MACERATA: IL 10 FEBBRAIO NON SI TORNA INDIETRO!

 

Iniziamo dalla fine. Seppure una settimana dopo la tentata strage fascista di Macerata compiuta da Luca Traini, ora in carcere con l’assistenza legale ed economica offerta da Forza Nuova, si era giunti a convocare una manifestazione. Ma dopo una settimana in cui la confusione è regnata del tutto sovrana il finale è inquietante: ANPI, Libera e ARCI si dissociano e con un colpo di mano cercano di annullare l’appuntamento di sabato 10 febbraio, con l’alibi offerto dal sindaco PD di Macerata che invitava a non manifestare.

Ovviamente, le organizzazioni di estrema destra, Casa Pound e Forza Nuova, non faranno altrettanto – anzi, mentre scriviamo sono già presenti in città.

Fin dalle prime ore dopo la tentata strage, che ha visto il ferimento di otto persone tutte provenienti da Paesi africani, quindi non scelte a caso, ciò che emergeva in modo purtroppo chiaro era l’incapacità di una risposta immediata contro un atto stragista che era il più violento di una serie molto lunga che in questi anni hanno compiuto organizzazioni di estrema destra. Non è certo una novità nel nostro Paese l’emersione sempre più spudorata ed impunita di organizzazioni che si rifanno esplicitamente al fascismo ed al nazismo.

Si può star certi che se i colori della pelle fossero invertiti, fin da subito le piazze delle città italiane si sarebbero riempiti di “folle democratiche”, ma se i neri vengono colpiti (dopo essere stati sfruttati e bistrattati da tutti prima e dopo il loro arrivo nel nostro Paese) è altra faccenda. Non riguarda più la democrazia, perché i diritti, anche quelli più elementari, non sono riconosciuti per chiunque – l’individuo in sé, uomini, donne, bambini o vecchi che siano – ma solo per coloro che noi bianchi e ricchi decidiamo che ne siano meritevoli. E i neri non lo sono, come non lo sono i poveri, i disoccupati e tutti coloro (bianchi o neri che siano) che abbiamo escluso dal nostro mondo.

Ora Marco Minniti, colui che ha firmato accordi e dato molti soldi alle bande armate che spadroneggiano in Libia e che dovrebbe comparire in un tribunale internazionale per crimini di guerra, vieta ufficialmente il corteo di sabato 10 febbraio senza rinunciare allo sberleffo di ringraziare ANPI, Libera e ARCI. Purtroppo, è arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome, quelle tre organizzazioni portabandiera della cosiddetta “società civile”, entità astratta e inesistente inventata per non far i conti con i fallimenti, si rendono concretamente complici, se non artefici, della completa legittimazione dell’estrema destra neofascista e neonazista nel nostro Paese. Con una contraddizione in più, queste organizzazioni vivono della cosiddetta accoglienza e della cosiddetta lotta per la legalità.

Questa è la vera emergenza democratica nel nostro Paese: chi vive grazie all’esistenza dei profughi e delle guerre che li provocano, oggi legittima chi li vuole uccidere avvolto nella bandiera tricolore per strada mentre aspettano un autobus o vanno al tabacchino.

È ormai chiarissimo che dopo questo l’Italia si avvia a pieno titolo sulla stessa strada già percorsa da altri Paesi europei, dall’Austria alla Polonia, passando per l’Ungheria. Vista la larghissima depoliticizzazione della nostra società questo è un pessimo segnale anche per chi si sente al sicuro perché membro a pieno titolo di un presunto paradiso difeso a mano armata.

La Redazione

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