CON I SIRIANI COME CON I PALESTINESI

di Bashir Abu-Manneh

Il breve pezzo di Alex Gourevitch sulla Siria (1) si conclude con la seguente dichiarazione:

“E alla fine, questo è un umanitarismo sottile, dal momento che non si trovano dei militaristi umanitari che dibattono il vero caso umanitario: non bombe ma confini aperti. Che chiunque sia libero di spostarsi.”

Invece di bombardare il regime di Assad, Gourevitch dice, lasciate che i profughi siriani vengano negli  Stati Uniti. Ciò che viene qui sostenuto è chiaro: no all’impero, sì ai rifugiati. Inutile dire che anche io sottoscrivo questa posizione e sono contro l’intervento imperiale degli USA.

Ma temo che queste due posizioni non siano sufficienti. Da sole, esse costituiscono una politica impoverita.

Al fine di spiegare il motivo, applichiamo brevemente gli stessi principi al conflitto israelo-palestinese. Quando Israele uccide brutalmente i palestinesi, come fa regolarmente, i progressisti in America si limitano solo a dire “lasciate che i rifugiati palestinesi che riescono a fuggire possano venire negli Stati Uniti”? Assolutamente no. Perché sanno che questo sarebbe solo d’aiuto ai disegni coloniali d’Israele e un invito a Israele a continuare a comportarsi impunemente nella regione.

I progressisti solidali con i palestinesi, chiedono la fine di bombardamenti di Israele, e richiedono che Israele venga perseguito per crimini contro l’umanità. Essi inoltre spingono il proprio stato imperiale a fermare tutti gli aiuti militari a Israele, a smettere di alimentare l’appetito coloniale di Israele e di proteggerlo dalla giustizia internazionale.

Perché affrontare il caso siriano in modo diverso? La realtà è che la catastrofe siriana è ancora più acuta. Con mezzo milione di milioni di morti e sfollati, la scala della carneficina siriana è più vasta. La dittatura di Assad avrebbe preferito uccidere, assediare, e far morire di fame la popolazione pur di non garantire loro dignità e democrazia. O vivere in umiliazione e servitù, lasciare, o morire. Nessun popolo dovrebbe accettare queste miserabili  opzioni.

Eppure alcuni progressisti americani non hanno offerto al popolo siriano quello che hanno così mirabilmente concesso ai palestinesi. Perché non c’è una chiara condanna dell’intervento russo e iraniano in Siria, senza il quale il governo di Assad sarebbe crollato? Perché non c’è menzione del fatto che Washington ha bloccato la fornitura all’opposizione siriana delle armi anti-aereo, senza la quale il regime era libero di far piovere bombe su di loro?

I progressisti degli Stati Uniti non possono ignorare il fatto che la causa del popolo siriano è isolata e che il loro diritto alla libertà è importante tanto quanto quello di chiunque altro.

Abbiamo bisogno di affrontare la causa principale della crisi dei rifugiati e formulare una risposta autenticamente internazionalista alla catastrofe siriana.

Essere contro l’impero e pro-rifugiati non è sufficiente. E’ semplicemente inaccettabile stare a vedere un regime brutale, come quello di Assad, farla franca con lo svuotamento della Siria del suo stesso popolo. I Siriani hanno il diritto sia di vivere che di vivere liberamente nella loro patria. A nessun regime dovrebbe essere permesso di massacrare il suo stesso popolo o costringerlo ad una vita di esilio permanente e all’emigrazione.

Se la risposta alla persecuzione coloniale d’Israele e all’espropriazione dei palestinesi è quella di aiutare i palestinesi a rimanere nella loro terra d’origine e a lottare per i propri diritti, lo stesso principio di solidarietà deve applicarsi ai siriani.

Non solo aprire le frontiere ai dannati della terra, ma anche essere solidali con la lotta per i loro diritti nella loro patria.

(1) https://www.jacobinmag.com/2017/04/syria-trump-imperial-presidency-humanitarian-interventionism/

Tratto da: www.jacobinmag.com

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