CONTRO L’USO DEL CORPO DELLE DONNE

Due articoli sugli avvenimenti di fine anno a Colonia e in modo particolare sull’uso fatto non solo dalla destra e dai media, ma anche da un certo femminismo che si è arruolato irresponsabilmente tra coloro che interpretano la realtà come uno scontro tra “civiltà”. Un approccio non solo giustificatorio nei confronti della propria barbarie razzista e securitaria, ma profondamente strumentale che metta la “violenza di genere ancora una volta in secondo, o terzo, piano”.

di Chiara Saraceno

C’è indubbiamente una cultura maschile prepotente, un po’ animalesca e violenta alle origini dell’aggressione di massa alle donne avvenuta la notte di San Silvestro a Colonia. Non importa se – come sembra abbia detto ieri il ministro degli interni, quasi si trattasse di un fatto meno grave – le aggressioni sessuali sono state un mezzo al fine di derubare o se siano state esse stesse un fine. Non fa differenza dal punto di vista delle vittime, ma neppure da quello degli aggressori. Strumento o fine, per gli aggressori violare il corpo, l’intimità delle donne che si trovavano a passare è stato considerato possibile, lecito, solo per il fatto che quelle donne erano lì, letteralmente a portata di mano.

Purtroppo sappiamo che anche nella civilissima e democratica Europa è una forma di cultura maschile che resiste in proporzioni ben maggiori di quanto non ci piacerebbe pensare e che è sedimentata anche in persone che pure non aggredirebbero mai sessualmente una donna e condannano quel tipo di violenze – come, sembra, lo stesso Ministro degli interni tedesco con i suoi distinguo insultanti per le vittime.

Proprio ieri, sul quotidiano berlinese Tagespiegel tre giornalisti – Dehmer, Monath e Dernbach – si chiedevano se la focalizzazione dell’attenzione sull’origine etnico-nazionale degli aggressori non fosse un modo di sottovalutare ancora una volta la violenza specifica di genere dei fatti di Colonia (e di altre città). E ricordavano che secondo una recente ricerca Eurostat, una donna europea su tre dai 15 anni in su dichiara di aver subito violenze fisiche e/o sessuali, in stragrande maggioranza da un famigliare, amico o conoscente, ovvero non in luoghi aperti e da sconosciuti (come sappiamo avviene in Italia).

Dati di ricerca sulla Germania confermano l’opinione comune che i giovani maschi mussulmani praticanti sono più disponibili alla violenza ed hanno un modello machista più forte e semplificato (le donne o sono madonne o sono puttane) dei giovani migranti con  altre appartenenze religiose. Ma non si deve trascurare che oltre il 70% degli aggressori sessuali sono tedeschi, il 30% straniero. E’ tuttavia molto più difficile che un tedesco sia condannato e denunciato rispetto a uno straniero.

Questi dati, ovviamente, non riducono la portata di quanto avvenuto la notte di San Silvestro, in sé, per le singole che ne sono state vittime ed anche nel suo aspetto di aggressione di massa, la vera e preoccupante novità di ciò che è successo, facendo scoppiare nel cuore dell’Europa fenomeni, modelli di comportamento collettivo, che ritenevamo potessero succedere solo altrove, in luoghi dove la posizione delle donne è più visibilmente debole, la prepotente violenza maschile più facilmente condonata anche quando agisce in pubblico.

Ma se il carattere di massa e organizzato deve far preoccupare per un così visibile scollamento, da parte di alcuni gruppi di migranti vecchi o nuovi, rispetto alle regole della società di accoglienza, anche il comportamento delle forze di sicurezza, più che ad un paese democratico avanzato, fanno pensare appunto a quei lontani paesi in cui queste cose avvengono: una polizia che non vede, non interviene, sottovaluta, quando non è complice. Ed anche il troppo lungo silenzio e imbarazzo della stampa lascia perplesse.

Se anche fosse vero, come si dice, che si è trattato di una reazione da politically correct, per non soffiare nel vento della xenofobia in aumento (ma anche i giornali di destra sono stati zitti), vorrebbe dire che non toccare la sensibilità dei migranti, non rompere equilibri politici delicati sulla questione dell’accoglienza ai richiedenti asilo, hanno avuto la priorità rispetto alla difesa della libertà e dignità delle donne. Appunto. La sicurezza delle donne, la loro libertà di movimento e di azione, non è al sicuro non solo perché ci sono bande di stranieri che sfogano le proprie frustrazioni e affermano la propria esistenza aggredendole, ma soprattutto perché anche i loro civili, democratici, acculturati concittadini, specie quelli in posizione di responsabilità, sottovalutano i rischi e la realtà della violenza di genere, da qualsiasi parte e per qualsiasi motivo essa avvenga.

