XI JINPING & MERKEL SULLA VIA DELLA SETA

di Joseph Halevi

Qualche giorno fa il giornale Ha-aretz ha riportato dandovi grande risalto che il governo israeliano ha consegnato alla Cina la gestione per 25 anni del porto di Haifa – cui sono attaccate le installazioni dei sottomarini nucleari israeliani. L’articolo informa inoltre  che un accordo analogo é stato raggiunto per la gestione del porto di Ashdod ad una trentina di chilometri a sud di Tel Aviv. In tal modo i due maggiori porti israeliani e sicuramente i più tecnologicamente avanzati nel Mediterraneo meridionale, sono ora in possesso cinese probabilmente come tasselli della nuova ‘via della seta’ nota in inglese come strategia della One Road-One Belt. Mi vorrei soffermare sul potenziale significato di tale strategia.


Sono abbastanza convinto che il capitalismo mondiale come sistema abbia oggi bisogno di ossigeno. Non può continuare a correre su attività cartacee benché espresse in forma di bit elettronici afferenti ad operazioni di hedging e cose simili.  Il capitalismo necessita di attività reali senza le quali l’accumulazione finisce per diventare un castello di carte. George Stiglitz nel sua recente libro sull’Euro ha avuto perfettamente ragione nel sottolineare come le cose non vadano bene nel mondo capitalistico preso nel suo insieme.  

Ecco come io vedo la situazione. L’Europa é una palude, anche la Germania ha un tasso di crescita basso e la dinamica di quello procapite non é certo strabiliante. Il Giappone é in una situazione assai statica e sta perdendo popolazione. Sul piano economico il Giappone é diventato un percettore di rendite finanziarie. Infatti la sua bilancia commerciale dal livello fortemente attivo di alcuni anni fa é passata ad un saldo negativo o a degli attivi insignificanti. Tuttavia l’insieme dei conti correnti con l’estero é fortemente attivo grazie al rimpatrio dei profitti da parte delle filiali estere delle multinazionali nipponiche. Tutto ciò senza che in Giappone vi siano grandi prospettive di investimento. Ne consegue che la maggioranza di questi profitti rimpatriati finisce nelle attività cartacee delle banche nipponiche, tra le quali figura anche l’acquisto di buoni ed obbligazioni statunitensi. L’unica reale grande area di crescita economica  é rappresentata dagli Stati Uniti, cosa che é del tutto insufficiente per l’insieme del mondo capitalista. 


Quanto appena scritto mi porta a pensare che qualora l’iniziativa cinese circa la ‘nuova via della seta’ si realizzasse nelle sue svariate articolazioni – oltre che a comprare la gestione di porti mediterranei – essa potrebbe tradursi nell’unico vero grande stimolo di accelerazione per gli investimenti. In particolare l’impatto sugli investimenti potrebbe risultare notevole nello sviluppo dell’asse che va dalla Cina al Kazakhstan, Russia e Polonia nonché in quello che sempre dalla Cina e dal Kazakhstan collegherà la Russia alla Turchia per sfociare sul versante europeo. La dimensione pubblicizzata dei progetti é tale da poter portare alla creazione di nuovi poli di sviluppo e richiederebbe la ricostruzione infrastrutturale ed industriale di intere zone in Russia per non parlare del Kazakhstan. In questi progetti la Cina si porta dietro le grandi imprese tedesche, come ha già fatto in occasione di molti mega-progetti interni – basta pensare alla ferrovia che collega Pechino a Lhasa capitale del Tibet in cui hanno partecipato aziende come la Siemens. A sua volta le imprese tedesche tireranno dentro le aziende svizzere, austriache ed anche del nordest italiano che fanno parte del bacino di subappalto e di fornitura di tali grandi imprese. Infine, l’Olanda con la sua mostruosamente estesa economia logistica vi parteciperà in pieno. Un ruolo cerniera importantissimo verrà ricoperto dai paesi del gruppo Viségrad sia perché sono il primo sbocco europeo dell’asse Cina-Kazakhstan-Russia, sia perché sono ormai dei fornitori altamente integrati alla produzione industriale della Germania e dell’Austria. Se lo scenario appena tratteggiato é minimamente accettabile, mi pare chiaro che la Francia sia alquanto tagliata fuori e quindi il suo ruolo sarà quello di mercato di sbocco con poche prospettive riguardo la disoccupazione. La Francia non ha la logistica olandese, né possiede i macchinari di nicchia della meccanica italiana. Inoltre l’industria del macchinario pesante francese é o mezza morta oppure del tutto irrilevante in quanto bloccata sul settore militare. La Francia é dotata di un ampio sistema militar industriale che in questo caso non la porta molto lontano. La questione é se queste strategie fondate su Cina-Russia-Germania possano aggirare il problema ucraino. Dato che la Polonia ha molto interesse nello sviluppo di tale strategia, alla fine si adopererà per l’inclusione dell’Ucraina. 

La mia opinione é che gli aspetti strutturali della strategia cinese siano reali anche se gli orizzonti temporali non mi sono molto chiari. In ogni caso in essa risiede il futuro dell’Europa del bacino germanico. Le istituzioni dell’UE, grazie anche all’azione di paesi come Germania e Francia, sono assolutamente incapaci di stimolare gli investimenti. In questo campo la loro paralisi é totale e di natura patologica.

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