POVERTA’ NELLA RICCA GERMANIA

Disuguaglianza e sottoccupazione in aumento nella potenza economica europea.

di Sumi Somaskanda, 5 maggio 2015

Berlino – I segni della potenza economica della Germania si vedono chiaramente. A Berlino ci sono nuovi sciccosi alberghi grattacielo che spiccano sulla via principale  dello shopping e lussuosi complessi condominiali sorti nel quartiere dove hanno sede i ministeri. A sud-ovest, nel cuore del settore metalmeccanico tedesco, si ode il rumore delle fabbriche di ricambi auto e si respira nell’aria una fiducia ritrovata.

In poco più di un decennio il paese si è trasformato, da “malato” d’Europa è diventato il motore economico del continente. L’industria dell’esportazione è già la seconda più grande del mondo e nel mese di febbraio è cresciuta oltre le aspettative, sostenuta da un euro debole. I tedeschi notoriamente taccagni stanno iniziando ad aprire i loro portafogli – la fiducia dei consumatori ha raggiunto il livello massimo da 13 anni a questa parte. Grecia e Italia stanno lottando sotto il peso del loro debito, ma nel mese di febbraio il prodigio d’Europa ha raggiunto il record di surplus delle partite correnti.

Questo successo economico ha portato al paese potere e popolarità a livello globale. Berlino ha assunto un ruolo chiave di mediazione  nella crisi in Ucraina e in Siria e sta facendo pressioni per un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel frattempo, la Germania è diventata la seconda destinazione più popolare per gli immigrati nel mondo, dopo gli Stati Uniti. Come le quotazioni della Germania sono salite all’estero, una nuova fiducia in se stessi ha messo radici all’interno. Per la maggior parte delle persone qui, essere tedeschi è bello.

Eppure, in certi angoli tranquilli della capitale, sta crescendo una Germania diversa.

In un centro di assistenza sociale locale a Berlino, in zona Tempelhof, Christine Schmelzle sta manovrando per far entrare un passeggino attraverso la porta. Il suo bambino di due mesi è addormentato. La fila dei beneficiari dell’assistenza sociale in attesa di registrazione presso il banco informazioni arriva fuori dalla porta. Un flusso costante di persone va e viene.

La mamma single di 25 anni è una parrucchiera, una professione qui notoriamente sottopagata. Anche prima di dare alla luce suo figlio, Christine riusciva appena a sbarcare il lunario lavorando a tempo pieno. Ora sta ricevendo l’assistenza sociale e cercando di capire come tirare avanti col suo magro stipendio. Sta considerando di registrarsi come lavoratore autonoma e trovare qualche lavoro extra nei fine settimana. Come potràdestreggiarsi con la maternità, non è chiaro.

“E’ difficile, davvero difficile. Devi veramente sgobbare per tirare avanti come parrucchiera, e da sola con un bambino è quasi impossibile”, dice dondolando il passeggino.

Schmelzle si trova dalla parte sbagliata di quello che è un paradosso sempre più amaro in Germania. La disoccupazione sta scendendo, il paese è in piena espansione, ma la povertà e le disuguaglianze sono in aumento. Questo ha alimentato un acceso dibattito sui meriti del successo economico del paese.

Nel mese di febbraio, il Paritätische Gesamtverband berlinese, un’associazione leader nel welfare, ha riferito che la povertà in Germania è al suo livello massimo  dalla riunificazione, 25 anni fa. Circa 12,5 milioni degli 80 milioni di tedeschi sono ora classificati come poveri; guadagnano meno del 60 per cento del reddito medio familiare (per una famiglia singola, circa 900 euro al mese).

Anziani e genitori single sono quelli che più facilmente si perdono per strada. Ma una tendenza particolarmente preoccupante, dicono gli autori dello studio, è la crescita del numero di lavoratori poveri. Secondo l’Ufficio federale di statistica, poco più di 3 milioni di lavoratori tedeschi ora sono scesi al di sotto della soglia di povertà. Il Paritätische dice che l’aumento deriva da anni di tagli importanti alle tutele del lavoro.

“Sempre più persone hanno un lavoro, ma sempre meno possono veramente vivere da questo lavoro“, ha detto Christian Woltering, co-autore dello studio. “Crediamo che ci sia una correlazione significativa con una evoluzioneche noi chiamiamo l‘Americanizzazione del mercato del lavoro.”

Le radici di questa tendenza risalgono a più di un decennio fa. Alla domanda perché il loro paese abbia resistito alla crisi economica che ha afflitto gran parte dell’Europa, la maggior parte dei tedeschi indicheranno l’Agenda 2010, un pacchetto di riforme dell’ex cancelliere Gerhard Schröder emanate nel 2003 per affrontare il tasso di disoccupazione ostinatamente alto e far ripartire l’economia.

