DIRITTO DI SCIOPERO IN GERMANIA

“Lo sciopero Lufthansa mette in ginocchio i cieli europei” titolava La Repubblica spiegando che i piloti della compagnia tedesca sono in sciopero per contrastare i tagli alle pensioni e i prepensionamenti, tanto più preoccupata perché questo sciopero segue quello dei cieli francesi.

Per contrastare la lotta molto efficace di queste categorie professionali di lavoratori il governo tedesco sta cercando di modificare in senso restrittivo le norme sul diritto di sciopero, anche se per ora questo attacco è stato contrastato con una certa efficacia come documentano questi due articoli che riprendiamo dal sito di Alencontre.

Riprendiamo anche di seguito alcune note redazionali di Henri Clément che ha tradotto e pubblicato in francese su Terrains de Luttes gli articoli in oggetto spiegando quali siano in Germania le norme sul diritto di sciopero.

Il modello tedesco visto dall’interno non è poi così entusiasmante per i salariati. Il diritto di sciopero come diritto individuale non esiste. Si tratta di un diritto collettivo, di cui è titolare il sindacato, la cui realizzazione è severamente disciplinata: non è possibile ricorrere allo sciopero se non durante l’apertura o il rinnovo di un contratto collettivo (Tarifvertrag). In questa prima fase, solo lo sciopero di avvertimento (Warnstreik) è permesso; il sindacato non può mobilitare che una parte dei dipendenti. Nel caso di fallimento delle trattative, è necessario un voto del 75% a scrutinio segreto dei membri delle/dei iscritte/i al sindacato per proclamare uno sciopero dell’insieme dei lavoratori; nel caso in cui il 25% dei sindacalizzati si dichiari favorevole a un accordo, questo viene validato. Inoltre lo sciopero contro un progetto di legge del governo è vietato e i funzionari sono semplicemente privati di questo diritto. Quindi di conseguenza il cosiddetto dialogo sociale non è una scelta, ma un obbligo legale.
Come se tutto questo non bastasse, la coalazione di governo SPD/CDU, vuole rafforzare i limiti del diritto di sciopero imponendo l’unicità del contratto che si applica in una azienda. Per essere più chiari, se un sindacato non è soddisfatto di un contratto siglato da un altro sindacato, può decidere di organizzare una mobilitazione per strappare un secondo contratto. E’ quello che si è verificato alla compagnia area Lufthansa nel marzo del 2014, quando un sindacato di categoria dei piloti ha proclamato lo sciopero, lasciando tutti gli arei a terra. Il progetto del governo si propone di impedire per il futuro un simile scenario e il rischio di una concorrenza tra i sindacati che potrebbe avere come conseguenza un aumento dei conflitti.
Questo spiega anche perché il modello tedesco è così propagandato in giro per l’Europa. Il primo articolo è tratta da un bollettino di informazione di una rete di militanti sindacali che si chiama Initiative zur Verntzung der Gewerkschaftlinken (Iniziativa per la messa in opera di una rete delle sinistre sindacali). Questa rete è presente in una dozzina di città e raggruppa qualche centinaia di militanti. Dispone di una certa udienza, ma la sua influenza reale è per ora ancora limitata.
I – Il governo cerca di limitare il diritto di sciopero
Jakob Schäfer*

Il governo intende codificare con una legge “il principio dell’unicità del contratto collettivo”. Nell’accordo di coalizione tra i partiti di governo[1], è infatti scritto: “Per rimettere ordine nel pluralismo dei sindacati e nei contratti collettivi, intendiamo disciplinare con una legge il principio dell’unicità dell’accordo collettivo secondo la regola del sindacato maggiormente rappresentativo nell’azienda. Questa legge verrà completata da misure collegate, onde rispettare le prescrizioni della Costituzione”.
La posizione ambigua del DGB

Nel 2011, il DGB [2], la maggiore confederazione sindacale (allora con l’appoggio del Ver.di [3], la federazione di sindacati del settore dei servizi) si è lasciata trascinare dal BDA [4], l’organizzazione padronale (corrispondente alla nostra Confindustria, ndr.), in un’iniziativa comune per fare passare una legge che avrebbe regolamentato l’unicità dei contratti collettivi. Le due organizzazioni si erano accordate sull’obiettivo comune di mettere fuori gioco i piccoli sindacati che (a volte) sono molto più combattivi. Per i capitalisti questa legge avrebbe dovuto assicurare la pace nelle aziende e una forte riduzione degli scioperi nel paese. Per il DGB, si trattava di eliminare la concorrenza fastidiosa di questi piccoli sindacati; un sindacato a cui si impedisce di lottare per un contratto collettivo specifico costringendolo ad applicare e riconoscere il contratto firmato da un altro sindacato, cioè del DGB, non avrebbe infatti più alcuna funzione autonoma e quindi nessun motivo di esistere. Di conseguenza i loro tesserati aderirebbero a uno dei sindacati membri del DGB; questa almeno è la speranza del DGB.

