DOPO 5 ANNI DALLA RIVOLTA (III)

Che cosa è successo alla Primavera Araba? – Terza  parte

Di  Gilbert Achcar e Nada Matta

Come  si differenziano, semmai,   coloro che sono andati contro Bashar  El-Assad nel 2011 dai loro “colleghi” tunisini ed egiziani?

Allo scopo di giustificare il loro appoggio al regime di Assad, alcune persone sostengono che l’insurrezione  siriana, al contrario di altri paesi arabi, sia stata guidata  da forze islamiche reazionarie. E’ completamente falso. Prima di tutto, sia in Tunisia che in Egitto, coloro che sono riusciti ad ottenere i migliori vantaggi dalla rivolta sono state le forze islamiche fondamentaliste. Sia la Fratellanza Musulmana  in Egitto che El-Nahda in Tunisia hanno vinto le prime elezioni in quei paesi.

Quindi, se l’argomento è che l’insurrezione siriana  è finito  sotto il dominio delle forze islamiche, allora coloro che ricorrono a questi argomenti, avrebbero dovuto appoggiare il vecchio regime sia in Tunisia che in Egitto, per essere coerenti.

In realtà, parte della Sinistra in Tunisia che in Egitto, adesso appoggia il vecchio regime per una motivazione analoga. In Egitto, la maggior parte della Sinistra ha appoggiato il colpo di stato condotto da Sisi, anche se alcuni di loro forse in seguito  se ne sono rammaricati. Il fatto fondamentale è che ci sono state insurrezioni popolari in tutta la regione.

Se le forze islamiche fondamentaliste sono riuscite a diventare dominanti tra le forze organizzate in quelle rivolte, senza nessuna eccezione, è certamente dovuto, da una parte alla debolezza pratica e/o politica della Sinistra, ma, dall’altra, è anche e soprattutto un prodotto di decenni di governo di regimi dispotici. A nessuno dovrebbe

sfuggire questo. Il regime siriano non era uno scudo contro  il fondamentalismo islamico, né lo sono stati Mubarak o Ben Ali, e non lo sono oggi Assad e Sisi.

Fin da quando Bashar El-Assad andò al potere, succedendo a suo padre in maniera dinastica, ha incoraggiato il Salafismo in Siria. Le persone che sono esperte della Siria  potrebbero notare la proliferazione dei niqab (il velo islamico che copre tutto il corpo, compreso il volto) nelle strade della Siria. Questo era stato incoraggiato dal giovane Assad che credeva che avrebbe  comprato la pace sociale del suo regime, e che questa reazionaria ideologia islamica salafita avrebbe tenuto lontano le persone dal coinvolgimento politico. Alla fine la cosa gli si è rivoltata contro.

La storia è simile all’intero   livello regionale. Gli Stati Uniti stessi avevano favorito il fondamentalismo islamico contro il nazionalismo arabo e la Sinistra fino dagli anni ’50, fino a quando gli si è rivoltata contro.  Allo scopo di sconfiggere il Nasserismo, Sadat liberò i membri della Fratellanza Musulmana dalla prigione e permise loro di organizzarsi. Erano tollerati come partito di massa sotto Mubarak, anche se sotto stretta sorveglianza. Avendo eliminato la Sinistra con l’aiuto delle forze fondamentaliste islamiche, gli Stati Uniti e i regimi locali hanno creato le condizioni perché nascesse l’opposizione da parte di queste forze.

Aggiungete a questo che quando cominciò l’insurrezione siriana, il regime di Assad fece tutto quello che poteva per impedire che si sviluppasse il suo potenziale democratico, laico, non settario. Questa in effetti era la maggiore minaccia agli occhi del regime. Ha schiacciato il movimento nel modo più brutale, imprigionando diecine di migliaia di persone per lo più giovani che erano stati la forza organizzatrice e la     “punta di lancia” dell’insurrezione.

