FERMIAMO I CRIMINI CLIMATICI

tratto da Comune-info.net

Un appello sul cambiamento climatico in vista dell’incontro a Parigi della COP21 firmato da Desmond Tutu, Noam Chomsky, Vivienne Westwood, Naomi Klein e un centinaio di attivisti che chiedono di “fermare i crimini climatici”.

Frenare il cambiamento climatico significa ripensare radicalmente il nostro modello di società, senza false soluzioni

Teniamo i combustibili fossili sotto terra. Fermiamo i crimini climatici

Siamo a un bivio

Non vogliamo ritrovarci costretti a sopravvivere in un mondo a malapena vivibile. Dalle isole del Pacifico del Sud alla Luisiana, dalle Maldive al Sahel, dalla Groenlandia alle Alpi, la vita quotidiana di milioni di noi è già perturbata dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Dall’acidificazione degli oceani, dalla sommersione di isole del Pacifico del Sud, dallo sradicamento dei rifugiati climatici in Africa e nel sottocontinente indiano, dalla recrudescenza delle tempeste e degli uragani, l’ecocidio in corso violenta l’insieme degli esseri viventi, degli ecosistemi e delle società, minacciando i diritti delle generazioni future. Queste violenze climatiche ci colpiscono in modo diseguale: le comunità contadine e indigene, i poveri del Sud e del Nord sono più toccati dalle conseguenze della deregolamentazione climatica.
Non facciamoci illusioni. Da più di vent’anni, i governi negoziano, ma le emissioni di gas a effetto serra non sono diminuite e il clima continua nella sua deriva. Allorché le constatazioni della comunità scientifica diventano sempre più allarmanti, le forze che bloccano e paralizzano il cambiamento stanno vincendo.
Non è una sorpresa. Decenni di liberalizzazione commerciale e finanziaria hanno indebolito la capacità degli Stati di far fronte alla crisi climatica. Ovunque, delle forze potenti –imprese del settore fossile, multizonali dell’agro-business, istituzioni finanziarie, economisti dogmatici, clima-scettici e clima-negazionisti, politici prigionieri di queste lobby- fanno muro e promuovono false soluzioni. 90 imprese sono all’origine dei due terzi delle emissioni mondiali di gas a effetto serra. Delle vere risposte al cambiamento climatico nuocerebbero ai loro interessi e al loro potere, rimetterebbero in causa l’ideologia del libero scambio, e minaccerebbero le strutture e le sovvenzioni che le sostengono.
Sappiamo che le multinazionali e i governi non abbandoneranno facilmente i profitti che traggono dall’estrazione delle riserve di carbone, di gas e di petrolio o dall’agricoltura industriale globalizzata golosa di energia fossile. Per continuare ad agire, pensare, prendersi cura, creare, produrre, contemplare, lottare, dobbiamo quindi costringerli. Per realizzarci in quanto società, individui, cittadini e cittadine dobbiamo tutti e tutte agire per cambiare tutto. La nostra umanità comune e la Terra lo domandano.
Restiamo fiduciosi nella nostra capacità di fermare i crimini climatici. In passato, degli uomini e delle donne determinati hanno messo fine ai crimini della schiavitù, del totalitarismo, del colonialismo o dell’apartheid. Hanno fatto la scelta di combattere per la giustizia e l’uguaglianza e sapevano che nessuno si sarebbe battuto al loro posto. Dobbiamo fare altrettanto per il cambiamento climatico e prepare un’insurrezione di questo genere.
Lavoriamo al cambiamento. Possiamo aprire delle vie verso un futuro vivibile. Il nostro potere di agire è sovente più forte di quanto pensiamo. Attraverso il mondo, lottiamo contro i veri motori della crisi climatica, difendiamo i territori, riduciamo le emissioni, organizziamo la resilienza, sviluppiamo l’autonomia alimentare per l’agro-ecologia contadina, ecc.
Allorché si avvicina la conferenza dell’ONU sul clima a Parigi-Le Bourget (dal 30 novembre all’11 dicembre 2015), affermiamo la nostra determinazione a lasciare le energie fossili nel sottosuolo. È la sola soluzione.
Concretamente, i governi devono smettere di sovvenzionare l’industria fossile e congelare le estrazioni rinunciando a sfruttare l’80% di tutte le riserve di carburante fossile.
Sappiamo che questo implica un cambiamento storico epocale. Non ci aspettiamo che siano gli Stati ad agire. La schiavitù e l’apartheid non sono scomparsi perche degli Stati hanno deciso di abolirli, ma grazie alle mobilitazioni di massa che non hanno lasciato loro altra scelta.
L’esito è incerto. Abbiamo però un’occasione unica di rinnovare la democrazia, di smantellare il potere egemonico delle multinazionali e di trasformare radicalmente i nostri modi di produzione e di consumo. Voltare pagina sulle energie fossili è una tappa decisiva verso la società giusta e sostenibile di cui abbiamo bisogno.
Non sprechiamo questa occasione, a Parigi e altrove, oggi e domani.

Per aderire all’appello “Fermiamo i crimini climatici” 

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