DAVE ZIRIN SULLE OLIMPIADI

Dave Zirin, redattore sportivo della rivista The Nation, afferma che contro le ingiustizie razziali ed economiche sono attese proteste di atleti che partecipano alle Olimpiadi 2016 in Brasile, quali la campionessa di tennis Serena Williams e giocatori della NBA, della WNBA e di altri paesi. Sondaggi mostrano che più del 60 per cento dei brasiliani pensa che ospitare i Giochi danneggerà il loro paese. Egli dice che prima della cerimonia di apertura di oggi, residenti di quartieri pesantemente presidiati dalla polizia e sfollati programmano una grande marcia alla “Città olimpica” di Rio.

Trascrizione di un’intervista nel programma televisivo Democracy Now!. Le parti omesse riguardano l’annuncio delle pause pubblicitarie e della ripresa del programma

 

AMY GOODMAN: Volevo proporre la campionessa statunitense di tennis Serena William, appena arrivata a Rio e alla quale è stato chiesto del candidato Repubblicano alla presidenza, Donald Trump.

SERENA WILLIAMS: Io sono … io non mi immischio in politica. Penso che per me sia davvero importante trasmettere il messaggio di pace e unità in tutte le nazioni. Indipendentemente dalla razza. Ovviamente, essendo afroamericana, sono sensibile a molte cose. Ma penso sia importante, sai, che dovremmo trasmettere un messaggio d’amore in contrasto con l’odio. 

AMY GOODMAN: Dave Zirin, parlaci del significato delle parole di Serena Williams.

DAVE ZIRIN: Beh, penso che lei dica: “Non parlo di politica, ma credo che l’amore vinca l’odio”. Voglio dire, questo dice proprio qualcosa riguardo a queste elezioni, che affermare di essere per l’amore e non per l’odio sia in effetti un messaggio politico. Come dire che quello che in precedenti cicli elettorali avrebbe potuto suonare come un messaggio augurale, nel 2016 è, tragicamente, un grido di resistenza, perché Donald Trump rappresenta effettivamente quel genere di odio organizzato.

E Serena Williams, inoltre, fa quell’affermazione con una sorta di … con un passato, con un’eredità, se si vuole, su cui ha costruito nell’ultimo paio d’anni, di essere qualcuno che ha parlato con forza contro gli assassinii extragiudiziali di giovani uomini e donne neri e qualcuno che ha collegato la sua carriera alla raccolta di fondi per la Equal Justice Initiative, che è una fantastica organizzazione che si dà davvero da fare in termini di lotta al nuovo razzismo alla Jim Crow e alle incarcerazioni di massa. Dunque tutto ciò che Serena Williams dice è carico di significato. E davvero, sul serio non ci vuole una laurea universitaria in studi avanzati sugli Stati Uniti per leggere tra le righe riguardo a ciò che lei sta dicendo qui.

Ma se si vogliono parole politiche più esplicite in queste Olimpiadi si tenga d’occhio Ibtihaj Muhammad. E’ una schermitrice statunitense ed è la prima atleta statunitense che abbia mai combattuto indossato un hijab  (velo islamico ) E lei è già stata esplicita nella sua condanna di Donald Trump e tanto orgogliosa di essere una mussulmana che rappresenta gli Stati Uniti.

[…]

AMY GOODMAN: Parlaci degli altri atleti che stai seguendo ma comincia parlando di cosa sta succedendo adesso con la Russia. Quanti atleti russi sono stati messi al bando? Qualcosa come 118?

DAVE ZIRIN: Sì, sì, esatto. E ciascuna federazione adesso deve giudicare quali atleti russi possono competere e quali no. E questo è molto interessante, perché è difficile separare quello che sta succedendo ora con la Russia alle Olimpiadi da gran parte dell’isterismo anti Putin e anti-russo che ha finito per essere collegato a Donald Trump in queste elezioni. Voglio dire, si guardi alla copertura mediatica e se si guarda alla pressione esercitata sul Comitato Olimpico Internazionale perché bandisse interamente la Russia e non permettesse nemmeno che la sua bandiera sventolasse ai Giochi Olimpici … ed è perché ci sono prove credibili che la Russia abbia gestito un’intera operazione di doping statale.

