ATENE: UNA CORRISPONDENZA

mattina 2 giugno

La prima impressione che abbiamo dalle discussioni con i compagni è una sensazione di incertezza generale: in primo luogo sui risultati del referendum di domenica. La differenza tra il NO e il SI si sta riducendo. Le intenzioni di voto per il NO sono passate dal 57%, prima della chiusura delle banche e il controllo dei capitali, al 46%: in due giorni. Allo stesso tempo, le intenzioni di voto per il SI sono passate dal 30 al 37%. Il divario rimane sensibile, e praticamente il NO dovrebbe prevalere se si sommano tutte le parti che chiamano al rifiuto del protocollo (compresa Alba Dorata), ma questo oggi è simbolicamente sceso sotto il 50% nei sondaggi.

Il NO sta affrontando una forte campagna contro. Per ora passano in televisione solo i clip pubblicitari per il  SI  (il clip per il NO deve uscire ma Syriza ha tardato a produrlo a causa dell’incertezza sul referendum – vedi sotto). La campagna mediatica per il SI (clip, le dichiarazioni di attori, politici ed economisti, etc.) sottolinea il carattere “irresponsabile” del governo: si gioca sul risentimento negativo per la chiusura delle banche e per i controlli sui capitali, e si cerca di far cadere la responsabilità sull’annuncio del referendum. Questa campagna gioca anche sulla paura, basandosi sulle dichiarazioni dei Ministri europei sostenitori della linea dura, che avvertono che un risultato in favore del No significherebbe automaticamente l’uscita dalla zona euro (a volte dicono anche dall’UE …). Il padronato greco è anche esso fortemente coinvolto in questa campagna, moltiplicando gli annunci secondo cui il prevalere del voto NO porterebbe ad un ulteriore degrado del contesto economico e ad un aumento della disoccupazione. In molte aziende i dipendenti si sono lamentati di intimidazione da parte dei loro capi, che minacciavano di ritardare i pagamenti degli stipendi qualora votassero per il NO.

Anche la  confederazione sindacale del settore privato GSEE (ancora controllata dal Pasok)  chiama indirettamente a votare per il SI: riprende l’argomento del PASOK secondo cui questo referendum sarebbe mal organizzato e potrebbe avere conseguenze drammatiche per l’economia, e quindi sarebbe irresponsabile votare NO.

Dall’altro lato Tsipras  nega di essere il responsabile della chiusura delle banche: dice che è una misura imposta dalla BCE e dal FMI. Per quanto riguarda i controlli sui capitali, sostiene che si tratta di una misura transitoria che si fermerà dopo il referendum (anche se logicamente avrebbe dovuto metterla in atto fin dall’inizio del suo mandato …). Inoltre ha dichiarato che il suo obiettivo è quello di raggiungere un accordo con la troika e in nessun caso si prevede l’uscita dalla zona euro. Presenta il referendum come un voto in sostegno al suo governo, e gioca anch’egli sulla paura, affermando che  nuove elezioni (in caso di vittoria del SI) significherebbero l’estensione della chiusura delle banche per ancora un altro mese.

Per quanto riguarda lo svolgimento del referendum: all’annuncio televisivo di Tsipras, ieri a tarda sera, nulla è stato garantito. Il governo Tsipras sperava  effettivamente  di poter sottomettere al voto una nuova  proposta di memorandum sulla base delle nuove proposte che aveva inviato ieri alle istituzioni (Troika). Il governo greco avrebbe quindi chiesto di votare SI o addirittura annullato il referendum (meno probabile …). Ma la riunione dell’Eurogruppo di ieri ha imposto la “linea dura” e ha deciso di rinviare ogni considerazione su di una nuova proposta dopo il referendum. L’obiettivo della borghesia europea sembra abbastanza chiaro: fare pressione sul governo Tsipras per spingere ulteriormente verso misure di austerità e spingere per l’elezione di un nuovo governo di unità nazionale.

Le nuove proposte fatte da Atene, presentati da Tsipras come un compromesso accettabile, sono in realtà molto simili (in termini di privatizzazioni, di attacchi alle pensioni, aumento dell’IVA, ecc) al testo sottoposto a referendum questa domenica e per il quale invita a votare NO … Aggiunge solo aggiustamenti simbolici e marginali al testo della Troika: privatizzazione di tutto quello richiesto tranne i settori dell’energia elettrica, abolizione del pensionamento anticipato nel 2018, invece del 2017, l’aumento IVA ma cercando di avvantaggiare il turismo.