Proprio allo stesso tempo, come è stato documentato  in molti articoli e libri, il regime ha liberato dalle sue carceri gli jihadisti che aveva continuato a detenere dopo averli usati in Iraq. Il loro rilascio è stato un inganno semplicemente machiavellico da parte del regime, allo scopo di  realizzare  la profezia auto-avverantesi  che aveva diffuso dal primo giorno sostenendo che l’insurrezione non era altro che una cospirazione jihadista. Il regime ha fatto qualsiasi cosa per creare le condizioni affinché il fondamentalismo islamico crescesse in Siria in modo da alterare il carattere dell’insurrezione.

Allo stesso tempo, faceva sempre più affidamento, per la sua difesa, sui delegati regionali dell’Iran che venivano dall’Iraq e dal Libano, che sono certamente non meno Islamici fondamentalisti islamici della maggioranza delle forze islamiche siriane contrarie ad Assad. Coloro che sostengono che il regime siriano sia laico, trascurano completamente questo fatto ovvio che  va contro la loro asserzione.

Al-Qaida comparve come Fronte Al-Nusra in Siria all’inizio del 2012, con un pesante coinvolgimento del ramo iracheno, il cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq (ISI), in cui svolgono un ruolo cruciale ex membri del Partito Baath dell’Iraq, il fratello nemico del Partito Baath siriano al governo. Quando decisero di far confluire Al-Nusra nell’ISI sotto il nome di Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (al-Sham, cioè la Siria più grande), noto come ISIS o ISIL (L sta per Levante), gli iracheni provocarono una spaccatura: parte dei siriani continuarono come Al-Nusra, e anche con Al-Qaida globale. Per Assad  i suoi compari questo fu uno sviluppo molto favorevole. L’ISIS

si scontrò molto di più con l’opposizione al loro regime che con le loro truppe.

La verità è che l’ISIS è il  “nemico preferito” del regime di Assad, perché qual gruppo è così  ripugnante  per gli occidentali che sono il miglior argomento del regime per tentare di allettare le potenze occidentali a cambiare atteggiamento verso di esso. Ora si può vedere molto chiaramente in che modo il regime siriano stia tentando del suo meglio, con l’aiuto della Russia, di allettare l’Occidente  ad appoggiarlo in nome della lotta contro l’ISIS.

Un numero crescente di membri delle élite occidentali di potere – specialmente tra i più reazionari alla Donald Trump, alla Marine Le Pen e simili – sostengono precisamente questo. Chiedono un’alleanza con Assad e Putin.

Se oggi guardiamo oggi la Siria, i critici sostengono che tutte le forze sul terreno in Siria sono contro rivoluzionarie. E’ giusto? I combattenti sul terreno non sono in grande maggioranza siriani che combattono la dittatura? 

Certamente lo sono. Ma una delle complessità della situazione nella regione è che non si ha un classico binomio di rivoluzione e contro rivoluzione. Abbiamo un triangolo di forze: da una parte un polo rivoluzionario che consiste di un blocco di forze sociali e politiche che rappresentano le aspirazioni dei lavoratori, di giovani e delle donne che si sono  sollevati  contro il vecchio regime perché aspiravano a una società progressista differente.

Dall’altro lato, tuttavia, si trovano non uno ma due campi contro rivoluzionari. Uno è quello dei vecchi regimi, la classica controrivoluzione. E poi per le ragioni storiche che ho già citato, ci sono forze reazionarie di tipo religioso che all’inizio sono state favorite d ai vecchi regimi come contrappeso alla Sinistra, che si sono sviluppate e si sono ribellate contro questi regimi. Entrambe sono forze controrivoluzionarie nel senso che i loro fondamentali  interessi e programmi, si scontrano direttamente con le aspirazioni del polo rivoluzionario che lotta per il cambiamento sociale, economico e democratico.

Quando sono andati al potere nel 2011, la Fratellanza Musulmana in Egitto ed El-Nahda in Tunisia rappresentavano un’altra versione della controrivoluzione che Washington credeva funzionasse meglio del vecchio regime. Continuarono le politiche sociali ed economiche del vecchio regime.

L’unico cambiamento che cercarono di attuare fu  stato di islamizzare le istituzioni in Egitto, azione già svolta molto sotto Sadat e Mubarak. Sorsero tensioni tra di loro e il vecchio regime quando cercarono di asserire il loro controllo sugli apparati dello stato. Questo era il contesto del colpo di stato del 2013 in Egitto.