Ma il problema di ciò che questo ha rivelato è che il Comitato Olimpico Internazionale è un cartello totalmente non trasparente. Voglio dire, è un’organizzazione del diciannovesimo secolo in un mondo di WikiLeaks. E semplicemente questo non sarà accettabile andando avanti. Così hanno prodotto questo rapporto contro cui la Russia non ha diritto d’appello, nessun diritto nemmeno di conoscere le prove presentate, ed è presentato come una specie di moneta legale per il giudizio di Thomas Bach, il capo del Comitato Olimpico Internazionale. E quello che Bach ha detto è … ha espresso un’opinione che è l’equivalente di “puzza di bruciato”, qualcosa che non soddisfare realmente nessuno, perché ha in effetti imposto una lettera scarlatta sul petto di tutti gli atleti russi e alla fine ha bandito tutti i dirigenti russi persino dal presenziare alla Olimpiadi ma al tempo stesso non ha … non ha imposto il bando generale, la condanna dell’intera nazione, perché ha detto che la punizione collettiva è contro lo spirito olimpico.

E così adesso abbiamo situazioni in cui in alcuni aventi ci sarà la partecipazione russa, come nel nuoto; in altri eventi, come le Paralimpiadi, non ci sarà partecipazione russa. Ed è stato lasciato, realmente, alle tortuosità politiche di ciascuna federazione individuale, poiché sono esse a governare il loro sport. E, per inciso, stanno cercando di risolvere tutto questo in tempo reale, mentre sto parlando con te, Amy. Come se queste decisioni non fossero già prese e le Olimpiadi non fossero già ufficialmente in corso. Dunque è un casino, e sta rivelando che il CIO non ha una politica coerente sulle sostanze che potenziano le prestazioni, non ha nessun modo per controllarle e nessun modo per opporsi realmente al genere di pressioni politiche più vaste esercitate sul movimento olimpico.

AMY GOODMAN: Dunque ci sono 118 atleti russi messi al bando, ma ci sono più di … quanti? … 400 atleti russi, dunque la maggior parte parteciperà alle Olimpiadi.

DAVE ZIRIN: Esatto, ma non c’è modo reale di capire quanti di quelli che competono possono essere puliti e quanti di quelli messi al bando avrebbero in realtà potuto essere puliti. E questo è parte del problema, il fatto che ciascuna di queste federazioni è governata dalla propria politica, dalle proprie lotte interne, e crea una situazione in cui nessuno davvero sa quali saranno i risultati. E dunque non si tratta semplicemente di sapere cosa c’è dentro la salsiccia. Voglio dire, si tratta di essere nella macelleria e di provare un tale disgusto che la salsiccia stessa diviene irrilevante.

AMY GOODMAN: Dunque Venus e Serena Williams – Serena che ha parlato contro Donald Trump – sono a Rio a giocare a tennis. Spiega.

DAVE ZIRIN: Sì, voglio dire, fanno parte della squadra olimpica. Voglio dire, questo fa parte di quello che sono lì a fare. E diversamente da alcuni degli atleti che sono preoccupati per altre cose, come il virus Zika … e io penso che non saranno le sole atlete che avranno qualcosa da dire su Trump quando saranno là. Io penso che noi … penso che possiamo aspettarci che queste siano le Olimpiadi più politiche dopo il 1968. So già di atleti che hanno in programma di prendere posizioni politiche quando saranno laggiù, che quelle posizioni siano collega a Black Lives Matter e la polizia o se tali posizioni saranno direttamente collegate alle elezioni statunitensi e a un sentimento di avere un obbligo morale di opporsi a Donald Trump. Queste sono le cose che in generale sto sentendo.

E penso che sarà una sfida molto interessante per il Comitato Olimpico Internazionale perché esso ha regole contro l’espressione politica da parte degli atleti. E dice che non c’è posto per la politica alle Olimpiadi. Naturalmente ha sponsor che sono incredibilmente politici come la Bechtel e simili, società che hanno un’agenda incredibilmente politicizzata. E naturalmente le Olimpiadi stesse sono uno spettacolo profondamente politicizzato di nazionalismo e via dicendo. Voglio dire, questa è un’operazione politica sotto tantissimi aspetti. I soli cui non è permesso di essere politici sono gli atleti, a parte indossare i marchi dei loro sponsor.

