VERSO UNO STATO AUTORITARIO

di Thomas Casadei

Perché il caso della nave Diciotti apre la via a uno Stato autoritario

Salvini priva persone di libertà ma può farlo solo la magistratura, non un governo: è in pericolo la democrazia stessa.

La vicenda della nave della Guardia Costiera Italiana “Diciotti”, fermata al porto di Catania per giorni con il suo carico inizialmente di 177 persone e con i suoi uomini d’equipaggio, può essere esaminata sotto diversi profili, comunque strettamente collegati tra loro.

Le norme giuridiche violate
Uno prettamente giuridico: a tutti è impedito l’esercizio della loro libertà di movimento, a una parte considerevole la richiesta di asilo, con l’evidente violazione delle norme poste a tutela dei minori dalle leggi dello Stato, nonché dei principi fondamentali della Costituzione, il rispetto della quale è impegno “giurato” da ministri e membri del governo.
La vicenda, purtroppo, non si chiude con il permesso allo sbarco ma permane nella sua urgente necessità rispetto alla permanenza a bordo di uomini e donne in condizioni assolutamente indegne.
Come ha affermato il Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà personale, Mauro Palma: “Le persone a bordo della nave si trovano in una condizione di privazione della libertà di fatto: senza la possibilità di libero sbarco e senza che tale impossibilità di movimento sia supportata da alcun provvedimento che ne definisca giuridicamente lo stato. Ciò potrebbe configurarsi come violazione dell’articolo 13 della Costituzione e dell’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Nessun Governo ha il diritto di limitare la libertà personale
Un altro profilo è di carattere istituzionale: come ha fatto opportunamente notare la Camera penale di Catania con una presa di posizione molto netta, “può un Governo comprimere la libertà personale al di fuori delle prerogative che la Carta Costituzionale e le stesse norme di legge attribuiscono alla Magistratura? Può l’ordine di un Ministro sostituire un provvedimento giudiziario che per essere conforme a legge deve essere emesso nel rispetto delle norme che impongono l’obbligo di valutare e motivare e riconoscono a ciascuno il diritto di difesa e di assistenza tecnica? Può un Governo, anche se sorretto dalla volontà popolare, violare norme e principi che sono il fondamento di ogni convivenza civile?”
Nessun Governo può arrogare a sé il diritto di limitare la libertà personale di un individuo; tale compito spetta solo ed esclusivamente all’autorità giudiziaria attraverso un provvedimento motivato e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Permettere che questo accada, oggi, mette in pericolo lo Stato di diritto e apre, ancor più pericolosamente, la via ad uno Stato autoritario.
Fin dall’antichità, uno dei criteri fondamentali per distinguere il “buongoverno” dal malgoverno (e quindi i buoni dai cattivi governanti) è il rispetto della legge. Dove non c’è il “governo della legge” ci sono l’arroganza e la violenza degli uomini.

Salvini si sottrae ai limiti della legge: è un pericolo democratico
I qui veniamo al terzo aspetto, quello politico e comunicativo (secondo uno schema ormai consolidato dove la comunicazione istantanea diviene atto politico): il ministro dell’Interno Salvini, seguendo una strategia rodata, impone scelte e al tempo stesso le questioni al centro dell’agenda politica con azioni comunicative, come è tipico dei capi carismatici. Procedure, atti, i dispositivi stessi della catena di comando vengono bypassati per determinare prese di posizione che mirano a creare consenso politico per la sua figura.
Vietare gli sbarchi, prendere posizione contro l’Europa, “mostrare i muscoli” fanno parte di una strategia dell’uomo forte che si è palesata in questi mesi in più occasioni ma che con il caso della nave Diciotti è diventata emblematica.
L’uomo forte che si sottrae ai vincoli del governo della legge è sempre stato un pericolo per le democrazie.
Va dunque contrastata la possibilità che un uomo al comando violi, abusando del suo potere, la Costituzione e le regole del diritto internazionale. Il diritto deve fare il suo corso e le figure preposte è giusto che agiscano secondo le procedure previste.
Chi ha a cuore Stato di diritto, Costituzione della Repubblica democratica, diritti umani e – prima di tutto – vita e salute delle persone si sta mobilitando pacificamente in varie forme, non solo sui sociali ma con prese di posizione di carattere legale e manifestazioni pubbliche.
In gioco c’è la carne viva di esseri umani e, insieme, quella della democrazia costituzionale.

* Professore associato di Filosofia del diritto, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

tratto da: www.globalist.it

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