IL WSF A BAHIA: UN SOCIAL FORUM INCREDIBILE

di Paolo Gilardi

Il WSF a Bahia: Una situazione senza speranza, un forum incredibile …

Il 17 marzo, si è concluso a Salvador de Bahia, in Brasile, il 13° Social Forum Mondiale (WSF). E’ tornato nelle terre che hanno visto nascere il primo Social Forum Mondiale a Porto Alegre nel 2001 dopo le peregrinazioni che lo hanno successivamente portato in Africa, Asia, a Caracas, e due anni fa a Montreal.

Tuttavia il WSF  è tornato in Brasile in un contesto radicalmente diverso da quello di diciassette anni fa. Nel 2001 l’arrivo del Partito dei Lavoratori (PT) alla guida della grande città del Sud aveva suscitato forti speranze: con l’introduzione di quello che allora veniva chiamato il “bilancio partecipativo”, cioè, l’associazione degli abitanti dei quartieri nell’elaborazione di una parte del bilancio della città, é l’idea di “un altro mondo possibile” che sembrava prendere forma a Porto Alegre.

Quando la speranza si trasforma in disperazione

Sulla scia di tutto questo, il PT di Lula, l’ex operaio metalmeccanico, fu portato al governo; più a nord, in Venezuela, i lavoratori sconfissero il tentativo di colpo di stato contro Chavez; in Ecuador il governo progressista di Rafael Correia impose ai creditori internazionali di ridurre quasi la metà del debito estero, mentre in Bolivia, Evo Morales, ex minatore, divenne il primo presidente “al 100% nativo” di un paese dall’America Latina.

L’inversione oggi risulta essere spettacolare. La destra più liberista è arrivata al potere attraverso le elezioni in Cile e in Argentina. E mentre il governo di Correia non è riuscito a rompere con il modello estrattivo delle multinazionali, il suo successore si sta sforzando di sopprimere i progressi sociali fino ad oggi compiuti.

In Bolivia, Evo Morales si aggrappa al potere, mentre in Venezuela, il blocco internazionale, il crollo dei prezzi del petrolio, la burocrazia parassitaria al potere e le opposizioni di destra, più o meno golpiste, hanno fatto precipitare il paese nel marasma. Per quanto riguarda il Brasile …

Temer, fora!

Il governo del PT era tollerato dalla destra perché non attaccava direttamente i privilegi del padronato: é grazie al buon corso delle esportazioni che poté finanziare delle riforme che hanno davvero migliorato la vita dei più poveri, riforme però di cui faceva ricadere parte dei costi sui lavoratori stabili.

Ma, come ovunque nel cono Sud, lo sviluppo della crisi  é coinciso con un irrigidimento delle classi dominanti per le quali diventava urgente ricuperare le concessioni fatte durante il periodo precedente. Ed é così che, malgrado alcune riforme di ispirazione liberista fatte all’inizio del suo secondo mandato, Dilma Roussef –che é, per di più, donna! – é stata prima violentemente attaccata dalla destra e poi destituita con un colpo di stato parlamentare nell’agosto del 2016.

In quest’annata elettorale, poi, le classi possidenti si sono protette da un ritorno di Lula facendolo condannare a dodici anni di reclusione per fatti di … “corruzione”, una disciplina in cui per altro brilla la squadra di Michel Temer, l’usurpatore al potere.

È in questo quadro disperato, segnato anche dalla criminalizzazione del dissenso che si è tenuto il WSF. Paradossalmente é questo contesto che ha limitato la deriva del SFM, in corso oramai da tempo, verso una specie di fiera campionaria mondiale delle ONG. La durezza della situazione ha quindi contribuito a rendere questo WSF un momento di mobilitazione dei movimenti sociali brasiliani che, grazie a questo evento, hanno ritrovato una certa visibilità di cui i media brasiliani e la criminalizzazione li privano.

Giovani, donne, neri

Se è prudente astenersi da qualsiasi stima numerica, spesso rivelatasi del tutto fantasiosa, è invece utile sottolineare la composizione di questa massa di migliaia di partecipanti: è indiscutibile che la maggior parte fosse costituita da donne di tutte le età e da giovani, ragazzi e ragazze afro-discendenti.

E se, per gli/le habitué, il WSF di Salvador è stato, come sempre, uno strumento straordinario per tessere contati, per queste migliaia di donne e di giovani ha dato l’opportunità di una presa di coscienza della propria forza. Una consapevolezza sicuramente ancora molto fragile che non contribuiranno purtroppo a rafforzare gli errori di una certa sinistra “istituzionale” attiva nel Forum.

Disgustoso!

Fedele al principio criminale di identificazione con “il nemico del proprio nemico,” quest’ultima ha chiuso più di un occhio sui fallimenti dei progressisti latino-americani che vengono attribuiti, da Cuba al Venezuela, dall’Ecuador all’Uruguay, alla sola responsabilità dell’imperialismo. Questa “sinistra” s’é anche resa colpevole, sabato 17 marzo, di aver lasciato il rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran suscitare una standing ovation “in onore di quegli eroi che sono il Che … e l’ayatollah Khomeini”.