E sarà … penso che questo è l’anno, tuttavia, in cui vedremo quella rottura. C’erano sospetti che ci sarebbe stata a Sochi a proposito dei diritti LGBT, ma non è successo, salvo un paio di cose veloci. Penso che questo sarà l’anno in cui gli atleti saranno più espliciti e avvertiranno il bisogno di dire qualcosa, che sia qualcosa a proposito della situazione dello stesso Brasile o che gli atleti statunitensi o gli atleti dell’Europa occidentale dicano qualcosa a favore dei diritti dei migranti.

AMY GOODMAN: Dave Zirin, puoi … puoi darci un’anteprima? Quello che hai sentito, chi potrebbe parlare, chi ha parlato clamorosamente prima di partire?

DAVE ZIRIN: Beh, sì. Voglio dire, innanzitutto ci sono tutte le squadre di basket degli Stati Uniti. Voglio dire, la squadra femminile di basket ha numerose giocatrici che hanno preso posizioni politiche nella WNBA, schierandosi per Black Lives Matter. Ora stanno portando tutto questo a Rio, su un palcoscenico internazionale. Hanno contestato la loro stessa lega, la WNBA, che ha cercato di multarle. Si sono opposte a tali multe e hanno detto: “No, vi sfidiamo a multarci e a continuare a multarci”. E hanno avuto … sono diventate un grosso spettacolo pubblico. E la WNBA …

AMY GOODMAN: Spiega perché erano state multate.

DAVE ZIRIN: Erano state multate perché nel pre-partita indossavano magliette che dicevano “Black Lives Matter”, che avevano i nomi di Philando Castile e Alton Sterling [Afroamericani uccisi dalla polizia a Baton Rouge – n.d.t.], ma dicevano anche “I 5 di Dallas”, per i cinque agenti di polizia uccisi a Dallas. E la WNBA ha detto: “Se continuerete a indossare quelle magliette vi multeremo”. E le multe in realtà … in realtà sono state pesanti perché le giocatrici della WNBA non guadagnano molto. Il salario medio è di circa cinquantamila dollari l’anno. E così loro hanno detto: “No, continueremo a indossarle e ci rifiutiamo di parlare con i media di altro che non siano i temi di Black Lives Matter”, il che è stato davvero forte. Così in seguito non hanno collaborato con i media, salvo che per parlare di tali politiche. E la WNBA ha annullato [le multe]. Ha sgranato gli occhi. Ha fatto marcia indietro. E sarà molto interessante vedere se porteranno questo a Rio.

Ora un giocatore della NBA ha espresso solidarietà esplicita alle giocatrici della WNBA e si tratta di Carmelo Anthony. E Carmelo Anthony fa parte della squadra di basket USA. Ed è la figura più alta e il leader de facto di quella squadra ed è anche lui giù a Rio. Non mi sorprenderebbe per nulla se Carmelo Anthony avesse qualcosa da dire.

E poi ci sono gli atleti meno noti. Un nome su cui riflettere è un tizio di nome Laurence Halsted che è uno schermitore della Gran Bretagna. Voglio dire, è qualcuno che … ha un account Twitter, Olympians’ Voice [Voce degli olimpici]. E si è attivamente battuto per opporsi all’idea che gli olimpici non abbiano diritto di esprimersi. E ha in programma di mettere alla prova l’elasticità, o l’assenza di essa, dei vincoli che impediscono agli atleti olimpici di parlare.

E poi, naturalmente, c’è lo spettro del fatto che le Olimpiadi quest’anno stanno in effetti sponsorizzando una squadra composta interamente da profughi. E sono atleti di classe mondiale, che provengono da Siria, Sudan meridionale e Repubblica Democratica del Congo. E competeranno negli eventi olimpici. E arriveranno non sotto una bandiera nazionale, bensì sotto la bandiera olimpica. E l’intero punto sta nel suscitare consapevolezza e umanità riguardo ai problemi dei profughi. Ma il … è un po’ come se il CIO stesse sfruttando questo come una forma di pubblicità, come: “Guardate che gran cosa sono le Olimpiadi. Appoggiamo persino la crisi dei profughi che sta avendo luogo globalmente”. E tuttavia questo potrebbe facilmente finire in qualcosa che politicamente il CIO non vuole, particolarmente se i profughi muoveranno critiche ad alcuni dei paesi che li hanno espulsi o non hanno svolto un ruolo nell’aiutare loro o le loro famiglie. E – e questa è la parte più complicata – che dire degli sfollati interni o dei profughi interni a Rio, le 77.000 persone che sono state cacciate negli otto anni impiegati per preparare i Giochi Olimpici? Sarà una cosa molto difficile se a Thomas Bach o a chiunque del CIO sarà chiesto: “Caspita! Dunque avete questa squadra di profughi, ma e tutti i senzatetto di Rio?”