Con il rischio che l’aggressione che hanno subito questa volta non diventi motivo per interventi migliorativi della loro sicurezza, sulle piazze, ma anche nelle case e negli uffici dove rischiano percentualmente molto di più, ed anche per fare del rispetto per le donne – del paese di accoglienza, ma anche della propria famiglia e del proprio gruppo – uno dei criteri per concedere il diritto a rimanere, ma venga utilizzata come strumento nel conflitto politico sui migranti e richiedenti asilo. Un uso strumentale anche questo, che mette il fatto in sé della violenza di genere ancora una volta in secondo, o terzo, piano.

8 gennaio 2016

di Margherita*

L’editoriale di Lucia Annunziata “Sul corpo delle donne no pasaran” propone una pessima lettura del rapporto tra questioni di genere e fenomeni migratori. Contro le sue posizioni si è aperto immediatamente un dibattito. Riprendiamo dalla rete un primo contributo critico.

Proverò a sintetizzare qualche riflessione sui “fatti di Colonia” a partire da un editoriale della sempre pessima Lucia Annunziata sul (Fuff)Huffington Post. Per chi non sapesse a cosa mi riferisco, è l’episodio delle violenze sessuali di massa avvenute durante la notte di Capodanno a Colonia da parte di centinaia di uomini […], a detta dei media “arabi” e “ubriachi”, a danni di decine di donne palpeggiate e stuprate all’uscita della metropolitana.

Ovviamente avvoltoi razzisti nostrani e tedeschi sono zompati sul carrozzone facendone una questione etnica, per invocare più politiche securitarie. Qualcuno addirittura (vedi la sindaca di Colonia) ha incoraggiato le proprie concittadine a girare alla larga dagli stranieri, come se la nostranità del proprio interlocutore mettesse al riparo da molestie e violenze sessuali.

Ma perché stupirsi di costoro? Da leghisti, forcaioli e fogliacci come “Il Giornale” ci si aspetta questo ed altro. Il “problema” (o forse, la conferma) nasce quando personaggi come Lucia Annunziata, tra le entusiaste promotrici di “Se non ora quando”, pronta ad affacciarsi nelle piazze per auto-proclamarsi paladina e portavoce delle donne, usano il corpo delle donne stesse come strumento di propaganda e profitto economico. Tanto per cominciare, in perfetto stile destrorso, Annunziata opera una sovrapposizione tra migranti (percepiti come una massa unica ed indistinta), “arabi” (assunti come categoria antropologica liscia, pur coprendo la metà di un continente), Islam (come se tra “gli arabi” non esistessero i laici, gli atei o i non-praticanti) e infine la violenza sessuale (avallando in pieno quello che dicono colonialisti-razzisti e ISIS stesso, ossia che il Qu’ran avallerebbe la violenza sessuale e l’annichilimento fisico delle “infedeli”, quando ciò non è affatto vero, ma semmai il frutto di una culturale patriarcale, sessista e machista).

Partendo quindi da queste conclamate inaccuratezze di cui la direttrice di un giornale dovrebbe quantomeno preoccuparsi, la nostra si lancia al successivo passaggio logico: ossia che questa aggressione odiosa sia una guerra ALLA NOSTRA civiltà, quella occidentale, attraverso l’uso del corpo delle donne come terreno di guerra. Innanzitutto, a partire dai vulnus logici precedenti, appare chiaro che a detta di Annunziata la cosiddetta “cultura occidentale” sia estranea al sessismo, al machismo e alla violenza.

Mi chiedo se la direttrice sia mai andata in una discoteca a contare quanti indesiderati palpeggiamenti e molestie subiscano le ragazze che si trovano lì. Ma forse non interessa perchè questi mercifici del divertimento sono tra i tratti distintivi della cultura occidentale di cui andare fieri. O magari una che va in minigonna e tacchi alti in discoteca “se l’è cercata, chissà!”. O forse ancora l’estrazione etnica, sociale ed economica del molestatore rende i suoi abusi più o meno gravi”. Restando sul nostro, vorrei ricordare alla cara direttrice che lo stupro in Italia è stato reato CONTRO LA MORALE (non la persona), fino al 1996, e che fino al 1981 era concesso il matrimonio riparatore dello stupro. Muovendoci idealmente verso i confini del mondo “altro”, varrebbe la pena ricordarle anche le violenze sessuali perpetrate dagli italiani brava gente nel corso delle campagne coloniali. Per non parlare dell’uso massiccio di stupri e violenze sessuali nel corso delle recenti “guerre di civiltà” che hanno contribuito a trasformare il mondo in una polveriera, favorire la recrudescenza degli estremismi e favorire il flusso migratorio aumentato in questi mesi dall’area Siria-Iraq in particolare.