Ci sono quindi in tutta le regione due campi rivali contro rivoluzionari e un polo rivoluzionario. La debolezza pratica e/o politica di quest’ultimo ha permesso che la situazione si sviluppasse in uno scontro tra i due campi controrivoluzionari, mentre questo divenne marginale.

La Siria è l’esempio più estremo. C’era un enorme potenziale progressista nell’insurrezione del 2011,  tanto quanto, se non di più che in altri paesi a causa della maggiore diffusione di idee progressiste e di sinistra tra la popolazione siriana – molto di più che in Egitto, ma meno che in Tunisia. Questo potenziale,  tuttavia,  non si materializzò in una forma organizzata. Le reti virtuali di Internet sono bravissime ad organizzare dimostrazioni e proteste, ma non sostituiscono affatto una vera rete organizzativa.

Aggiungete a questo il coinvolgimento molto attivo della roccaforte     controrivoluzionaria  regionale rappresentato dalle monarchie del Golfo che fecero del loro meglio per rafforzare la componente islamica fondamentalista dell’opposizione siriana a spese di qualsiasi altra cosa perché una vera insurrezione democratica è la maggiore minaccia per loro come lo è per Assad. In un certo senso, concordavano con il regime di Assad a promuovere la componente islamica fondamentalista dell’opposizione a detrimento di quella laica democratica.

Il risultato finale in Siria di fatto è che la situazione è dominata da uno scontro tra

due forze controrivoluzionarie: da una parte il regime e i suoi alleati, e, dall’altro, un’opposizione armata in cui le forze dominanti  sostengono   prospettive politiche che sono profondamente contradditorie rispetto alle iniziali aspirazioni progressiste dell’insurrezione come si erano espresse nel 2012. E’ vero che ci sono anche forze di opposizione armate che sono meno reazionarie, anche se appena progressiste.

Più importante di questo è il fatto che la maggior parte di coloro che si sono uniti ai gruppi armati islamici fondamentalisti non la facevano per motivi ideologici, ma perché lì potevano ottenere salari nel contesto di condizioni di vita in rapido deterioramento dovuto alla guerra. Questo è un fattore chiave anche nello sviluppo dell’ISIS, fattore che gli ha permesso di reclutare così tante migliaia di combattenti.

Detto questo, il potenziale che esplose nel 2011 non fu schiacciato ma fu, piuttosto, emarginato politicamente. Molti di coloro che rappresentavano questo potenziale  hanno lasciato il paese per andare in esilio poiché sono radicalmente contrari al regime  e sono  da questo minacciati, da una parte, e dall’altra vedono il proliferare di forze reazionarie che sono ugualmente pericolose per loro.

La maggior parte di coloro che sono sopravvissuti e che non sono finiti in prigione, hanno lasciato il paese. Queste migliaia di attivisti che rappresentavano  il potenziale democratico progressista dell’insurrezione del 2011 e che sono ora in esilio, sono un motivo per mantenere la speranza nel futuro.

Al momento, tuttavia, la cosa migliore che si possa sperare è la cessazione di questa terribile dinamica di “scontri di barbarie”, come li ho definiti subito dopo l’11settembre, con il barbaro regime di Assad  da una parte  e il barbaro ISIS all’altra, essendo il secondo originariamente un prodotto della principale barbarie dell’occupazione statunitense dell’Iraq. La guerra civile, la distruzione della Siria e il massacro del suo popolo da parte del regime, dovrebbero arrivare alla fine con condizioni che permettano ai rifugiati di tornare alle loro città natali dall’esilio o dal luogo dove erano stati dislocati all’interno del paese. Questa è ora la cosa più urgente.

In questo momento non c’è assolutamente nessuna prospettiva per un esito progressista. Chiunque la pensi in altro modo,  sta sognando. In attesa di tali prospettive, la cosa migliore che può accadere è la fine del continuo deterioramento provocato dalla guerra. Affinché la guerra finisca, è necessario qualche tipo di compromesso tra il regime e l’opposizione. E perché accada questo, Assad se ne deve andare perché non può esserci alcun compromesso fattibile, nessuna fine del conflitto se Assad resterà al suo posto.