Le donne iraniane, proprio come i bambini siriani, apprezzeranno …

Migrare…  da un sistema all’altro

Se, fin dalla sua prima edizione, il FSM ha perso in visibilità, ha però prodotto e creato delle convergenze secondo certe tematiche. E’ il caso della rete Espacios sin Fronteras che, ad inizio novembre, organizzerà a Città del Messico un evento importante, l’ottavo Forum mondiale delle migrazioni, il FMM. Bahia è stata l’occasione per approfondire l’argomento.

Un mese prima della Nazioni Unite

Il FMM avrà luogo appena un mese prima dell’assemblea generale delle Nazioni Unite che dovrebbe adottare un “Patto Globale sulla Migrazione”. Venendo da un lavoro iniziato già nel 2006 sotto il cappello delle Nazioni Unite, ma con la vera leadership della Banca mondiale, questo Patto, senza essere vincolante, dovrebbe consentire ai paesi firmatari, un approccio “sicuro, ordinato e regolare” alle migrazioni.

Come tale, la dichiarazione come formulata dalle Nazioni Unite, mostra già i problemi e le limitazioni di un tale obiettivo.

In effetti, per chi le migrazione dovrebbero essere “sicure, ordinate e regolari”? Per i migranti che muoiono nel Mediterraneo e per quelli che vengono braccati dalle “ronde civili” con il grilletto facile lungo il confine meridionale degli Stati Uniti o per i paesi che costruiscono muri e recinzioni elettrificate per proteggersi dal loro arrivo? Porre la domanda significa fornire una risposta.

In realtà, sarà probabilmente sotto l’apparenza di buoni sentimenti, che il Patto Globale legittimerà sia le misure di protezione degli Stati del Nord – le migrazioni “sicure” – così come una  accoglienza – “ordinata e regolare” – in funzione delle esigenze delle economie dominanti.

Un essere umano su sette e….

Eppure la realtà delle migrazioni è tutt’altro che “sicura” – per i migranti-, “ordinata e regolare”.

Secondo Raul Delgado Wise, presidente della rete globale “Migrazione e sviluppo” e docente presso l’Università di Zacatecas a Città del Messico, sotto il mito della libera circolazione nell’era del capitalismo globalizzato, si nasconde una realtà molto diversa. Gran parte della migrazione è una migrazione costretta: dalle guerre, certamente, ma soprattutto dalla riorganizzazione planetaria dei mercati e dagli effetti devastanti del cambiamento climatico. E fanno parte anche di questi migranti forzati quelli e quelle che gli stati del nord rimandano indietro.

Così, oggi l’insieme di tutti i migranti che attraversano le frontiere rappresentano circa 250 milioni di persone – che producono, secondo JJ Gomez Camacho, l’ambasciatore del Messico presso le Nazioni Unite, “il 9% PIL del pianeta “- a cui bisogna aggiungere circa 760 milioni di migranti interni. In totale, questo significa che un essere umano su sette oggi è un migrante!

…un proletario su quattro

Ovviamente, questi miliardi di persone non fanno parte dell’elite, tutt’altro. Condividono con gli altri tre miliardi di persone il fatto di dover vivere solo grazie alla vendita della propria forza lavoro. Il che equivale a dire che oggi in tutto il mondo, un/a proletario/a su quattro è un/a migrante!

Tale quota significativa della classe operaia mondiale è particolarmente precarizzata, fragilizzata. La società di mercato globalizzato ha come suoi interessi la chiusura delle frontiere, l’imposizione delle quote, ma anche ridisegnare una distribuzione geografica particolarmente funzionale ai suoi bisogni.

Come ha spiegato Raul Delgado, le restrizioni migratorie imposte dagli Stati Uniti ai migranti provenienti da Sud hanno come effetto la creazione di una concentrazione importante di manodopera negli stati settentrionali del Messico, direttamente a disposizione dei “maquiladoras”, sub appaltatori che forniscono l’industria statunitense. Secondo recenti stime, la dimensione di questa manodopera molto a buon mercato e debole oscilla tra i 55 e i 66 milioni di persone!

No all’esclusione migratoria

Inoltre, un nuovo fenomeno si è verificato ed è in crescita dall’inizio del 2000. Mentre meno di venti anni fa le donne rappresentavano al massimo il 40% della popolazione migrante, oggi rappresentano il 52% . Sono loro che sono esposte ai peggiori abusi nei cosiddetti paesi di “transito” nel Nord Africa e sono sempre loro che campano con lavori sottopagati, che sono socialmente isolate, sminuite ed escluse, che sono relegate nel ruolo di personale domestico.

