UN BUON MOTIVO PER DIRE NO!

Il debito militare con Francia e Germania affoga la Grecia

Carlos Del Castillo*

I partner europei della Grecia sono i principali creditori del mutuo contratto da Nea Democratia e Pasok: la Grecia ha più carri armati di Germania, Francia e Italia messe insieme e il secondo maggior bilancio della difesa dell’Unione europea, con cinque volte il numero di soldati per abitante rispetto alla Spagna

La Grecia si avvicina al fallimento. Il governo di sinistra Syriza sta in questi giorni negoziando con i partner europei le misure dei tagli per l’accesso al contributo finanziario necessario per evitare un default. Questi governi europei stanno facendo pressione sull’esecutivo greco affinché accetti un nuovo aumento dell’IVA e altri tagli alle pensioni, due linee rosse che il presidente Alexis Tsipras ha promesso al suo popolo non avrebbe oltrepassato. In questo contesto, il presidente della Commissione europea, il conservatore Jean-Claude Juncker, ha suggerito che la Grecia avrebbe potuto scegliere “altri strumenti” come “un modesto taglio del bilancio della difesa.”
Mentre gli altri partner europei si sono lamentati che Juncker e il suo team stanno cercando di assumere il ruolo del poliziotto buono nelle trattative con Tsipras e il suo ministro delle finanze, Yanis Varoufakis, la verità è che il presidente dell’esecutivo dell’Ue ha segnalato uno dei principali buchi neri dei conti greci: la Grecia è un paese fortemente militarizzato e investe una quantità enorme del suo bilancio per la difesa in proporzione alla sua popolazione e al suo peso geopolitico.

Un alto rapporto soldati/popolazione
Il piccolo paese dell’Europa meridionale ha un esercito di 109.000 soldati per una popolazione di circa dieci milioni di persone; un rapporto di circa 10 soldati per 1.000 abitanti, di gran lunga la più alta percentuale di tutta l’Unione europea. In confronto, la Spagna ha circa 122.000 soldati, con un rapporto di 2,5 per 1.000 abitanti; la Francia, una superpotenza in termini di armamenti, un rapporto di 3.5. Ma la spesa greca non riguarda solo il personale.
Negli ultimi dieci anni, durante i quali si sono dati il cambio governi di Nea Democratia e del PASOK, la Grecia ha impiegato una media del 4% del suo PIL per la difesa, con punte di quasi il 6%. La NATO, nota per le pressioni nei confronti dei suoi alleati affinché aumentino le spese militari, raccomanda che queste raggiungano il 2% del PIL. La percentuale greca è stato superata solo da Stati Uniti d’America, tra i paesi dell’Alleanza. In questo stesso periodo, la Grecia ha importato attrezzature militari per un valore di 12.000 milioni di euro. Tra il 2005 e il 2009, poco prima di essere costretta a richiedere il rimborso, il paese è diventato il quinto più grande importatore di armi al mondo.

Carri armati tedeschi e sottomarini francesi
Dov’è finito l’enorme investimento della Grecia per le attrezzature militari? Oltre agli Stati Uniti, verso i suoi partner europei. In particolare verso due dei principali esportatori di armi al mondo: la Germania e la Francia. La Grecia ha 1.620 veicoli corazzati, più di Germania, Francia e Italia insieme. Sono per lo più Leopard 1 e Leopard 2, prodotti dall’industria tedesca. Al confronto, la Spagna ha 300 unità Leopard, la stessa Germania 400.
Tutto questo esborso per gli armamenti ha il suo prezzo. Tra i tanti debiti nei quali nuota il governo ellenico, ci sono le fatture di 4.000 milioni di euro nei confronti della Germania. La Francia, che fornisce la Marina greca, è al secondo posto con circa 3.000 milioni di euro. “E’ una situazione paradossale. Da un lato si sta dicendo a Syriza di tagliare le spese militari e dall’altra la si obbliga ad adempiere i pagamenti previsti, non solamente per i carri armati, ma anche per alcuni sottomarini francesi per i quali sono stati spesi più di 2 miliardi e che successivamente sono risultati difettosi per un problema progettuale. E’ un’assoluta ipocrisia” ha denunciato l’eurodeputato di IU Javier Couso in una dichiarazione a “Publico”.
Couso, membro della commissione sicurezza, difesa e relazioni con la NATO del Parlamento europeo, ha detto che è in atto “una campagna di propaganda per attaccare Syriza da tutte le parti possibili.” Tsipras spera di ridurre la partita della Difesa per circa 200 milioni di euro, ma sarà difficile liberarsi di tutto il materiale militare che ha la Grecia. Secondo le stime della Nato, entro il 2015 il paese supererà i 4.000 milioni di euro.