Nel complesso, l’impressione che emerge è quella di un gran casino: tutto si evolverà ora per ora, sia dal lato delle decisioni governative che dell’attivismo (raduni, dimostrazioni)  e di eventuali negoziati dietro le quinte. Sembra inoltre che dalle decisioni prese dal governo Tsipras ci siano state forti dissociazioni nelle discussioni in seno al Comitato Centrale di Syriza: il leader di DEA (una componente della Piattaforma di Sinistra) Antonis Davanelos, del CC di Syriza, affermava ancora un’ora prima dell’annuncio del referendum di Tsipras che un accordo era sul punto di essere firmato con una “istituzione” ed è stato informato dalla televisore del referendum …

In caso di una vittoria del NO, lo scenario più probabile è la ripresa dei negoziati con la troika, e la convalida di nuove misure di austerità che il governo Tsipras spera di riuscire a presentare come un successo, come misure accettabili e come emanazione della volontà il popolo greco.

In caso di vittoria del Sì, ci sarebbe le dimissioni del governo Tsipras, l’elezione di un nuovo governo di unità nazionale sotto un nuovo raggruppamento: la prospettiva è allora o un raggruppamento PASOK-ND liberale o un  raggruppamento socialdemocratico intorno alla maggioranza di Syriza e la sinistra del Pasok, ma tutto questo rimane molto virtuale per ora e poche informazioni girano sui negoziati in corso.

Le varie campagne e annunci che emergeranno durante i pochi giorni che ci separano dal referendum si annunciano decisive per eventi successivi. Manifestazioni, incontri e riunioni si tengono ogni giorno.

L’altro ieri (30 giugno), una manifestazione per il SI ha riunito 20 000 persone. Piccoli gruppi politici (soprattutto OKDE-IV internazionale e un gruppo anarco-sindacalista) hanno cercato di organizzare una contromanifestazione, ma non ha avuto seguito perché considerata “estremista” dalla maggioranza dei Antarsya. Questo contro-protesta è stata fortemente controllata dalla polizia.

Ieri si è tenuto una piccola manifestazione di protesta contro le pressioni da parte dei padroni per votare SI (organizzata dal sindacato del settore privato controllato dall’estrema sinistra): 200 persone. Accanto c’era un luogo di ritrovo per il No, di dimensioni paragonabili, chiamato dall’EPAM, un gruppo “patriottico di sinistra” di recente costituzione. Varie riunioni delle varie forze della sinistra per il NO si tengono nelle zone popolari di Atene.

Oggi, nuovo evento pro-SI e specifica manifestazione del KKE per l’astensione. Una manifestazione e un presidio sono organizzati (dai partiti a  sinistra di Syriza meno il KKE) davanti alla sede della GSEE a risposta alla loro chiamata indiretta a votare SI.

Domani evento decisivo per il NO  organizzata da Syriza, dopo un discorso di Tsipras.

In effetti, la campagna per il NO si sta caratterizzando in termini di dinamismo e di diffusione di massa nelle strada. Syriza esita a chiamare alla protesta: la manifestazione di domani è stata lanciata solo ieri sera dopo l’annuncio del discorso di  Tsipras per Venerdì; la manifestazione per il NO, doveva tenersi oggi, ma Syriza non voleva indirla (sperava in un accordo con l’Eurogruppo fino all’ultimo momento) e, infine, si è trasformata in una denuncia del GSEE senza la partecipazione di Syriza …

Tuttavia, i muri dei quartieri popolari di Atene sono letteralmente ricoperti di manifesti che chiedono di votare NO e di partecipare alle dimostrazioni. Volantinaggio e incontri sono organizzati per NO in diversi quartieri, sia da parte di militanti di Antarsya che di Syriza.

Il messaggio centrale nei volantini di Syriza e del governo è il seguente: il voto di domenica è un voto “per la democrazia e la dignità.”

Il discorso Antarsya nei suoi volantini è invece: votare NO al referendum, ma anche rifiutare ogni nuovo protocollo: si evita così di appoggiare un referendum che è stato organizzato da Tsipras per approvare nuove misure austerità. Si ribadisce la necessità di rompere con la logica del compromesso con la Troika, e di ingaggiare uno scontro con la borghesia.

Corrispondenti

Tratto da: www.npa2009.org

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