Al di là della speranza (tipicamente burocratica) di accrescere il numero dei tesserati, per le direzioni sindacali, ci sarebbe stato anche il vantaggio di non essere più costrette a spiegare e giustificare la loro passività, tanto più se altri sindacati riescono a strappare grazie alla loro combattività maggiori concessioni dal padronato. In passato, lo hanno dimostrato i sindacati professionali dei GdL (conduttori di treni), Cokpit (piloti), Ufo (hostess) e Marburger Bund (medici ospedalieri). Solo che, nell’estate del 2011, la resistenza all’interno del sindacato Ver.di a questo progetto, è diventata così forte che la direzione di Ver.di ha abbandonato l’iniziativa. Il progetto comune della BDA e del DGB non aveva quindi più nessuna probabilità di riuscire.
Allora le due organizzazioni sindacali (dei lavoratori e dei padroni, ndr) hanno direttamente richiesto questa nuova normativa ai due partiti che stavano trattando la grande coalizione. Non sappiamo chi sia stato all’origine di questa nuova iniziativa e chi ne abbia avuto il ruolo principale. Quello che conta ed è importante è che questa volta, non solo l’IG Metall ne ha fatto parte, ma ha giocato una parte attiva. Ver.di si è invece astenuto dal partecipare all’iniziativa sin dall’inizio. E’ stata molto chiara l’intervista di Frank Bsirske, presidente del Ver.di, al giornale Hessische/Niedersächsische Allgemeine, in cui si tirava completamente fuori dal progetto del contratto collettivo unico.

Due offensive: il progetto di legge e l’iniziativa della fondazione Weizsacker

In campo ci sono due offensive tra loro collegate: il progetto di legge del governo e l’iniziativa della fondazione Weizsäcker [5]. Non si conoscono ancora i particolari del progetto di legge del governo. Nonostante gli avvertimenti emessi dalla presidentessa del collegio federale dei rappresentanti dei lavoratori Ingrid Schmidt, questi progetti vanno avanti. Scrive l’agenzia Reuters:”Considerato lo sciopero dei piloti della Lufthansa, la ministra del Lavoro, Andera Nahles, ha annunciato la presentazione del progetto di legge entro quest’anno. Un gruppo di lavoro con rappresentanti di parecchi ministeri starebbe redigendo un progetto di legge compatibile con la Costituzione (…) “Per quanto concerne il contratto collettivo unico, ci vuole solidarietà” (…) Alla Lufthansa i piloti hanno iniziato questo mercoledì uno sciopero di tre giorni e così hanno paralizzato il traffico aereo della compagnia. I piloti sono organizzati nel Cockpit, altri dipendenti della Lufthansa nel Ver.di. Attraverso questa legge, il governo vuole assicurare che all’interno di uno stesso agglomerato (Konzern) non ci siano distinti contratti collettive, firmati da sindacati secondo i settori professionali. In tal modo deve essere evitato che ci siano senza sosta conflitti sociali (quindi scioperi). Si tratta di applicare il principio “un’impresa, un solo contratto collettivo (…)” Nahles: “Penso che riusciremo a fare passare la legge entro l’anno”.» [6]

“Evitare” gli effetti dello sciopero
Questo resoconto indica quale sia il principale argomento che verrà usato: bisogna evitare che “il pubblico estraneo” sia colpito dalle conseguenze di uno sciopero. In un articolo pubblicato nel giornale Stuttgarter Nachrichten del 2 aprile 2014, il deputato democristiano al Bundestag, vicepresidente del suo gruppo parlamentare, Arnold Vaatz, ha dichiarato quanto segue: “I danni provocati da uno sciopero devono essere proporzionali alla causa del conflitto” Il giornalista continua:”Secondo Vaatz, è inammissibile che un sindacato, i cui membri occupano posti strategici, approfitti di questa posizione per fare meglio di altri sindacati. Questo riguarda ovviamente il Cockpit (il sindacato dei piloti) e lo sciopero alla Lufthansa”. Questo sciopero, spiega Vaatz, “avrà sicuramente enormi conseguenze a livello dell’economia nazionale”.

