balzo indietro dalla portata dirompente.

Lo é, dirompente, prima di tutto in virtù delle contro-riforme che il nuovo governo applicherà accelerando quelle, in materia di educazione, di salute pubblica, di diritti lavorativi, iniziate da Dilma Roussef durante il suo secondo mandato (mai finito) e approfondite poi dall’usurpatore Temer.

Le professioni di fede liberiste di Bolsonaro non autorizzano in merito alcuna speranza, per minima che sia: sistema pensionistico e i diritti dei lavoratori sono nel mirino. Così come lo sono i programmi di aiuti pubblici di cui  Bolsonaro vorrebbe condizionare il versamento secondo criteri morali – eccola qua, la Bibbia!

Per esempio, il versamento degli aiuti di Bolsa familia potrebbe essere condizionato dall’impegno a sottoporsi a vasectomia da parte di padri di famiglia con più di tre figli allo scopo di evitare di averne “troppi”; allo stesso modo,  il consumo di droghe, la piccola delinquenza o pratiche sessuali considerate “immorali” dai predicatori evangelisti potrebbero legittimare la perdita del diritto agli aiuti pubblici.

Dirompente, la vittoria del capitano nostalgico lo sarà per la vita della gente delle grandi città e dei loro quartieri più poveri (quelli abitati in maggioranza da afro-discendenti) con un presidente che lascerà sciolte le briglie alla polizia militare. L’annunciata  generalizzazione alle grandi città l’esperienza di militarizzazione di Rio, sottoporrebbe milioni di persone ad uno stato d’emergenza permanente e … costituzionale.

Tale rafforzamento del controllo militare sulle “classi pericolose” trova riscontro nelle campagne, fungendo da legittimazione al ricorso da parte dei grandi proprietari fondiari a bande armate – spesso formate da poliziotti mal pagati – per combattere, ed anche abbattere, i contadini senza terra o quelli che le occupano.

Con il pretesto di combattere la violenza (che fiorisce dal letame che é la miseria) é l’inasprirsi di una violenza istituzionale senza limiti che il nuovo governo svilupperà con l’impunità garantita – e l’insabbiamento dell’inchiesta sull’assassinio di Mariele Franco é significativo.

Di fronte a tale dirompenza, la convergenza delle organizzazioni sociali e della sinistra nelle lotte difensive é vitale. Già nella notte dopo l’elezione di Bolsonaro, il portale di sinistra  esquerra online invitava alla costituzione di un necessario fronte unico delle forze di sinistra (PT, PCB, PsoL, PSTU), dei movimenti sociali, dei sindacati, degli studenti, e delle donne per organizzare la resistenza al governo Bolsonaro.

Malgrado la sconfitta elettorale, la costruzione di una tale resistenza resta possibile: il milione e passa di donne scese in piazza il 29 settembre contro Bolsonaro ne é la prova. Con una differenza capitale però: il capitano é oramai presidente e può, in quanto tale, imporre la sua politica.

L’urgenza rende ancor più necessaria la costituzione di un fronte unico che risponda ai bisogni della maggioranza degli/lle sfruttati/e e oppressi/e. Con la difesa intransigente dei loro diritti come asse fondante, e non la Bibbia o la Costituzione borghese.”

Paolo Gilardi

29 ottobre 2018

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