DICHIARAZIONE ECOSOCIALISTA DI BELEM

Dichiarazione Ecosocialista di Belem
“Il mondo ha la febbre, causata dal cambiamento climatico, e la malattia è il modello di sviluppo capitalista”
– Evo Morales, presidente della Bolivia, settembre 2007

La scelta dell’umanità
L’umanità si trova oggi di fronte ad una scelta radicale: ecosocialismo o barbarie.
Non abbiamo più bisogno di prove della barbarie del capitalismo, sistema parassitario che sfrutta l’umanità così come la natura. Il suo unico motore è l’imperativo dell’accumulazione di profitti, e quindi il bisogno di crescita costante. Esso crea prodotti non necessari in modo dispendioso, dissipando le limitate risorse dell’ambiente e dando in cambio esclusivamente tossine e sostanze inquinanti. Sotto il capitalismo, l’unica misura del successo è quanto si vende di più ogni giorno, ogni settimana, ogni anno – compresa la creazione di un’ampia quantità di prodotti che sono direttamente dannosi sia agli esseri umani, sia alla natura, merci che non possono essere prodotte senza causare dissesti, distruggendo le foreste che producono l’ossigeno che respiriamo, demolendo gli ecosistemi e minacciando la nostra acqua, aria e terreno come fossero delle fogne a disposizione dei rifiuti industriali.
La necessità di crescita del capitalismo è presente ad ogni livello, dall’impresa individuale al sistema nel suo complesso. L’insaziabile voracità delle imprese multinazionali è agevolata dall’espansione imperialista alla ricerca di un sempre maggiore accesso alle risorse naturali, ad una manodopera a basso costo, ed a nuovi mercati. Il capitalismo è sempre stato ecologicamente distruttivo, ma nella nostra epoca questi assalti alla Terra sono accelerati.
Tale cambiamento quantitativo sta dando il via ad una trasformazione qualitativa, portando il mondo ad un punto critico, sull’orlo del disastro. Una parte crescente della ricerca scientifica ha rilevato molti modi in cui piccoli aumenti di temperatura potrebbero causare effetti irreversibili e incontrollabili – quali il rapido scioglimento del manto di ghiaccio della Groenlandia, o lo sprigionamento del gas metano contenuto nei ghiacci perenni e nei fondali degli oceani, che renderebbero inevitabile un catastrofico cambiamento climatico.
Lasciato senza controllo, il surriscaldamento globale avrà effetti devastanti sulla vita umana, animale e vegetale. La produzione di raccolti diminuirà drasticamente, portando ad una carestia alimentare su scala mondiale. Centinaia di migliaia di persone verranno sfollate a causa della siccità in alcune aree e dall’innalzamento del livello degli oceani in altre. Un clima caotico e imprevedibile diventerà la regola. L’aria,. l’acqua ed il terreno saranno avvelenati. Epidemie di malaria, colera e di malattie perfino più micidiali colpiranno i membri più poveri e vulnerabili di ogni società.
L’impatto della crisi ecologica è avvertito più duramente da coloro le cui vite sono già state devastate dall’imperialismo in Asia, in Africa ed in America Latina, e dai popoli indigeni che ovunque sono particolarmente vulnerabili. La distruzione ambientale e il cambiamento climatico costituiscono un atto di aggressione da parte dei ricchi contro i poveri.
La devastazione ecologica, effetto dell’insaziabile bisogno di accrescere i profitti, non è una caratteristica accidentale del capitalismo: è connaturata nel DNA del sistema e non può in alcun modo essere riformata. La produzione orientata al profitto prende in considerazione solamente un orizzonte di breve periodo per le proprie decisioni d’investimento, e non può prendere in considerazione ola salute e la stabilità di lungo periodo dell’ambiente. L’espansione economica infinita è incompatibile con ecosistemi finiti e fragili, ma il sistema economico capitalista non può
tollerare limiti alla crescita; la sua costante necessità di espansione sovvertirà ogni limite che potrà essere imposto in nome dello “sviluppo sostenibile”. Perciò il relativamente instabile sistema capitalista non può regolare la sua stessa attività, né tanto meno può risolvere i problemi causati dalla sua crescita caotica e parassitaria, in quanto questo richiederebbe il porre dei limiti all’accumulazione – un’opzione inaccettabile per un sistema fondato sulla regola: “Cresci o Muori!”
Se il capitalismo rimarrà l’ordine sociale dominante, nel migliore dei casi possiamo aspettarci condizioni climatiche insopportabili, un intensificarsi dei problemi sociali e l’emergere delle più barbariche forme di dominio di classe, così come le potenze imperialiste combatterebbero tra loro e con il Sud del mondo per il controllo continuativo delle diminuenti risorse del mondo.
Nel caso peggiore, che la vita umana non sopravviva.