Se si introduce il criterio della valutazione preventiva sulle possibili conseguenze per autorizzare uno sciopero, allora il diritto di sciopero è fondamentalmente limitato. Bisogna anche ricordarsi che non c’è un vero diritto di sciopero in Germania, senza parlare del diritto di sciopero politico. Tutte queste considerazioni dimostrano anche come la presidentessa Inge Schmidt affronti una legge che, pur dovendo essere conforme alla Costituzione, restringerebbe notevolmente il diritto di sciopero. Quindi se fossero introdotti criteri come la “proporzionalità” e le “conseguenze per persone estranee” nel giudicare la legalità di uno sciopero, il diritto a lottare per i contratti collettivi sarebbe sensibilmente ridotto. Ciò significherebbe un cambiamento profondo del rapporto di forza fra le classi.

Limitare il diritto di sciopero nel settore pubblico

Queste riflessioni (di Vaatz ed altri) sono completate dall’iniziativa di un progetto di legge presentato dalla fondazione Carl Friedrich von Weizsäcker, che mira a regolamentare strettamente il diritto di sciopero nel settore pubblico; il che è molto pericoloso. Sono incluse restrizioni come “l’obbligo di preavviso, uno sciopero è legale soltanto se il sindacato lo annuncia con 4 giorni di anticipo (…) se sono assicurati i servizi essenziali, se oltre il 50% dei membri del sindacato hanno partecipato al voto e se oltre il 50% dei votanti si è espresso a favore dello sciopero”. Il progetto di legge prevede un arbitraggio obbligatorio e per quanto concerne lo sciopero delle categorie professionali, si dichiara che “Uno sciopero è inammissibile se propone un contratto collettivo riguardante meno del 15% dell’insieme del personale dell’impresa”.

Questa iniziativa s’ispira alle regole restrittive introdotte in Gran Bretagna dalla Thatcher. Certo il governo non proverà a fare passare contemporaneamente i due progetti, ma una volta adottato in parlamento il primo, il secondo non tarderà ad essere proposto.
Che strategia per ribattere?

Purtroppo i sindacati delle categorie professionali si limitano ad una petizione on line. Sono già state raccolte le firme necessarie (50.000). Ma è solo un piccolissimo elemento della campagna di sensibilizzazione. Saranno decisivi il rafforzamento della resistenza nei sindacati del DGB e l’informazione del pubblico in generale. Per raggiungere questo scopo è indispensabile condurre discussioni più ampie possibili in questi sindacati e riuscire a votare risoluzioni contro questo progetto di legge.
(Traduzione dal tedesco al francese e note dell’autore, riviste da Henri Clément)

*Jakob Schäfer è membro dell’IG Metall e della sinistra sindacale

[1] Si tratta dell’accordo formulato dai due partiti, SPD e CDU/CSU, che hanno formato il nuovo governo federale nell’autunno del 2013.

[2]Il Deutscher Gewerkschaftsbund Deutschlands (DGB) è la grande confederazione di sindacati, con 6,2 milioni di tesserati, basata sul principio del sindacalismo nell’industria (Einheitsgewerkschaft – sindacato unitario); ufficialmente, non segue una linea politica specifica ma in realtà segue la linea del SPD (socialliberale). Accanto, esistono parecchi piccoli sindacati che nella loro maggioranza organizzano categorie professionali.

[3] Vereinte Diensleistungsgewerkschaft (Ver.di), federazione del commercio e dei servizi, è membro della confederazione DGB.

[4] Bundesvereinigung deutscher Arbeitgeberverbände, l’Unione Federale delle organizzazioni padronali tedesche, pari alla Confindustria.

[5] La fondazione Carl Friedrich von Weiszäcker (http://www.cfvw.org/stiftung/) è stata creata nel 2002 dallo scienziato e filosofoso tedesco omonimo. Fra altro, si è impegnata in un progetto chiamato «Avvenire del lavoro» all’interno del quale ha formulato varie proposte di legge, in particolare contro il diritto di sciopero (ved. sotto)

[6] Dispaccio Reuters del 2 aprile 2014.

II. Diritto di sciopero: prima ritirata del governo


Di seguito il successivo articolo della Rete sindacale Initiative zur Verntzung der Gewerkschaftlinken (Iniziativa per la messa in opera di una rete delle sinistre sindacali) che spiega le ragioni per cui il governo è stato costretto per ora a fare un passo indietro, preceduto anche in questo caso da una nota del redattore di Terrains de Luttes.