Così, come sottolinea François Soulard, uno dei leader del Forum migrazione globale, la “lotta dei migranti si trova (…) a un bivio (…) per rivendicare una società e una globalizzazione che siano positive, legittime, democratiche, non esclusive. ” Quindi, lo slogan sotto il quale sarà collocato il Forum del Messico di questo novembre é; “Noi tutte e noi tutti che migriamo, possiamo anche cambiar le cose. È il momento di passare a un altro mondo possibile”.

Oltre al fatto di migrare da un paese all’altro, da un continente all’altro, come affermato da uno dei seminari WSF, si tratta di “migrare da uno sistema che ci sfrutta e ci opprime verso un sistema che ci protegge perché ci dà diritti “. È una lotta in cui il mondo sindacale ha il dovere di esserci.

Marielle e gli altri

E’ la sera del secondo giorno del WSF che la notizia dell’esecuzione di Marielle Franco si è diffusa a macchia d’olio.

Consigliere comunale del Partito Socialismo e Libertà a Rio, Marielle era una donna afrodiscendente di 38 anni nata e residente in una favela. Era responsabile della commissione d’inchiesta sulle violenze perpetrate nel contesto della cosiddetta “pacificazione di Rio”, affidata all’esercito per ordine del governo federale. E’ stato dopo una inseguimento di 4 km che l’auto in cui c’era Marielle è stata crivellata di proiettili, uccidendo lei e il suo autista.

Guerra ai poveri

Presentata come una misura contro l’influenza dei narcos, la militarizzazione di Rio fa parte del piano di stabilizzazione del golpe stesso che ha visto Temer cambiare i giudici della Corte Suprema, fare condannare Lula, criminalizzare il dissenso, da un lato, e iniziare la guerra ai poveri, dall’altro.

I giovani afro-discendenti ne sono le prime vittime. Giustiziati in modo sommario dai militari quando penetrano nelle favelas, i loro corpi sono raccolti in bidoni di plastica bianchi simili a pentole da macellaio.

L’esecuzione da parte degli squadroni della morte – spesso formata da poliziotti – dei giovani delle favelas è un’antica tradizione in Brasile. Tuttavia, questi omicidi hanno subito un notevole incremento dal colpo di stato di Temer. E, dalla militarizzazione di Rio de Janeiro, è l’esercito che sembra esserne diventato l’esecutore.

È su questi crimini che Marielle indagava, è contro questi crimini che ha combattuto, ed è molto probabile che questa sia la ragione della sua esecuzione.

La militarizzazione della società brasiliana non è limitata alla sola Rio, tutt’altro. La PM, la polizia militare, è ovunque, portando armi automatiche, presenti e visibili. Nelle città assicura in particolare la sorveglianza dei quartieri di lusso e la “sicurezza” delle aree turistiche.

Le due facce della stessa moneta

E nelle favelas dà libero sfogo a un razzismo profondamente radicato in certe mentalità. Non dimentichiamo che il Brasile è stato l’ultimo paese al mondo ad abolire la schiavitù, nel 1888, e che, come dice un detto locale, “la schiavitù abolita, s’é inventata la favela”. Favelas spesso installate su siti che molti desiderano …

Questo controllo di polizia è il lato sicuritario dell’insicurezza sociale aggravata dalle controriforme attuate dal governo di Temer. Tutte le misure sociali decise dai governi PT sono state abolite ad eccezione del programma “Bolsa familia”. Ma da settembre 2016, su 11 milioni di famiglie che hanno beneficiato di questo programma, un milione di loro sono state private di questo aiuto vitale di meno di tre euro al giorno.

Il blocco dei programmi abitativi per i poveri sui terreni urbani occupati ha particolarmente aumentato la disoccupazione nel settore dell’edilizia. Oggi, un quarto dei disoccupati ufficialmente registrati sono lavoratori edili.

Sono i figli di questi disoccupati, di queste famiglie, spesso afro-discendenti, che sono le principali vittime delle controriforme. Sono loro che il potere ha nel mirino. E secondo statistiche recenti, in Brasile di giovani afro-discendenti se ne ammazza uno ogni 23 minuti!

Sul luogo delle esecuzioni

L’Assemblea Mondiale delle Donne, l’unica manifestazione del FSM tenutasi nel centro della città, s’é tenuta nel Pelourinho, luogo altamente simbolico. E’ su quella piazza che gli schiavi venivano pubblicamente frustati o giustiziati. Ed é risultata, quest’Assemblea, il punto di incontro tra la persecuzione della gioventù e l’oppressione delle donne. Con un ovvio comune denominatore: il colore della pelle.

E lì, incoraggiate da Nora Cortiñas, una delle fondatrici delle Madri de la Plaza de Mayo, e sotto il ritratto di Marielle Franco, migliaia di donne hanno parlato e scandito per ore la loro determinazione a combattere contro il Capitale, il machismo, il fascismo ed il potere patriarcale.

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