Di fatto, una volta invischiati nei negoziati sul primo piano di salvataggio, i governi greci sono stati costretti a continuare a firmare contratti di armamenti. In un impeto di sincerità, un assistente del premier greco tra il 2009 e il 2011, George Papandreou, ha detto: “Nessuno ci sta dicendo: acquistate le nostre navi da guerra oppure non approveremo il piano di salvataggio. Ma è chiaro che saranno più solleciti se lo faremo”.
“I creditori, insieme a governi complici, la hanno obbligata a spendere senza controllo – sostiene su questo punto Couso – per una difesa che non serve. Non può essere che questo piccolo paese ha avuto per così tanti anni una spesa militare così sproporzionata” .

Un’”assurda” corsa agli armamenti con la Turchia
Oltre alla sua posizione geostrategica complicato come confine meridionale e orientale dell’Europa, una delle cause della crisi economica in Grecia è stata quella di aver cercato di competere con la Turchia riguardo gli armamenti. La rivalità tra i due paesi viene da lontano e ancora oggi è presente con piccole tensioni nelle mar Egeo, e su di esse. Le flotte greca e turca si lanciavano mentre i caccia violavano lo spazio aereo dell’altro paese solamente per essere intercettati ed essere scortati nel proprio. Almeno, lo hanno fatto fino a quando ai greci sono finiti i soldi per pagare il carburante.
Se nei tempi di abbondanza pochi criticavano lo spreco che provocava questa corsa agli armamenti, dopo l’inizio della crisi anche i turchi hanno teso la mano al vecchio nemico: “Anche i paesi che stanno cercando di aiutare la Grecia in questo momento di difficoltà le offrono di acquistare nuove attrezzature militari. La Grecia non ha bisogno di nuovi carri armati o missili o sottomarini o aerei da combattimento; e nemmeno la Turchia. Questo è il momento di tagliare le spese militari a livello mondiale, ma soprattutto tra Grecia e Turchia, che non hanno alcuna necessità di sommergibili tedeschi o francesi”, ha detto Egemen Bagis, capo negoziatore tra Ankara e l’Unione europea.

“Se la Grecia riducesse del 50% il suo bilancio della difesa potrebbe risparmiare circa 9.000 milioni di euro all’anno”, spiega Pere Ortega, direttore del Centro Delas di studi per la pace. Dal 2011, il paese è riuscito a ridurre il suo bilancio militare al 2,2% del PIL, e tuttavia rimane il più alto dell’Ue dietro il Regno Unito. Per Ortega, pacifista riconosciuto, continua ad essere una riduzione insufficiente.
“La Grecia dovrebbe mettere fine al conflitto storico con la Turchia. Deve perseguire questa direzione. L’altra porta a comprare più armi e ad avere un esercito preparato per è assurdo, perché entrambi sono membri della NATO”, continua Ortega, notando che Syriza ha già iniziato a percorrere il sentiero per trasformare la Grecia in un paese neutrale. “Il modo per disarmare è semplice”, ha detto l’attivista, ma percorrere tale cammino non dipende solamente dalla volontà dell’esecutivo guidato da Tsipras.

*Fonte articolo: http://www.publico.es/internacional/deuda-militar-francia-y-alemania.html”>publico.es
Traduz. Piero Maestri

Tratto da: www.communianet.org

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