Appoggiandolo, la Russia e l’Iran stanno bloccando la possibilità di un compromesso. Fin dal 2012, l’amministrazione Obama continuavano a dire: “Non difendiamo il cambiamento di regime in Siria, ma crediamo che Assad dovrebbe dimettersi affinché veda la luce  un compromesso tra il regime e l’opposizione.”

Obama sosteneva quella che chiamava “la soluzione yemenita.” In Yemen il presidente aveva accettato di dimettersi e di trasmettere il potere al suo vice-presidente, e il regime non venne cambiato. C’era, invece, una coalizione di governo di opposizione e regime, ma escluso il clan del presidente. Non durò molto, come sappiamo, ma nel 2012 fu considerato da Obama e lo è ancora, come il modello da seguire in Siria.

L’Iran e la Russia, temono tuttavia che se il clan di Assad se ne andasse, turberebbe l’intero regime che è diventato alquanto traballante, ed essi tollerare di perdere la Siria come uno dei loro principali alleati nella regione. Impediscono perciò di progredire verso un compromesso negoziato che sarebbe certamente tutt’altro che ideale.

Però, a meno che la guerra non si fermi, non ci sarà una rinascita del potenziale democratico progressista nel modo in cui apparve nel 2011. Il potenziale esiste ancora: se la guerra si fermerà e i problemi sociali saranno  di nuovo preminenti, la gente vedrà la vacuità di entrambi i campi che non hanno nessuna soluzione per i problemi del paese.

Alcuni dicono che se Assad dovesse lasciare il potere, l’ISIS e Al-Nusra     lei dice che cacciare via Assad affretterà la lotta per la liberalizzazione.

Sicuramente. Il principale motivo che permette ad Al-Nusra e all’ISIS di svilupparsi, è la persistente  esistenza del regime di Assad.  E’ stata in primo luogo la barbarie del regime di Assad  nel reprimere l’insurrezione che ha creato il terreno per far sviluppare Al-Qaida e l’ISIS in Siria.

Non c’erano masse pronte in attesa di unirsi a quei gruppi folli. La gente ha finito per trovare in loro una risposta appropriata alle atrocità commesse dal regime e anche al caos che prevalse. L’ISIS ha approfittato di  questo, imponendo un ordine religioso totalitario e contemporaneamente fornendo servizi sociali simili a quelli statali.  Questo è il motivo per cui si è definito Stato Islamico.

L’unico modo possibile di liberarsi dell’ISIS e di Al-Qaida è rimuovere le cause che portano queste persone a unirsi a questi gruppi. Quando gli Stati Uniti tentarono di schiacciare Al Qaida soltanto con la pura e semplice forza durante la battaglia e il massacro di Falluja in Iraq, fallirono miseramente. E’ stato soltanto quando hanno cambiato strategia e hanno   messo di nuovo in grado di agire le tribù arabe sunnite per mezzo di finanziamenti e di armi, che sono riusciti a emarginare  Al-Qaida.

Al Qaida trasformatosi in ISIS riuscì in seguito a riprendere il controllo su vaste parte dell’Iraq nel 2014 perché il governo settario di Nouri Al-Maliki, appoggiato dall’Iran, creò di nuovo le condizioni per il rancore arabo sunnita iracheno che permise ad Al-Qaida di svilupparsi inizialmente durante l’occupazione degli Stati Uniti. Questo è il motivo per cui la maggior parte degli arabi sunniti dell’Iraq paradossalmente erano arrivati a considerare le truppe americane come una protezione contro il governo sciita settario di Maliki.

In Siria si devono rimuovere  le condizioni per un risentimento arabo sunnita allo scopo di porre fine all’attrattiva settaria di Al-Nusra, dell’ISIS e di altri fondamentalisti. La prima condizione per fare questo è l’allontanamento dal potere del clan di Assad, dato che  la maggior parte della società siriana non li sopporta.

(3, CONTINUA)

18 dicembre 2015

Originale: Jacobin Magazine

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

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