ROSSI INCOMPETENTE O COMPLICE?

Enrico Rossi sulle cave è incompetente o complice?

Il Presidente Enrico Rossi conduce al naufragio 20 anni di lavoro per la riappropriazione delle cave di Massa e di Carrara da parte della comunità locale e, come il comandante Schettino, è convinto di compiere una prodezza, mentre nei fatti realizza un gigantesco disastro.

Allora non può che valere per lui la stessa domanda che nel novembre scorso Rossi rivolse ai responsabili dell’ennesima alluvione carrarese: Rossi sulle cave è incompetente o è complice degli industriali del marmo ?

Perchè è evidente a tutti già in queste ore che il “bluff” di Rossi, pensato ad hoc per la competizione elettoralistica, durerà lo spazio di pochi mesi, mentre i danni – pesantissimi  – segneranno per i prossimi anni le possibilità di sviluppo per la collettività locale. Anni in cui grazie a questa legge insensata i padroni del marmo potranno finalmente brindare ad una lunga stagione di pieno dominio e di rinnovata e rafforzata arroganza. 

Esisteva (ed esiste), come tutti sanno, una via maestra prevista dalla Costituzione che consentirebbe alle Regioni di disporre pienamente delle risorse del sottosuolo e togliere ogni possibile arma per i ricorsi ai padroni: iscrivere l’estrazione del marmo nella categoria delle miniere anziché in quella delle cave e qualsiasi dubbio sulla proprietà del materiale lapideo cesserebbe senza discussione.

Si è preferito, invece, aprire le porte ad un contenzioso sui poteri di una Duchessa, nel 1751, ben sapendo che nessun giudice vorrà (ma forse non potrà) metter in discussione usurpazioni proprietarie vecchie di tre secoli; perché ciò equivarrebbe a mettere in discussione buona parte delle proprietà fondiarie dell’intera Europa.

Si è preferito applicare una contribuzione regionale alle coltivazioni di cava che è il doppio del canone concessorio (tre volte inferiore al valore di mercato);  come dire che si vorrebbe applicare una tassa sulla casa  corrispondente al doppio del canone di locazione !!

Si è finto di voler favorire la lavorazione del marmo in loco ben sapendo che la norma adottata cozza con le norme europee e nazionali sulla libera circolazione delle merci. 

Non c’è dubbio, putroppo, che la Corte Costituzionale, la Magistratura amministrativa e quella tributaria, la Corte di Giustizia Europea costituiranno, quindi, la scogliera contro cui andrà ad infrangersi questo impianto normativo insensato.

Ed alla fine che si tratti di arrogante incompetenza o di collusione con il padronato il risultato per la collettività sarà lo stesso: un disastro economico, ambientale e sociale.  Vanno fermati.

 

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