E qui arriviamo all’ultimo abominio logico-politico di Lucia Annunziata: nel nome della guerra alla civiltà e ai nostri valori sferrata dagli aggressori di Colonia, una di quelle che si sperticano a definirsi garantista, non si limita a chiedere pene severe per i colpevoli circostanziati. No, non è abbastanza. E nemmeno ad incolpare gli “arabi” in genere servendosi della dicotomia “Occidente buono/Islam cattivo”: troppo banale, razzisti e trucidi di professione sono meglio di lei in questo. Che fare allora?

Cavalcando l’onda dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Annunziata colpevolizza i migranti, e in particolare quelli di ultima generazione o arrivati da poco, additandoli come gli autori del gesto. La soluzione? Restringere le maglie del controllo, verificare se i “presunti rifugiati” hanno titolo alla protezione umanitaria o no. Come se ci fosse un filo diretto tra l’essere titolati a qualcosa, aventi uno status e quindi buoni (quindi non stupratori, tipo). E come se non sapesse che le folli leggi dell’Ue sulla migrazione (tipo la Bossi-Fini) rendono praticamente impossibile arrivare in Italia in modo legale. E come se gli ostacoli posti dalla Fortezza Europa alla libertà di movimento non avessero già trasformato intere porzioni di mare e terra in cimiteri a cielo aperto. Ma a quanto pare i migranti sono buoni solo da morti, meglio se bambini, per usare i loro corpi al fine di strappare qualche click. Tutto questo per difendere le donne dagli aggressori, da chi vuole privarle della loro autonomia, indipendenza e libertà di girare. Quelli che “no pasàran”.

Una cosa però Annunziata la dice bene: i corpi delle donne sono terreno di guerra e violenza. E sono terreni anche della propaganda politica di donne come lei che sfruttano la violenza sulle donne per invocare più militari e repressione; quelle che per “liberare” le Altre donne del mondo invocano guerre umanitarie e di civiltà, salvo poi indignarsi quando gli effetti di queste guerre sono ancora più repressione ed oscurantismo; quelle che vogliono darci a bere che l’uomo Bianco è bravo e irreprensibile e deve farci da tutela contro l’Altro brutto, cattivo ed integralista; quelle che infine pretendono di normare i nostri corpi, i nostri affetti e di dividere il mondo tra donne buone e cattive cosicché se una mette la minigonna, parla con lo straniero, esce da solo la sera se la sarà cercata perchè ha rifiutato la tutela e i dettami della Sua Civiltà. Il tutto mentre fanno le politicanti e approvano o supportano a mezzo stampa politiche del lavoro, cancellano il welfare, rendono sempre più complicati l’aborto e la contraccezione, minando alla base la possibilità di indipendenza, cultura e libertà che sono il primo strumento per opporsi attivamente al sessismo e alla violenza di genere in tutte le sue forme (ben più ampie, purtroppo, della già gravissima molestia fisica).

Annunziata, sotto questo punto di vista, per me non è meglio di quel Giornale che titolava tempo fa “Bastardi islamici” o del Salvini di turno. Anzi è peggio in quanto subdola e coccolata da quella sinistra al caviale che ultimamente con destre e democristiani va tanto d’amore e d’accordo da esser di partito e persino di governo. E’ ora che iniziamo a togliere la legittimità di stare nelle piazze a parlare a nome nostro a questi personaggi con cui condividiamo sì e no l’apparato riproduttore: non ho bisogno che Annunziata mi protegga, semmai ho bisogno che avvoltoi, razzisti e securitari stiano lontani dal mio corpo e dalla mia autodeterminazione, tanto quanto gli stupratori spuntati fuori quella sera e i tanti molestatori di ogni giorno. Se personaggi come lei possono ancora definirsi “femministe” impunemente, abbiamo un grosso problema. Ovviamente, alle donne aggredite a Colonia, la massima solidarietà e tutta la nostra rabbia complice. Come dicevano le stesse donne scese in piazza dopo le aggressioni: “Gegen sexismus. Gegen rassismus”. I molestatori e gli sfruttatori politici dei nostri corpi “No pasàran”.

* tratto dal blog abbattoimuri

09 Gennaio 2016

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