NICARAGUA: UNA NUOVA REPRESSIONE “PROGRESSISTA”

Dopo aver tentato di reprimere a colpi di AK47 le manifestazioni popolari contro la riforma delle pensioni – i morti si contano a decine – il governo di Daniel Ortega ha finito per annunciare il ritiro del progetto di riforma delle pensioni.

E mentre nella notte di sabato e domenica le “folle sandiniste”, gruppi armati formati ognuno da alcune centinaia di persone, attaccavano con armi da guerra la popolazione invadendo non solo i quartieri e l’università ma addirittura la cattedrale di Managua, Olmedo Beluche, sociologo e insegnante dell’università di Panamà, pubblicava il testo che segue e che ci é sembrato importante tradurre.

[red. Rproject]

Nicaragua: da condannare sia la repressione che le misure liberiste di Daniel Ortega!

di Olmedo Beluche.

Il governo di Daniel Ortega del partito FSLN ha incominciato a realizzare una riforma del sistema pensionistico che aumenta la parte del finanziamento prelevata sul reddito dei lavoratori (1) e riduce del 5% il montante delle pensioni, attuali e future, misure queste, più che suggerite dal Fondo monetario internazionale.

E’ per molto meno che, a Panama nel 2005, vi furono imponenti mobilitazioni e uno sciopero generale. Così come lo fu la nostra, é più che legittima la mobilizzazione degli studenti e dei lavoratori del Nicaragua contro la riforma che vorrebbe imporre il governo di Ortega. Queste massicce mobilitazioni sono state duramente represse e non sono mancati i morti. (2)

E’ questa la vera faccia del cosiddetto “progressismo” latino-americano, di questi governi che si vantano di essere “rivoluzionari”, che chiosano spesso e volentieri di “socialismo” ma che, in pratica, mai oltrepassano i limiti fissati dal sistema capitalista. Di fatto, sull’insieme del continente, la crisi del “progressismo” é quella del riformismo borghese incapace di vere misure socialiste in un ambito di crisi sistemica e di un tonfo dei prezzi delle materie prime.

Il sandinismo può pur sempre addurre a scusa l’esistenza di “cospirazioni” della destra e dell’imperialismo: la testa sulla ghigliottina se l’é messa lui stesso accettando di applicare le misure economiche che gli ordinava l’imperialismo (il FMI).

Di fronte a un riformismo borghese inconseguente ed ai progetti dell’estrema destra pro-imperialista, é ora di costruire delle vere alternative politiche, rivoluzionarie e socialiste.

Il socialismo non é la somma delle politiche pubbliche (i “trasferimenti”, come li chiama il FMI) finanziate grazie all’esportazione di materie prime, evitando così lo scoglio della proprietà capitalista. Il socialismo é partecipazione tramite gli organismi di potere popolare, il socialismo é democrazia, ed é nazionalizzazione del sistema bancario e del commercio estero.

Possiamo difendere Maduro contro la politica golpista degli Stati Uniti e della destra venezuelana; però c’é anche da dire che, come Ortega in Nicaragua, Maduro porta responsabilità nella crisi attuale, sia per quanto ha fatto che per quanto ha lasciato fare.

E tanto si può dire di Lula. Lo difendiamo, certo, contro la cospirazione delle destre che vuole impedirgli di partecipare all’elezione presidenziale. Sono però le sue politiche riformiste che hanno spinto le destre a sentirsi crescere le ali; é il suo stesso partito, il PT, che ha offerto al golpista M. Temer la vicepresidenza a fianco di Dilma Roussef.

Quanto sta succedendo oggi in Nicaragua deve essere guardato con moltissima attenzione dai veri rivoluzionari socialisti del continente: la posta in gioco é la costruzione di una vera alternativa della classe lavoratrice, perché non affondi con quei “progressisti” e riformisti inconsistenti che portano allo sbaraglio i movimenti antiliberisti iniziati da noi  da vent’anni in qua.

Note

1) L’aumento dei prelievi per finanziare le pensioni può in certi casi raggiungere il 22,5%

2) Si parla di decine di vittime e di tantissimi feriti.

Pubblicato il 22 aprile su www.jornada.unam.mx

Traduzione dallo spagnolo e note P. Gilardi

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