BALFOUR: NON E’ UN EVENTO DA CELEBRARE

di Gideon Levy

Il colonialismo Britannico preparò la via per il colonialismo israeliano, anche se non era sua intenzione continuare per cento anni e più.

Non vi è stato nulla, nella storia, come questa esperienza europea: la promessa di una terra non ancora conquistata ad un popolo non residente lì, senza richiedere il parere dei legittimi abitanti. Non vi è altro modo per descrivere l’incredibile temerarietà coloniale che fuoriesce da ogni singola lettera della Dichiarazione Balfour, che celebra oggi il suo centenario.

Il primo ministro Israeliano e la Gran Bretagna celebreranno un denso traguardo Sionista questa settimana. Ma è arrivato oggi il tempo per alcuni esami di coscienza. La festa è finita. Cento anni di colonialismo, prima britannico e poi, inspirato dallo stesso, quello israeliano, si sono consumati a spese di un altro popolo, e questo rappresenta il disastro senza fine di quest’ultimo.

La Dichiarazione Balfour sarebbe potuta essere un documento giusto se avesse previsto un trattamento uguale per ambe le parti, sia per coloro che bramavano insediarsi in quella terra, sia per il popolo che già vi risiedeva. Ma la Gran Bretagna preferì proprio il desiderio di chi non visse nel paese, a discapito della maggioranza, ossia degli abitanti che per centinaia di anni vissero li, scegliendo deliberatamente di non assegnare loro nessun dirtto nazionale.

Si pensi ad una potenza esterna che promise di trasformare Israele nella casa nazionale degli arabi israeliani,  richiedendo alla maggioranza ebraica  di convivere con “diritti civili e pratiche religiose.”  Questo è quello che accadde, ma in maniera decisamente più discriminatoria: gli ebrei erano decisamente in minoranza (meno di un decimo) rispetto agli arabi israeliani di oggi.

Così la Gran Bretagna seminò i germogli della pianta della quale il velenoso frutto mangiano, oggi, entrambi i popoli di questa terra. Questo non è un evento da celebrare; il centesimo anniversario della dichiarazione, è piuttosto, un pretesto per riparare l’ingiustizia che non è stata mai riconosciuta anche, e sopratutto, dall’Inghilterra  e chiaramente da Israele.

Non fu solo lo Stato d’Israele a nascere come consegenza della dichiarazione; così fu anche per le politiche attuate  verso “le comunità non ebraiche”, come previsto nella lettera di Lord  Arthur James Balfour a Lord Lionel Rothschild. La discriminazione contro gli arabi di Israele e l’occupazione dei territori e degli abitanti Palestinesi è la diretta applicazione di tale dispaccio. Il colonialismo britannico preparò la via per il colonialismo israeliano, anche se non era nelle sue intenzioni durare per cento anni e più.

Lo stato di Israele del 2017 si impegna ad accordare “diritti civili” e religiosi ai Palestinesi. Ma loro non hanno una casa nazionale; e mai l’avranno: Balfour fu il primo a prometterlo.
Di sicuro, la Gran Bretagna diffuse queste promesse in anni difficili – gli anni della Prima Guerra Mondiale – promesse contraddittorie che si impegnavano anche nei confronti degli arabi ma che di fatto adempirono i loro obblighi solamente nei confronti degli ebrei. Come asserito da Shlomo Avineri, nell’edizione di Haaretz di venerdì scorso, riguardo al contesto ed alle implicazioni della Dichiarazione Balfour, il suo scopo principale era minimizzare l’opposizione americano-ebraica alla partecipazione degli U.S.A. nella guerra.

Ad ogni modo, qualsiasi fosse la motivazione, secondo le parole della Dichiarazione Balfour, un enorme numero di ebrei migrò in questo paese. Al loro arrivo, immediatamente si comportarono come signori supremi, non cambiando mai il loro atteggiamento verso gli abitanti non-ebrei. Balfour diede loro gli strumenti e le ragioni per farlo. Non a caso un piccolo gruppo di ebrei sefarditi, che visse in Palestina prima dell’avvento sionista, si oppose a Balfour e cercò l’uguaglianza con gli arabi, come scrisse Ofer Aderet nell’edizione di Haaretz  di venerdì.  E non a caso furono violentemente messi a tacere.

Balfour permise alla minoranza ebraica di prendere in mano il paese, ignorando sistematicamente i diritti nazionali di un’altro popolo, vissuto in quella terra per generazioni. Precisamente 50 anni dopo la Dichiarazione Balfour, Israele ha conquistato la West Bank e Gaza. Invase quei territori con gli stessi strumenti colonialisti e continua oggi la sua occupazione ed il suo voluto disinteresse verso i diritti dei suoi abitanti.

Se Balfour fosse vivo oggi, di certo si sentirebbe a suo agio durante la festa dello Habayit Hayehudi. Allo stesso modo di MK Bezalel Smotrich, anche Balfour ritenne che gli ebrei avessero “storici diritti” in questo paese, mentre i  Palestinesi – gli autoctoni di questa terra – non li avevano e mai li avranno. Come i suoi successori, nelle file della destra Israeliana, Balfour non celò mai questo pensiero: nel suo discorso al Parlamento britannico nel 1922, si espose pubblicamente, confermando senza timore le sue tesi.

In ricorrenza del centesimo anniversario della Dichiarazione Balfour, la destra nazionalista israeliana dovrebbe chinare la testa in ringraziamento alla persona che predispose e originò la superiorità ebraica in questo paese, Lord Balfour. I Palestinesi ed ebrei che invece ricercano la giustizia, dovrebbero mettere a tacere i loro impulsi: se lui non avesse formulato la sua dichiarazione nel modo in cui lo fece, forse questo paese sarebbe diverso, forse sarebbe più giusto.

Gideon Levy corrispondente di Haaretz

traduzione a cura di Gabriel Mileti

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