BRASILE: PERCHE’ BOLSONARO VA AVANTI?

di Jeferson Miola

Malgrado le imponenti manifestazioni di donne brasiliane che all’insegna dello slogan “#Ele Não!”, lui no!, hanno invaso in centinaia di migliaia le piazze il 29 settembre scorso, due sondaggi d’opinione pubblicati il primo e il due ottobre, confermano il rafforzarsi delle intenzioni di voto in favore dell’ex militare ed esponente dell’estrema destra, Jaïr Bolsonaro.

Parallelamente, dopo una crescita rapida durante le due prime settimane di settembre, le intenzioni di voto in favore di Haddad, il candidato designato da Lula, ex sindaco di San Paulo ed ex ministro dell’educazione di Lual e Dilma.

E, fatto ancor più grave, i consensi in favore del candidato fascista – un cui collaboratore ha proposto di condizionare il versamento degli aiuti del programma “Bolsa familia” all’accordo dei beneficiari di subire una vasectomia – fra gli strati più poveri della popolazione.

A pochi giorni dal primo turno delle elezioni in Brasile il 7 ottobre – il secondo turno dovrebbe aver luogo il 26 – Jefferson Miola, coordinatore esecutivo del 5° Social Forum, analizza le ragioni che possono far temere l’elezione del candidato dell’estrema destra.

Malgrado una fede più che discutibile nell’impegno del PT, il suo articolo mette particolarmente in evidenza il fatto che il rifiuto delle seppur insufficienti misure sociali promosse o proposte dal PT resta il cemento delle destre brasiliane, pronte nel nome dell’antipetismo a lasciar eleggere un militare fascista…

P.G.

Haddad e la matematica dell’antipetismo

I due fenomeni più importanti messi in luce dal sondaggio Ibope del primo ottobre sono l’interruzione della crescita delle intenzioni di voto in favore di Haddad e la resistenza di Bolsonaro che gli permette di continuare a fare la corsa in testa. I risultati di un secondo sondaggio, quello di Datafolha del 2 di ottobre confermano questi dati.

Se si esaminano attentamente le inchieste d’opinione realizzate dopo il 20 agosto, giorno in cui Lula figurò per l’ultima volta nei sondaggi, si constatano le seguenti realtà:

  • Il 20 di agosto, Lula raccoglieva il 37% dei consensi e poteva anche essere messa in conto una sua possibile elezione già al primo turno. Il totale dei voti dei vari schieramenti “non-antipetisti” (Lula, Ciro Gomes del PDT, Guilhermo Bolos del PsoL e Vera Lucia del PSTU) raggiungeva il 43% mentre i candidati antipetisti, quelli per i quali l’antipetismo é la ragion d’essere primordiale toccavano appena il 35%.
  • La prima simulazione dopo l’investitura di Haddad quale sostituto di Lula il 20 agosto lo faceva piombare al 4% delle intenzioni di voto. I voti “non-antipetisti” cadevano così al 15% mentre quelli antipetisti raggiungevano d’un colpo il 46%, un livello che mantengono tutt’oggi.
  • Dalla terza di settembre in quà, era oramai cristallizzato lo scenario che conosciamo oggi e cioé una situazione polarizzata tra Haddad e Bolsanero che rende più che remota l’idea del passaggio al secondo turno di un altro candidato ed ancor più lontana quella di un candidato altro da loro capace di vincere il 26 di ottobre.
  • Da allora, Haddad stagna attorno al 21% ed i voti cumulati delle forze non antipetiste si situa tra il 32 ed il 34%. E Haddad non é più stato in grado di proseguire secondo il ritmo precedente di quasi l’1% in più al giorno.
  • Da parte sua, Bolsonaro si mantiene stabile attorno al 28-30%, mentre i voti antipetisti si sono stabilizzati tra il 48 ed il 51%.

Tutto ciò evidenzia molte cose.

  • Prima di tutto, é la conferma del fatto che il silenzio e la proibizione di comunicare imposti a Lula stanno avendo l’effetto previsto dalla dittatura Globo-Lava Jato (1). Mantenere Lula in prigione, senza possibilità di comunicare con la popolazione é la strategia elettorale del regime. La censura delle interviste di Lula e le manovre dei giudici Fux e Toffoli (2) per ridurlo al silenzio sono la trave portante di tale strategia.
  • Senza Lula, Haddad non ha beneficiato dello spostamento sulla sua persona delle intenzioni di voto per Lula, mentre i non-antipetisti non ritrovano il 43% del 20 agosto.
  • Poco importa invece all’establishement che Bolsonaro rappresenti una tragedia per il Brasile, l’essenziale é di impedire in qualsiasi modo il ritorno del PT al potere. L’antipetismo é dunque, per le classi abbienti, il filo a piombo dell’elezione.
  • E’ stato efficace il terrorismo antipetista largamente messo in scena dai media, con Globo alla manovra, dalle chiese neo-pentecostali, dalle reti “sociali”, dal potere giudiziario ecc. L’operazione del giudice Sergio Moro che incolpa Lula sulla base della delazione fraudolenta di Antonio Palocci (3) – e che fa parte della sporca guerra contro Lula – sembra aver oramai incominciato a sporcare pure Haddad.
  • D’altro lato, la prestazione di Bolsonaro sorprende: supera tutte le proiezioni sin qui fatte. Resiste tanto alla mobilitazione di massa del movimento #EleNão come agli attacchi sferrati contro di lui dal leader del PSDB, Gerardo Alkmin (4).
  • Il candidato fascista approfitta dell’odio contro il PT che Globo nutre per favorire il “tucanato” (5) occupando questo spazio che Globo ha cercato di creare per Alkmin.

Le principali tendenze per il primo turno sono così definite. Durante quest’ultima decisiva settimana, Globo e Lava Jato faranno ancora tutto quanto in loro potere per promuovere atti di terrore allo scopo di indebolire il risultato di Haddad al primo turno, neutralizzando l’abituale sussulto sulla dirittura d’arrivo dell’elettorato del PT.

I recenti sondaggi non rivelano grandi novità, riflettono una realtà che si sta confermando e cioé che la scadenza elettorale continua ad essere polarizzata tra consolidazione del golpe e restaurazione della democrazia, tra progressi e conquiste popolari e regressi della civilizzazione, tra Bolsonaro e Haddad.

Il clima attuale prefigura quelli che saranno i termini di un secondo turno molto teso che dovrà sciegliere tra due destini radicalmente opposti per il Brasile: o vince la civilizzazione, o vince la barbarie neoliberista nella sua versione razzista, autoritaria e misogina, in fin dei conti, nella sua versione fascista.

 TV247 jornal digital, 3 ottobre 2018

Note

(1) Globo, lapiù grande e potente rete televisiva da lungo impegnata a combattere il PT. Lava Jato, Lava pulito, è il nome dell’operazione “mani pulite” lanciata con l’assenso del governo di Dilma Roussef e che ha fatto di Dilma stessa e di lula le vittime illustri.

(2) D. Toffoli e L. Fux sono rispettivamente presidente e vice-presidente del Tribunale Supremo Federale.

(3) E’ infatti sulla base della “confessione” dell’ex ministro Antonio Palocci che il giudice Moro ha confermato il 13 settembre scorso la colpevolezza di Lula.

(4) Quattro volte governatore della Provincia di San Paulo, Gerardo Alkmin è presidente del Partito della socialdemocrazia brasilian, il PSDB dell’ex-presidente F.H. Cardoso e candidato alla presidenza del paese.

(5) Tucanos è il nome dato al PSDB.

Traduzione e note di Paolo Gilardi

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