BIN SALMAN, TRUMP, ERDOGAN E L’ASSASSINIO DI KHASHOGGI

di Gilbert Achcar

Senza il sostegno di Jared Kushner, il Principe ereditario Mohammed Bin Salman, dopo l’assassinio di Khashoggi, sarebbe stato già sostituito.

Nella storia non ci sono state molte situazioni come quella che stiamo vivendo da diversi giorni: ogni persona sensata è convinta della responsabilità personale del principe ereditario dell’Arabia Saudita nell’orribile assassinio di Jamal Khashoggi, ma nessuno Stato osa rivelare questo segreto di Pulcinella per paura di perdite economiche nel caso in cui Mohammed Bin Salman non dovesse pagare questo passo falso e conservasse le redini del Regno dei Saud.

Tutti sono persuasi che il giovane Mohammed non sia all’altezza del suo ruolo

Nessun membro della famiglia regnante, tra cui i figli e i nipoti di Abdel-Aziz, ha osato divulgare la verità e invitato pubblicamente Re Salman a rimuovere suo figlio dal ruolo che occupa da oltre un anno quando non aveva ancora 33 anni. Tuttavia tutti sono convinti che il giovane Mohammed non sia all’altezza del suo ruolo, che oltrepassa quello di Principe ereditario arrivando fino alla pratica effettiva della funzione reale al posto del padre.

I fallimenti si sono accumulati dopo la sua nomina alla testa del Paese: l’assassinio di Jamal Khashoggi è il più noto di questi crimini e il dramma dello Yemen il più grave. Ha anche subito un insuccesso cocente nel tentativo di sottomettere il Qatar alla sua volontà.

Tutti i mass media hanno messo in evidenza i fallimenti di Bin Salman seguiti alle sue azioni sconsiderate e l’assassinio di Khashoggi è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il Principe ereditario non ha tenuto conto del fatto che gli atti che può permettersi un leader autoritario come Vladimir Putin non possono essere commessi altrettanto facilmente da un dirigente di uno Stato ostaggio degli Stati Uniti. Nessuno ha dubbi sulla responsabilità diretta di Putin nel tentativo di assassinio dell’ex spia russa in Gran Bretagna, ma questo caso non ha fatto traballare il trono del nuovo imperatore di Russia. Quest’ultimo non dipende da nessuno e controlla tutti gli gangli del potere. Ha nelle sue mani anche le redini di una potenza internazionale, che usa per sostenere, per esempio, la famiglia Assad.

L’Arabia Saudita resta un protettorato americano

Anche se le sue fortune sono considerevoli e il suo budget militare in questi ultimi anni è a livello mondiale secondo solo a quello degli Stati Uniti e a quello della Cina, cosa che parrebbe ridicola se non fosse che questo denaro derivato dal petrolio non dovesse andare a profitto dei Paesi arabi a cominciare dalla penisola arabica, il Regno Saudita resta un protettorato americano. Ciò è una base di invulnerabilità, ma anche di fragilità, a causa del tallone di Achille della potenza americana: gli Stati Uniti sono una democrazia, al contrario della Russia.

Il presidente americano non ha un potere assoluto come il suo collega russo o i nostri dirigenti arabi. È sottomesso al sistema di “sorveglianza ed equilibrio” costituzionale, al quale bisogna aggiungere il “quarto potere”, come vengono definiti i mass media per la loro grande influenza nella vita politica americana. Questo quarto potere, di cui Bin Salman non si è accorto che Khashoggi era uno dei collaboratori prediletti riguardo alle vicende del Golfo, ha impedito ai Trump di salvare Bin Salman dalla vicenda malgrado gli sforzi del genero del presidente americano, Jared Kushner, illustre rappresentante della destra sionista a Washington.

Perché l’assassinio di Khashoggi è una catastrofe per Israele?

Tre giorni fa, il Financial Times ha scritto quanto segue: “una persona vicina a Trump ha dichiarato che Jared Kushner, genero e consigliere del Presidente, era ossessionato dall’idea di salvare i legami esistenti tra l’amministrazione e il Principe Mohammed Bin Salman dopo questo evento. Kushner ha stretto dei legami personali con il Principe Mohammed dall’arrivo al potere dell’amministrazione Trump e conta sull’aiuto dell’Arabia Saudita per regolare il conflitto israelo-palestinese”. Lo stesso giorno il quotidiano israeliano ha pubblicato un articolo di Daniel Shapiro, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, dal titolo “Perché l’assassinio di Khashoggi è una catastrofe per Israele?”. La riflessione di Shapiro si basa su quest’argomento: “Per Israele, questo terribile evento indica che il nuovo asse in Medioriente che si è sforzato di promuovere, ossia un’alleanza tra Israele e i Paesi arabi sunniti con gli auspici degli Stati Uniti contro l’Iran e i jihadisti sunniti, non è realizzabile”.

Occorre alzare la posta per salvare la pelle al Principe saudita

Se Donald Trump, incoraggiato dal genero, non avesse taciuto riguardo il Principe ereditario dell’Arabia Saudita, quest’ultimo sarebbe già caduto. Il Re sarebbe stato obbligato ad abbandonare il figlio se avesse perso l’appoggio di Washington, tanto più che si è attirato l’odio del resto della famiglia reale e ha perso la fiducia dei più stretti collaboratori dopo averli trasformati in capri espiatori del suo avventurismo dopo che è emersa la loro implicazione nell’assassinio Khashoggi. La domanda che ora si impone è quella di sapere se Kushner e suo suocero Trump possano continuare a coprire Bin Salman e salvarlo dalla caduta politica, mentre i mass media americani svelano giorno dopo giorno i dettagli dell’assassinio. Questi dettagli provengono dai servizi segreti americani o sono offerti col contagocce dal governo di Rajeb Tayeb Erdogan, cosa che lascia pensare si voglia alzare la posta per salvare la pelle del Principe saudita.

Sognavano coloro che pensavano che il Presidente turco avrebbe rivelato “tutta la verità” nel suo discorso di martedì, come aveva promesso. Erdogan si è accontentato di confermare ciò che già si sapeva e di chiedere che i colpevoli siano processati in Turchia, sapendo molto bene che il Regno non li consegnerà mai, esattamente come lui non consegnerebbe dei cittadini turchi all’Arabia Saudita nella situazione inversa. Come sua abitudine, Erdogan ha fatto il fanfarone di fronte ai suoi sostenitori come ha fatto ieri con Putin e come fa il suo omologo americano quotidianamente davanti ai suoi. La verità attende sempre di essere rivelata ufficialmente mentre la stampa americana, che costituisce la minaccia principale per Bin Salman, continua a far pressione perché paghi il conto.

Pubblicato da Al Quds Al Arabi  23 ottobre 2018

Gilbert Achcar, di origine libanese è docente presso il SOAS, Università di Londra

Traduzione di Cinzia Nachira dalla versione francese pubblicata il 25 ottobre dal sito:  HYPERLINK “http://actuarabe.com/le-gendre-de-trump-fait-tout-pour-sauver-ben-salman/” http://actuarabe.com/le-gendre-de-trump-fait-tout-pour-sauver-ben-salman/

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