L’unicità dei contratti collettivi è stata messa in discussione solo nel 2010, in seguito a un pronunciamento della Corte Federale del lavoro, che ha riconosciuto il principio della pluralità sindacale all’interno di una impresa. Questo pronunciamento nei fatti ha posto fine al quasi monopolio dei sindacati del DGB nel quadro dei contratti di azienda e di settore, riconoscendo la possibilità per altri sindacati di fare sciopero e di negoziare altri contratti collettivi.. Questo principio costituisce oggi giurisprudenza per cui il progetto governativo rischia di essere rigettato e questo spiega il ripiegamento provvisorio dell’esecutivo.
Nel frattempo gli scioperi condotti dai sindacati professionali GDL (conduttori dei treni) nel 2010 e Cockpit (piloti di linea) nel 2014 e che hanno determinato delle forti perturbazioni economiche attraverso il blocco delle attività ferroviarie ed aeroportuali, hanno impressionato molto il padronato che non intende rinunciare ai suoi progetti. I limiti del diritto di sciopero esistenti non sono più sufficienti ad impedire la nascita di scioperi dinamici. Per i padroni si tratta dunque di introdurre norme più stringenti per rendere la nascita di queste lotte collettive sempre meno probabili.

La legge sul contratto collettivo unico respinta… per adesso

Da anni, le organizzazioni padronali spingono per limitare il diritto di sciopero: Per mascherare meglio la loro offensiva, la presentano sotto la formula “contratto collettivo unico”. Secondo tale principio, si applicherebbero soltanto i contratti collettivi firmati dal sindacato che organizza la maggioranza dei dipendenti dell’impresa. Sono queste le grandi linee della nuova legge che ha già ricevuto l’avallo dei misteri del Lavoro, della Giustizia e degli Interni. La riunione del Consilio dei ministri [1] prevista inizio luglio 2014 è stata annullata all’ultimo momento. Però, l’attacco contro il diritto di sciopero non è stato abbandonato, è stato soltanto rimandato.
Un raggruppamento politico inconsueto

Fino adesso ad ostacolare qualsiasi legge su “l’unicità dei contratti collettivi” sono stati stato dei raggruppamento politici inconsueti. In seno al precedente governo, sono stati appunto i liberali a fare di tutto per ostacolare il progetto. Oggi, da quanto si dice, la resistenza verrebbe in primo luogo dalla CDU. Dipende innanzitutto dalla sua vicinanza con alcuni sindacati professionali, come l’organizzazione dei medici Marburger Bund, il cui presidente Rudolf Henke è anche un deputato del CDU. Ma c’entra ugualmente il timore di subire una sconfitta davanti al Consiglio costituzionale federale. Il che sembra probabile in caso di attuazione delle norme proposte. Perché, queste ultime prevedono, non soltanto che, in caso di dubbio all’interno di un’impresa fra due contratti collettivi, ad essere applicato sia quello firmato dal sindacato di maggioranza, ma è anche esplicitamente previsto l’obbligo della pace sociale –cioè il divieto per il sindacato minoritario di fare appello alla lotta dei lavoratori.

Resistenza all’interno dei sindacati

Decisiva per costringere il governo ad indietreggiare provvisoriamente, è stata la resistenza all’interno del DGB. In seguito a parecchi interventi critici, in particolare in seno al Ver.di, la confederazione ha posto fine al sostegno che prima dava all’iniziativa. La risoluzione del congresso federale del DGB, votata a maggio, pur riservandosi delle scappatoie, condanna per principio qualsiasi limitazione al diritto di sciopero.
La conferenza «Non si tocca il diritto di sciopero»

A metà giugno, il collettivo unitario “Non si tocca il diritto di sciop ha organizzato una conferenza contro i piani della grande coalizione e così ha rafforzato la pressione contro il tentativo del governo di ridurre ulteriormente il diritto di sciopero. Erano presenti numerosi militanti sindacali da varie regioni della repubblica federale. Dal 2011, sindacalisti, che per altro hanno orientamenti diversi, lavorano assieme all’interno del collettivo unitario “Non si tocca il diritto di sciopero – per una libertà di azione sindacale totale”. All’epoca, il DGB e il BDA avevano deciso un’iniziativa comune per stipulare nella legge il principio del contratto collettivo unico. Se oggi la direzione del DGB è stata costretta di ritirare la sua partecipazione a causa della resistenza nei sindacati, in particolare nel Ver.di, lo si deve all’attività del collettivo unitario.

La conferenza di giugno ha dimostrato senza ambiguità che ci sono ancora un gran bisogno di chiarimenti all’interno dei sindacati e che parecchi colleghi non si sono accorti dell’importanza del pericolo che il progetto legislativo fa correre alle capacità di azione dei sindacati. Accanto alle discussioni e alle risoluzioni nei comitati sindacati, ci vogliono azioni sindacali contro il progetto. La risoluzione del congresso federale del DGB può essere usata per esigere l’attuazione di tali azioni.

Non appena la proposta di legge andrà in discussione – i militanti del collettivo pensano che sarà in autunno – bisognerà organizzare azioni pubbliche.

29 settembre – 2014

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