CIUDADANOS VS PODEMOS

di Josep Maria Antentas, professore di sociologia all’Università Autonoma di Barcellona, da blogs.publico.es

L’irruzione di Ciudadanos ha ulteriormente modificato il panorama politico fluido e labile dello Stato spagnolo. Infine è giunta l’opzione del cambiamento tranquillo, quella che prospetta la rigenerazione del modello senza il suo cambiamento. Ciudadanos è il Moriarty (il nemico più temuto) di Podemos, un nemico così inatteso quanto invincibile? È in ogni caso ciò che spera l’Ibex 35 (il principale indice della borsa di Madrid) così come tutti coloro che si sono prodigati nel promuovere il “Podemos della destra”.

Ciudadanos priva Podemos dell’effetto novità e, soprattutto, gli impedisce di apparire come il solo movimento che aspira al trono abbandonato a metà dal bipartitismo (Pp – Psoe), attorno al quale potrebbe ritrovarsi una maggioranza sociale eterogenea attratta da Podemos per la possibilità reale che questo partito possa costituire il motore del cambiamento politico.

Siamo di fronte ad un circolo vizioso, dal momento che Podemos sarà sempre meno sostenuto nel caso in cui la sua vittoria apparirà meno probabile. Al contrario, più Podemos sarà considerato come alternativa vincente, più sarà sostenuto. Anche se i due partiti si contendono solo una fascia ristretta di elettori e non reclutano i loro sostenitori negli stessi ambiti, Ciudadanos blocca la crescita di Podemos nei settori meno politicizzati e più conservatori e piazza i suoi colpi sulla linea fluttuante del suo progetto di partito trasversale che aspira a riunire rapidamente una maggioranza sociale al di là dei confini tradizionali del “popolo di sinistra”.

L’ascesa dei due partiti ha chiaramente dei punti in comune, in particolare la spinta mediatica e televisiva dei loro leader carismatici: Alberto Rivera e Pablo Iglesias. Se la proiezione mediatica di Podemos, tuttavia, si spiega attraverso l’indice dell’audience, quella di Ciudadanos è stata indotta dalla volontà politica cosciente di settori del padronato che hanno voluto istituire un antidoto a Podemos e un’opzione di ricambio o di puntellamento al bipartitismo. Senza contare che al di là dei parallelismi televisivi, dietro questi due partiti soggiacciono realtà molto differenti. Dietro al fenomeno Podemos c’è un processo di auto-organizzazione proveniente dal basso, sovente in conflitto con lo sviluppo e la strutturazione del partito stesso, così come una reale militanza di base, in gran parte suscitata dalle esperienze recenti del 15 M e della Maree cittadine e dai settori sociali che hanno simpatizzato con questi movimenti. Niente di questo esiste in Ciudadanos, che non ha né una base militante né un radicamento sociale, nonostante l’indubitabile potere d’attrazione delle azioni e delle conferenze di Rivera e del suo entourage.

L’ascesa di Ciudadanos, così come quella di Podemos, dimostrano ancora di più l’importanza cruciale dei mezzi di comunicazione – e in particolare della televisione – nell’attuale crisi del bipartitismo e nell’emergere di nuove alternative politiche. Così come mette in evidenza le debolezze dei processi di politicizzazione in corso e la fragilità di ogni strategia di trasformazione sociale che sottostima l’importanza dell’auto-organizzazione sociale e che si limita solamente – o principalmente – ad agire sul terreno della comunicazione. Paradossalmente, la loro grande importanza, esige non solo fare prova di abilità e di talento sul proprio terreno, ma anche di avere la forza e la coerenza nel radicarsi socialmente.

Per combattere Ciudadanos, Podemos deve essere fedele alle ragioni che ne hanno determinato la nascita e alle speranze suscitate dopo le elezioni europee ed evitare ogni tentativo di imitare il suo nuovo e sconcertante concorrente. Se la ricerca degli elettori del “centro” dovesse essere concepita come un adattamento alle loro preferenze al contrario di una lotta capace di modificare le percezioni della realtà, riformulare i dibattiti e riposizionare le priorità, Podemos si troverebbe a perseguire una carota irraggiungibile che lo porterebbe sempre di più a destra. L’evoluzione storica recente della socialdemocrazia è assai indicativa così come lo sono i suoi risultati. Sarebbe un errore strategico cadere nella tentazione della rispettabilità per attirare i voti spoliticizzati di “centro”. In questo modo si venderebbe un cambiamento superficiale, una semplice vuota rigenerazione, e così vincerebbe Rivera e non Iglesias: in questo caso un candidato con la cravatta è sempre meglio di un candidato con la coda di cavallo.

L’irruzione di Podemos ha modificato le coordinate del dibattito politico introducendo nuovi temi nell’agenda e obbligando gli altri partiti ad adattarsi al nuovo attore. Il folgorante successo del termina “casta” ne è senza dubbio l’esempio più lampante. Sarebbe un errore grave se Podemos dovesse sentirsi ora obbligato a giocare sullo stesso terreno di Ciudadanos, partito dalle promesse insipide. Al contrario, oggi più che mai, occorre insistere sulla necessità di unire la rigenerazione democratica ad un cambiamento nella politica economica, di legare la critica al sistema bipartisan e corrotto alla difesa di un piano antiausterità di salvezza cittadina. È proprio qui che risiede il tallone di Achille di Ciudadanos. Sarà questo partito a porre fine agli sfratti? Che cosa ne sarà delle privatizzazioni? Salverà le banche? Queste sono le domande con cui si dovrà interpellare il partito di Rivera per dimostrare nero su bianco che le sue proposte non sono per nulla nuove. È in questo ambito, in cui Ciudadanos interviene maldestramente, che Podemos si trova meglio. Se qualcuno aspira nella politica a far parte della “casta” è proprio Albert Rivera, il cui cambiamento tranquillo consiste principalmente a posizionare lui stesso e i suoi sullo stesso terreno che è stato per dei decenni il feudo esclusivo del Pp e del Psoe.

Non si tratta ben inteso di rinunciare a scuotere l’agenda politica con dei temi trasversali e difficili da catalogare né, come cerca di fare Rivera, di lasciarsi classificare come quelli che portano avanti il cambiamento “estremista”. Non si tratta neanche di lasciarsi spingere verso la spazzatura del dibattito politico. Al contrario, la sfida di Podemos è quella di continuare a dettare l’agenda politica mettendo sul piatto proposte e temi che diano rilievo alla sua singolarità e alla sua credibilità in quanto agente del cambiamento democratico e sociale.

Voler “essere come loro” è stato un male storico per tutti i movimenti emancipatori. La sfida di coloro che pretendono cambiare il mondo dal basso è di dimostrare che, rimanendo differenti, si può essere efficaci, i migliori, i più competenti e i più riconosciuti.

Da questo punto di vista, centrale è la battaglia per spostare il centro di gravità attorno al quale ruotano le alleanze e i rapporti sociali e istituzionali così come gli scontri politici in una direzione favorevole a quelli che stanno in basso ( secondo Gramsci è impossibile concepire l’egemonia senza interpretarla come un’articolazione che ruota attorno ai rapporti di classe!). In fin dei conti, si tratta della lotta per controllare le leve che mettono in moto gli ingranaggi politico-sociali. Difficile, non vi è dubbio, anche se la conquista della centralità desiderata, quando non la si confonde con gli adattamenti programmatici, apre porte inesplorate che permettono di avvicinarci il più possibile a quanto è necessario.

anticap

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