Strategie Capitaliste per il Cambiamento
Non mancano strategie proposte per contrastare il disastro ecologico, compreso il problema del surriscaldamento globale che si profila come risultato dello smodato aumento delle emissioni di diossido di carbonio nell’atmosfera. La stragrande maggioranza di queste strategie presentano un aspetto comune: sono elaborate da e per conto del sistema globale dominante, il capitalismo.
Non è una sorpresa che il sistema globale dominante che è responsabile della crisi ecologica stabilisca anche i termini del dibattito rispetto a questa crisi, in quanto il capitale controlla i mezzi di produzione della conoscenza tanto quanto l’emissione del diossido di carbonio nell’atmosfera. Di conseguenza, i suoi politici, burocrati, economisti e professori portano avanti un’interminabile gamma di proposte, tutte varianti sul tema che possa essere posto rimedio al danneggiamento ecologico del mondo senza la soppressione dei meccanismi di mercato e del sistema di accumulazione che dirige l’economia mondiale.
Ma una persona non può servire due padroni – l’integrità della Terra e la redditività del capitalismo. Una delle due cose deve essere abbandonata, e la Storia lascia poco spazio sulla buona fede della stragrande maggioranza dei politici. Ci sono quindi tutte le ragioni per dubitare radicalmente sulla capacità delle misure statuite per porre rimedio alla catastrofe ecologica.
Perciò, al di là di una mera patina di rivestimento, le riforme degli ultimi trentacinque anni hanno rappresentato un mostruoso fallimento. Singoli miglioramenti sono senz’altro utili, ma sono inevitabilmente sopraffatti e spazzati via dalla spietata espansione del sistema e dal carattere caotico della sua produzione.
Un esempio è a testimonianza del fallimento: nei primi quattro anni del XXI secolo, le emissioni mondiali annuali di anidrite carbonica sono state quasi tre volte maggiori di quelle di tutto il decennio degli anni ’90, nonostante la comparsa dei Protocolli di Kyōto nel 1997.
Il sistema di Kyōto impiega due meccanismi: il sistema “Cap and Trade” di compravendita dell’inquinamento per ottenere determinate riduzioni nelle emissioni e progetti di sviluppo nel Sud del mondo – i cosiddetti “Meccanismi di Sviluppo Pulito” (Clean Development Mechanisms) – come compensazione alle emissioni nelle nazioni ad alta industrializzazione. Questi strumenti si basano tutti su meccanismi di mercato, il che significa, per prima cosa, che le emissioni di anidrite carbonica nell’atmosfera diventano una merce sotto il controllo degli stessi interessi che creano il surriscaldamento globale. Coloro che inquinano non sono spinti a ridurre le proprie emissioni di anidrite carbonica, è invece ad essi permesso di usare il loro potere sul denaro per controllare il mercato dell’anidrite carbonica per i loro stessi fini, che includono la devastante ricerca di ulteriori carburanti basati sul carbonio. Né c’è un limite all’ammontare dei crediti di emissione che possono
essere istituiti dai governi accondiscendenti.
Poiché una verifica ed una valutazione dei risultati è impossibile, il sistema di Kyōto non solo non è in grado di controllare le emissioni, ma garantisce anche grandi opportunità di evasioni e frodi di tutti i tipi. Come riconobbe perfino il Wall Street Journal nel marzo 2007, la compravendita di emissioni “frutterà denaro per alcune grandi imprese multinazionali, ma non crediate neanche un minuto che questa farsa farà qualcosa per il riscaldamento globale”.
Gli incontri di Bali sul clima nel 2007 aprirono la strada ad abusi perfino peggiori del periodo precedente. A Bali fu evitato qualsiasi riferimento agli obiettivi per una drastica riduzione delle emissioni di anidrite carbonica (del 90% entro il 2050) come auspicato dai più seri esperti di climatologia; i popoli del Sud del mondo sono stati abbandonati alla mercé del capitale assegnando la giurisdizione sul processo alla Banca Mondiale, rendendo più facile perfino le compensazioni per l’inquinamento da anidrite carbonica.
Al fine di affermare e garantire il nostro futuro, quello dell’umanità, è necessaria una trasformazione rivoluzionaria, nella quale tutte le singole lotte particolari vadano ad unirsi in una lotta più ampia contro il capitale stesso. Questa più ampia lotta non può rimanere meramente negativa ed anti- capitalista. Deve annunciare e costruire un tipo di società differente, e questa è l’ecosocialismo.