L’Agenda 2010 ha introdotto una nuova categoria di lavoro flessibile a tempo parziale. Qualsiasi lavoro è meglio di nessun lavoro, questa era l’idea. La legislazione ha largamente deregolamentato il lavoro temporaneo, liberalizzando assunzioni e licenziamenti dei lavoratori part-time, mettendoli in condizioni di parità con i lavoratori a tempo pieno. Ha inoltre inaugurato il mini-job, una forma di lavoro part-time che paga 450 € esentasse al mese.

Il fulcro delle riforme di Schröder è chiamato Hartz IV, che ha messo insieme vari benefici pubblici in un unico snello programma di disoccupazione e limitati contributi sociali. Quelli senza lavoro da più di 18 mesi – poi ridotti a 12 mesi, con eccezioni per i lavoratori più anziani – sono stati inseriti nel programma generale di welfare, che finanzia un tenore di vita di base – ora  399 € al mese – e dei sussidi di assistenza. Le agenzie di collocamento avevano il compito di fare della ricerca del lavoro la priorità assoluta; avrebbero aiutato, ma anche spinto ibeneficiari dell’assistenza sociale a trovare un posto di lavoro, aumentando la pressione per accettare delle offerte di lavoro a tempo determinato o part-time.

L’idea alla base di Agenda 2010 era quella di dare ai disoccupati e ai poveri la possibilità di lavorare, aprendo una via verso un lavoro a tempo pieno a tempo indeterminato. La realtà, dicono molti economisti e sindacati, sembra molto diversa.

Il settore del lavoro a tempo determinato è cresciuto. L’agenzia federale tedesca per l’occupazione dice che il numero di posti di lavoro temporanei è raddoppiato negli ultimi 10 anni. L’agenzia osserva che la metà dei contratti di lavoro a tempo determinato terminano dopo meno di tre mesi, e la remunerazione percepita è ben al di sotto di quello che guadagnano nelle stesse aziende i dipendenti a tempo pieno. I mini-job, nel frattempo, si sono trasformati in multi-job. I lavoratori spesso mettono insieme varie posizioni part-time per far quadrare il bilancio. Le statistiche del lavoro mostrano come il numero di lavoratori che hanno registrato un mini-job come fonte supplementare di reddito è esploso del 120 per cento tra il 2003 e il 2012.

“La maggior parte dei lavoratori part-time, in particolare i titolari di mini-job, vorrebbe lavorare di più e guadagnare di più; il che indica una sottoccupazione nascosta ” ha dichiarato DIW, uno dei principali think tank economici di Berlino, in uno studio del 2012. Il risultato è la crescita di una sottoclasse di lavoratori tedeschi sempre più intrappolati in un ciclo di bassi salari, con ben poche possibilità di avanzamento.

“I lavoratori a basso reddito e bassa qualificazione stanno trovando sempre più difficile salire la scala sociale“, ha dichiarato Werner Eichhorst, direttore della politica del lavoro europeo presso l’Istituto per lo Studio del Lavoro a Bonn. «Solo se si fa questo lavoro per un breve periodo di tempo e si è giovani e molto qualificati, è possibile spostarsi facilmente. In caso contrario, si è a rischio di rimanere bloccati. “

Questa mancanza di mobilità significa che la disuguaglianza è in aumento. Uno studio del 2013 dell’Istituto di politica macroeconomica di Düsseldorf ha riferito che il coefficiente di Gini, una misura spesso utilizzata per classificare le disparità di reddito, è aumentato di quasi il 13 per cento dal 1991 al 2010.

Martin Ehlert del Centro di Scienze Sociali di Berlino dice che la mobilità dai lavori poco qualificati del settore manufatturiero nelle zone industriali della Germania è stata a lungo tamponata da un generoso sistema di welfare. Ma le riforme del lavoro hanno prodotto un cambiamento. Ora, ha detto, “le risorse vannoprincipalmente a persone con una buona istruzione e accesso al mercato del lavoro. Non vanno veramente alle persone con scarso accesso.”

Ehlert rileva che la povertà e la disuguaglianza in Germania sono relative. La classe media qui è rimasta stabile, i diritti dei lavoratori sono rimasti forti per la forza lavoro centrale, e il sistema di welfare è ancora generoso rispetto agli standard internazionali. Le famiglie singole ricevono un’indennità di disoccupazione di 399 euro, sussidi per l’affitto e il riscaldamento, e, naturalmente, accesso illimitato al sistema di assicurazione sanitaria pubblica.

Ma il crescente divario tra ricchi e poveri, e la mancanza di mobilità economica, mina quello a cui molti tedeschi tengono di più. La tanto decantata etica del lavoro prussiana va di pari passo con l’idea di equità: il duro lavoro ti fa guadagnare uno stipendio e la possibilità di condurre una vita dignitosa. Se gli urgenti appelli e gli ammonimenti sono fondati, la Germania si sta trasformando in un paese di ricchi e poveri.

