MARXISMO ED ECOSOCIALISMO

Si sostiene spesso che i socialisti siano arrivati tardi alle questioni ambientali e che fino al 1990 i marxisti abbiano ignorato o respinto le preoccupazioni sollevate dagli ambientalisti.
C’è un po’ di verità in questa critica, ma ci sono state anche importanti eccezioni.
Recentemente ho trovato il seguente passaggio in “Le onde lunghe dello sviluppo capitalistico”, un libro del 1980 basato sulle lezioni che il noto marxista belga Ernest Mandel ha tenuto presso l’Università di Cambridge nel 1978.

Qualunque sia la debolezza che ci può essere stata nella risposta della sinistra organizzata, in quel momento, è chiaro che Mandel stava conducendo un’attenta riflessione sui temi ambientali: questo straordinario passaggio potrebbe essere facilmente incluso in una qualsiasi dichiarazione ecosocialista del 21° secolo, senza cambiamenti.

Ian Angus
da; www.climateandcapitalism.com

A 20 anni dalla scomparsa di Ernest Mandel (1923-1995)

“Noi socialisti e marxisti non condividiamo l’irresponsabile credo “produttivista” degli anni 1950 e 1960. Molte critiche sociali a questo credo penso siano ampiamente giustificate.
Non si devono necessariamente accettare le previsioni del tipo “Club di Roma” sulla inevitabile scarsità assoluta di energia e materie prime per capire che c’è una responsabilità collettiva per l’attuale generazione di umanità di trasmettere alle generazioni future un ambiente e uno stock di ricchezze naturali che costituiscono la condizione necessaria per la sopravvivenza e la lo sviluppo della civiltà umana.

Non c’è bisogno di accettare le implicazioni di depauperamento dei seguaci di un permanente ascetismo e dell’austerità, così estranea allo spirito fondamentale del marxismo, che auspica il godimento della vita e l’arricchimento infinito delle potenzialità umane, al fine di comprendere che una produzione crescente all’infinito di una varietà infinita di sempre più inutili di beni (merci sempre più nocive e dannose sia per l’ambiente che per il sano sviluppo della persona) non corrisponde a un ideale socialista.”

Questa produzione esprime semplicemente i bisogni e le brame del capitale di realizzare quantità sempre più grandi di plusvalore, incarnato in una montagna crescente e senza fine di beni di lusso.

Ma il rifiuto del modello di consumo capitalistico, in combinazione con un rifiuto non meno risoluto della tecnologia capitalistica, dovrebbe basarsi, da un punto di vista socialista, su di una lotta vigorosa per le tecnologie alternative che estenderanno, non limitandolo, il potenziale di emancipazione delle macchine (ad esempio, la possibilità di liberare tutti gli esseri umani dal peso del lavoro meccanico, dagli infortuni, dal il lavoro non creativo, o per agevolare per tutti gli individui lo sviluppo della personalità umana sulla base della soddisfazione di tutti i loro bisogni materiali fondamentali).

Siamo convinti che, una volta che la soddisfazione venga garantita in una società dove si hanno incentivi per l’arricchimento personale, l’avidità, e il comportamento competitivo andranno a finire, “la crescita” sarà incentrata attorno alle necessità di produzione “immateriale”, (vale a dire, lo sviluppo di più ricche relazioni sociali).
Bisogni morali e psicologici sostituiranno la tendenza ad acquistare ed accumulare beni materiali in più.

Tuttavia se questa idea può apparire “impopolare” alla luce delle mode attuali, crediamo nella crescente capacità dell’intelligenza umana, nella scienza umana, nel progresso umano, nell’autorealizzazione umana (compreso il controllo di sé), e nella libertà umana, senza in alcun modo subordinare la difesa di queste libertà (in primo luogo la libertà del bisogno di creazione, di azione sociale) a istanze paternalistiche che si suppongono capaci di assicurare loro, il bene dell’umanità.

Da: Ernest Mandel. Le onde lunghe dello sviluppo capitalistico: L’interpretazione marxista. Cambridge University Press, London, 1980. pp 103-5.

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