L’Alternativa Ecosocialista
Il movimento ecosocialista si propone di fermare ed invertire il disastroso processo di surriscaldamento climatico in particolare e l’ecocidio capitalista in generale, e di costruire un’alternativa radicale e pratica al sistema capitalista. L’ecosocialismo si colloca in un’economia trasformata fondata sui valori non monetari di giustizia sociale e di equilibrio ecologico. Critica sia l’ “ecologia di mercato” capitalista, sia il socialismo produttivista, che ignora l’equilibrio ed i limiti della Terra. Ridefinisce il cammino e la meta del socialismo all’interno di una struttura ecologica e democratica.
L’ecosocialismo comporta una trasformazione sociale rivoluzionaria, che implicherà la limitazione della crescita e la trasformazione dei bisogni attraverso un profondo passaggio da criteri economici quantitativi ad altri qualitativi, con un’enfasi sul valore d’uso piuttosto che sul valore di scambio.
Questi obiettivi implicano processi decisionali democratici nella sfera economica, mettendo la società in condizione di definire collettivamente gli obiettivi di investimento e di produzione, e la collettivizzazione dei mezzi di produzione. Solo processi decisionali e proprietà della produzione collettivi possono offrire la prospettiva di lungo periodo che è necessaria per l’equilibrio e la sostenibilità dei nostri sistemi sociali e naturali.
Il rigetto del produttivismo e il passaggio da criteri economici quantitativi ad altri qualitativi comporta un ripensamento della natura, degli obiettivi della produzione e dell’attività economica in generale. Le attività umane creative, non produttive e riproduttive essenziali quali le attività domestiche e familiari, il crescere e curare i bambini, l’educazione dei bambini e degli adulti, e le arti, saranno valori chiave in un’economia ecosocialista.
Aria ed acqua pulite, e suolo fertile, così come accesso a cibo libero da ogm e fonti di energia rinnovabile e non inquinante, sono diritti umani e ambientali basilari difesi dall’ecosocialismo. Lungi dall’essere “dispotici”, i processi decisionali collettivi su scala locale, regionale, nazionale ed internazionale equivalgono all’esercizio da parte della società della libertà e della responsabilità comunitaria. La libertà di decisione costituisce una liberazione dalle alienanti “leggi” economiche del sistema capitalista orientato alla crescita.
Per evitare il surriscaldamento globale ed altri pericoli che minacciano la sopravvivenza umana ed ecologica, interi settori dell’industria e dell’agricoltura devono essere soppressi, ridotti o ristrutturati, ed altri devono essere sviluppati, garantendo al contempo la piena occupazione per tutti. Una così radicale trasformazione è impossibile senza il controllo collettivo dei mezzi di produzione e la pianificazione democratica della produzione dello scambio. Le decisioni democratiche sugli investimenti e sullo sviluppo tecnologico devono rimpiazzare il controllo delle imprese capitaliste, degli investitori e delle banche, così da essere al servizio dell’orizzonte di lungo termine del bene comune della società e della natura.
Gli elementi più oppressi della società umana, i poveri ed i popoli indigeni, devono prendere parte attiva nella rivoluzione ecosocialista, così da rivitalizzare le tradizioni ecologicamente sostenibili e dar voce a coloro che il sistema capitalista non può ascoltare. Poiché i popoli del Sud del mondo ed i poveri in generale sono le prime vittime della distruzione capitalista, le loro lotte e le loro rivendicazioni aiuteranno a definire i contorni della società ecologicamente ed economicamente sostenibile in fieri. Analogamente, l’eguaglianza di genere è parte integrale dell’ecosocialismo, e i movimenti delle donne sono stati tra gli oppositori più attivi e apertamente critici verso l’oppressione capitalista. Altri attori potenziali del cambiamento rivoluzionario ecosocialista esistono in tutte le società.
Un processo del genere non può iniziare senza una trasformazione rivoluzionaria delle strutture sociali e politiche, basate sul sostegno attivo, da parte della maggioranza della popolazione, ad un programma ecosocialista. La lotta dei lavoratori – operai, contadini, senzaterra e disoccupati – per la giustizia sociale è inseparabile dalla lotta per la giustizia ambientale. Il capitalismo, sfruttatore e inquinante sia socialmente, sia ecologicamente, è il nemico della natura così come del lavoro.