AMY GOODMAN: Bene, andiamo a Rio. A maggio il sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes, ha inaugurato un nuovo terminal all’aeroporto internazionale di Rio. E’ previsto che accogliere un milione e mezzo di passeggeri nel corso delle Olimpiadi e il costo è stimato in 500 milioni di dollari. Parlando a una conferenza stampa ha sottolineato l’importanza dell’eredità dei Giochi.

IL SINDACO EDUARDO PAES: [Tradotto] Le Olimpiadi sono un evento che dura 17 o 18 giorni, con un impatto più intenso su uno o due mesi. Il vero motivo per portare le Olimpiadi in un paese o in una città è ciò che possiamo lasciare dopo a quel paese o a quella città: un’eredità fisica, tangibile e oggettiva. Penso stia divenendo sempre più chiara la quantità di cose che sono state fatte grazie all’ispirazione olimpica, cose che non sono necessariamente per le Olimpiadi. 

AMY GOODMAN: Dunque parlarci di questo, Dave, e dei commenti del sindaco Eduardo Paes.

DAVE ZIRIN: Sì, ho intervistato Eduardo Paes di persona per circa 45 minuti a maggio. E mettiamola semplicemente così: lo stavo intervistando in un edificio governativo in cui era vietato fumare e i suoi portacenere traboccavano. Voglio dire, poiché … in parte a causa della crisi che ha avuto luogo a Brasilia con Dilma e l’incriminazione e il fatto che suo sostituto, Michel Temer, è un tale disastro, Eduardo Paes è fondamentalmente il volto politico di queste Olimpiadi. E’ anche bilingue. Ha un’enorme ambizione di diventare il presidente del paese. E che le Olimpiadi finiscano senza problemi è un’enorme parte di ciò. E quello che l’hai appena sentito fare, Amy, è propagandare il fatto che così tante delle promesse di eredità delle Olimpiadi fatte quando il Brasile aveva percentuali di crescita del 9 per cento l’anno ora si realizzeranno. Non sarà così.

E dunque adesso la versione è: “Ehi, sapete, che dire delle cose che hanno ispirato le Olimpiadi?” Come, sai … è un modo per cercare di dire che saremo pronti, troveremo le soluzioni e se non sarà magnifico ricordate che abbiamo fatto del nostro meglio. E io penso …

AMY GOODMAN: […] Dave, hai citato la rimozione, la cacciata di persone dall’area. Ci sono alcuni dati che sono interessanti. Quasi due terzi dei brasiliani, il 63 per cento, pensano che ospitare le Olimpiadi danneggerà il Brasile. Secondo uno studio recente solo il 16 per cento ha affermato di essere entusiasta dei Giochi; il 51 per cento ha detto di non essere interessato ai Giochi. Ma parlaci del fermento nell’area, delle persone che non vedremo intervistate quando le reti saranno laggiù.

DAVE ZIRIN: Sì, voglio dire, quelli che non saranno intervistati manifesteranno oggi. E’ in programma per oggi una grande protesta a Rio. E questi sono quelli che sono stati cacciati. Sono quelli che sono stati vittime della violenza della polizia. Sono quelli addosso ai quali negli ultimi otto anni è precipitato il monolite olimpico. E queste sono le persone che sentono di essere state ingannate, perché quando sono arrivate le Olimpiadi sono state portate con la promessa che sarebbero state utilizzate come strumento per affrontare la disuguaglianza a Rio, mentre è successo il contrario. Come mi ha detto un consigliere comunale Rio è oggi un luogo più affetto da disuguaglianza di quanto era prima che arrivassero le Olimpiadi. Ora, parte di ciò è dovuto alla crisi economica ma la gente, penso, deve capire che le Olimpiadi non esistono in reame parallelo alla crisi economica di Rio. Hanno aggravato tale crisi, perché hanno tolto fondi infrastrutturali in un momento in cui la gente ne aveva disperatamente bisogno, particolarmente nel campo della salute e dell’istruzione.

AMY GOODMAN: Dave, grazie per essere stato con noi e aspettiamo di sentirti da Rio. […]

Tratto da: www.znetitaly.altervista.org

traduzione di Giuseppe Volpe

 

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