Heike Wagner dice di avere assistito al cambiamento del Soziale Marktwirtschaft della Germania, o dell’economia sociale di mercato, nel corso degli ultimi 10 anni. La 44-enne ha provato diversi lavori, dall’insegnamento a lavorare per un portale di lingue online. Ma quando non hanno funzionato, si è rivolta allo stato per un aiuto. Lei riceve assistenza da diversi anni – ha rifiutato di dire quanti anni. Integra Hartz IV lavorando per i sindacati tedeschi dei Verdi, fornendo consulenza ad altri disoccupati di lunga durata.

Ha poche speranze di ritrovare un lavoro stabile a Berlino, una situazione che, dice, le ha impedito di partecipare pienamente alla società. “Se qui non hai soldi, è davvero difficile far parte del gruppo. Andare al bar, al cinema, non è possibile farlo con Hartz IV” ha detto. “Se avete amici con un buon lavoro, è difficile mantenere quelle amicizie.”

Gli studi più recenti sulla povertà hanno non solo generato un po‘ di consapevolezza, ma anche un acceso dibattito. Per alcuni tedeschi, i rapporti sulla povertà crescente sono difficili da credere. Un giornalista del settimanale nazionale Die Zeit ha accusato il Paritätische di seminare allarmismo, sostenendo che “la affermazione che la povertà e la miseria siano in continua crescita è semplicemente sbagliata.”

Anche la statistica utilizzata per misurare la povertà – il 60 per cento del reddito familiare medio – è stata messa sotto accusa. Se ogni tedesco guadagnasse 100 volte il suo stipendio attuale, si sotiene, il tasso di povertà rimarrebbe lo stesso. Eppure, alcuni media hanno suonato un campanello di allarme, invitando i tedeschi a dare un’occhiata più da vicino a una tendenza che, nello splendore del recente successo economico della Germania, è passata inosservata.

“Il nuovo dibattito sulla povertà è un dibattito altamente politicizzato”, ha scritto un giornalista del principale quotidiano nazionale Süddeutsche Zeitung. “E’ un dibattito tra coloro che credono che la povertà sia uno scenario da incubo esagerato e chi vive la realtà di ogni giorno. La Germania è un paese ricco, ma la povertà è in crescita. Se non la si vuole vedere, non si vede.”

I sindacati hanno lanciato una campagna di protesta contro il 10 ° anniversario della presentazione ufficiale di Hartz IV.  Il mese scorso degli appartenenti al partito dei Verdi a Berlino hanno protestato fuori da un centro di assistenza sociale, distribuendo volantini a coloro che cercavano lavoro, e chiedendo loro di organizzarsi contro il programma di assistenza sociale del governo.

E la questione della disuguaglianza è un banco di prova per gli elettori e i politici. Gli studi condotti dall’Istituto Allensbach, un gruppo di ricerca di mercato, ha rivelato che oltre il 60 per cento dei tedeschi crede che la disuguaglianza sia in crescita. E in un dibattito televisivo tra Angela Merkel e lo sfidante Peer Steinbrück, prima delle elezioni del 2013, Steinbrück ha assestato i colpi più duri al governo della Merkel sulla crescita vertiginosa del settore a basso salario, senza rivali in Europa.

Il governo ha introdotto un salario minimo a inizio anno. Fino ad oggi, i leader del paese avevano lasciato che fossero i datori di lavoro e i sindacati a stabilire il livello salariale e gli accordi della contrattazione collettiva nei diversi settori dell’industria.

Oggi, un salario nazionale di 8,50 € all’ora dovrebbe affrontare i problemi delle famiglie a basso reddito, soprattutto in quei campi che sono stati particolarmente deregolamentati. Ma alcuni analisti sono preoccupati del fatto che il ​​salario minimo porterà i datori di lavoro a licenziare i lavoratori, per poter sostenere il costo del lavoro più elevato ed evitare la burocrazia. Altri hanno detto che potrebbe portare a un boom dell’economia sommersa, dove semplicemente i datori di lavoro pagano i dipendenti sotto banco invece di aumentare i salari.

Forse è per questo che Andrea Nahles, il ministro del lavoro socialdemocratico, nel mese di gennaio ha presentato un nuovo progetto per il lavoro con lo scopo di aiutare circa 750.000 disoccupati a trovare lavoro. Grazie ai finanziamenti UE, Nahles ha promesso 26 nuovi programmi diretti a giovani, agli immigrati e ai disoccupati di lunga durata.

Christine Schmelzle, la parrucchiera e mamma single, dice che spera di farcela a guadagnarsi da vivere da sola, una volta che il suo bambino sarà alla scuola materna. Fino ad allora, però, vede poche possibilità di rinunciare all’aiuto dello Stato e alle lunghe code al centro di assistenza sociale.

«Non credo che [noi tedeschi] stiamo andando tanto bene; altrimenti non avremmo così tanti disoccupati”, ha detto, indicando la stanza piena di gente dietro di lei. “E’ terribile stare qui in coda. Non essere in grado di badare a se stessi, è una cosa che non sopporto. Qualcosa deve cambiare. “

Tratto da: www.vocidallestero.it

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