L’ecosocialismo propone trasformazioni radicali:

1. nel sistema energetico, rimpiazzando i carburanti basati sul carbone e i biocarburanti con fonti pulite di energia sotto il controllo della comunità: energia eolica, geotermica, idroelettrica e, soprattutto, solare;
2. nel sistema dei trasporti, riducendo l’utilizzo dei camion e delle auto privati, rimpiazzandoli con un trasporto pubblico libero ed efficiente;
3. nei presenti schemi di produzione, consumo e costruzione, che sono basati sullo spreco, l’obsolescenza connaturata, la competizione e l’inquinamento, producendo solo beni sostenibili e riciclabili e sviluppando un’architettura verde;
4. nella produzione e nella distribuzione del cibo, difendendo la sovranità alimentare locale fin quando è possibile, eliminando l’agribusiness industriale inquinante, creando agro- ecosistemi sostenibili ed impegnandosi attivamente per rinnovare la fertilità del suolo.
Teorizzare ed agire per la realizzazione dello scopo del socialismo verde non significa che non dovremmo anche lottare per riforme concrete ed urgenti fin da subito. Senza alcuna illusione in un “capitalismo pulito”, dobbiamo attivarci per imporre a quali che siano i poteri – governi, imprese multinazionali, istituzioni internazionali – alcuni cambiamenti elementari elementari ma essenziali:

� riduzione drastica e vincolante nelle emissioni dei gas serra,

� sviluppo di fonti di energia pulita,

� garantire un vasto sistema di trasporti pubblici gratuiti,

� progressiva sostituzione dei camion con i treni,

� creazione di programmi di pulizia dell’inquinamento,

� eliminazione dell’energia nucleare, e delle spese di guerra.

Queste ed altre rivendicazioni sono al centro del Movimento per la giustizia globale e dei Fora
Sociali Mondiali, che hanno promosso, sin dal 1999 a Seattle, la convergenza dei movimenti sociali ed ambientali in una lotta comune contro il sistema capitalista.
La devastazione ambientale non sarà fermata nelle sale delle conferenze internazionali o con negoziati per la stesura di trattati: solo l’azione di massa può fare la differenza. I lavoratori urbani e rurali, i popoli del Sud del mondo ed indigeni sono ovunque in prima linea in questa lotta contro l’ingiustizia ambientale e sociale, combattendo le multinazionali sfruttatrici ed inquinanti, l’agribusiness velenoso e non rendicontabile, le invasive sementi geneticamente modificate, i biocarburanti che aggravano solamente l’attuale crisi alimentare. Dobbiamo rafforzare questi movimenti eco-sociali e creare solidarietà tra le mobilitazioni ecologiste anticapitaliste nel Nord e nel Sud del mondo.
Questa Dichiarazione Ecosocialista è un invito ad agire. Le radicate classi dominanti sono potenti, nonostante il sistema capitalista si riveli ogni giorno di più in bancarotta finanziariamente ed ideologicamente, incapace di risolvere le crisi economiche, ecologiche, sociali, alimentari e di altra natura che esso stesso genera. Invece le forze dell’opposizione radicale sono vive e vitali. Stiamo combattendo a tutti i livelli, locale, regionale ed internazionale, per creare un sistema alternativo basato sulla giustizia sociale ed ecologica.
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Noi firmatari, sosteniamo l’analisi e le prospettive politiche contenute nella Dichiarazione Ecosocialista di Belem, e supportiamo la nascita e la costruzione di una Rete Internazionale Ecosocialista.

http://ecosocialistnetwork.org

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