REPRESSIONE

Di Checchino Antonini. Mentre a Roma l’operazione contro i movimenti per il diritto all’abitare sembra sgretolarsi «come un castello di sabbia», a Bologna dodici attivisti della lotta per la casa sono stati raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare. Erano agli arresti dal 13 febbraio i cinque romani per i quali il Riesame ha revocato ieri pomeriggio i domiciliari. Tra loro Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani, e Luca Fagiano che, il 21 febbraio avevano intrapreso uno sciopero della fame per denunciare il senso dell’operazione repressiva. Per altri due i domiciliari erano stati già tramutati in obblighi di firma in sede di interrogatorio di garanzia. Annullato l’obbligo di firma per altre 9 persone. In totale ad oggi, dei 17 attivisti colpiti dai provvedimenti cautelari, rimangono 8 obblighi di firma. La corte, inoltre, fatto di grande rilevanza, ha annullato l’ordinanza emessa dal Gip in riferimento al reato di rapina aggravata. Tutto ciò riferito alle contestazioni avvenute il 31 ottobre scorso quando, nel giorno della conferenza Stato-Regioni con al centro proprio il problema della casa, un corteo, diretto in via della Stamperia e bloccato all’altezza di via del Tritone, si fronteggiò con le forze dell’ordine. La “rapina” si riferisce alla sparizione di uno scudo della celere.

A leggere la reazione dei movimenti, la sentenza del Tribunale del Riesame dimostra che l’operazione architettata dalla digos della capitale e dai Ros «non era altro che un meschino tentativo di mettere a tacere una voce libera ed un’esperienza di lotta che sta dando parecchio filo da torcere ai signori della speculazione, dell’austerità e della precarietà. Non c’è spazio, dunque, per trasformare i temi della casa e dell’emergenza abitativa in questioni giudiziarie e/o di ordine pubblico. La lotta per il diritto alla casa e all’abitare non si è mai fermata e da oggi prosegue ancora più cosciente e più forte».

L’ondata di criminalizzazione che sfrutta le possibilità di distorsione offerte dal codice penale ha investito anche i disoccupati napoletani e gli abitanti della Val Susa anch’essi colpiti da accuse spropositate e gravissime, rispettivamente di associazione a delinquere (caduta in sede di riesame e per l’ennesima volta) e di terrorismo.

«Nell’incontro fra esperienze e lotte diverse, nell’autorganizzazione, continueremo a combattere, metro dopo metro contro le politiche di austerità e precarietà, contro le privatizzazioni e la devastazione dei nostri territori. Continueremo a lavorare e a confliggere, giorno dopo giorno, per riconquistare un presente ed un futuro radicalmente diverso dalla miseria e dallo sfruttamento a cui vogliono costringerci», fanno sapere i movimenti annunciando che il 14 e 15 marzo «ci riuniremo e manifesteremo a Roma per affermare ancora una volta che le lotte sociali non si arrestano». Sarà il prologo della manifestazione nazionale del 12 aprile contro l’Europa dell’austerity e della Troika.

Ma intanto, a Bologna, una serie di provvedimenti cautelari, nello specifico divieti di dimora a Bologna, sono stati consegnati oggi a 12 attivisti dei movimenti sociali bolognesi. I fatti riguardano le manifestazioni di maggio 2013 in zona universitaria. Tra le persone colpite dal provvedimento cautelare c’è Pietro Simbola, per tutti “Giorgio”, dirigente sindacale dell’Asia/Usb impegnato da anni nelle lotte in difesa del diritto alla casa, al reddito, ai diritti dei migranti e richiedenti asilo, al fianco di tutte le lotte per i diritti sociali. Asia/usb è protagonista di tre occupazioni abitative, con decine di famiglie coinvolte, ed è parte attiva della Carovana Bruxelles 2014, insieme ai migranti e richiedenti asilo. Questo pomeriggio, alle ore 17.00 è stato indetto un presidio con conferenza stampa sotto la Prefettura di Bologna, in piazza Roosevelt 1.

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SUI FATTI DUI BOLOGNA

PD, Donini è con la Procura sui divieti di dimora

Il segretario del Pd di Bologna: la ‘lotta non giustifica violenza, politica deve pensare a disagio’.

‘Il disagio sociale e la lotta politica non possono giustificare in nessun modo la violenza e l’illegalità’. Il segretario del Pd di Bologna, Raffaele Donini, commenta così i 15 avvisi di diviero di dimora spediti ieri dalla procura ad altrettanti protagonisti dei tafferugli in piazza Verdi. ‘I provvedimenti adottati dalla procura e dalle forze dell’ordine sui responsabili dei disordini di piazza Verdi – afferma Donini, a margine di una iniziativa – si devono intendere come l’affermazione dello stato di diritto. Tocca invece alla politica porsi il tema di come diminuire il disagio sociale’ (Repubblica, 7 marzo 2014).

Bologna. Scontri in piazza Verdi: 15 divieti di dimora. In 200 al corteo di protesta

Sono indagate 43 persone che avrebbero partecipato ai tafferugli con le forze dell’ordine avvenuti il 23 e 27 maggio scorsi, durante i quali un fotoreporter rimase ferito alla testa e alcuni agenti vennero di fatto accerchiati dai manifestanti.

Resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. Queste le accuse per cui sono indagate 43 persone che avrebbero partecipato agli scontri con le forze dell’ordine avvenute il 23 e 27 maggio scorso in piazza Verdi a Bologna, durante i quali un fotoreporter rimase ferito alla testa e alcuni agenti vennero di fatto accerchiati dai manifestanti. In particolare, il Gip Bruno Perla ha disposto 15 divieti di dimora, notificati in queste ore dalla Digos e dai Carabinieri. Il provvedimento riguarda 12 persone tra cui alcuni giovani appartenenti ai collettivi Tpo e Cuaed esponenti del sindacato Asia-Usb. Tre del gruppo, infatti, hanno partecipato ad entrambe le manifestazioni che si conclusero con i tafferugli e il lancio di oggetti contro gli uomini in tenuta anti-sommossa.

Dalla ricostruzione del comportamento e della ‘tattica’ tenuta in piazza Verdi a Bologna il 27 maggio 2013 dai manifestanti emerge “una pericolosità degli indagati che si sono mostrati, nella circostanza, particolarmente abili e preparati, si direbbe addestrati allo scontro, secondo un addestramento per porre in essere vere e proprie azioni di guerriglia urbana”. Lo scrive il Gip Bruno Perla in un passaggio dell’ordinanza. A favore dei manifestanti, osserva anche il giudice, “ha giocato la loro assoluta preponderanza numerica rispetto ai tutori dell’ordine che, ad un certo momento, sono stati accerchiati dai violenti, venendosi a trovare in una situazione di svantaggio che li ha costretti ad indietreggiare, lasciando piazza Verdi in mano ai violenti”.

Duecento persone hanno organizzato nel pomeriggio un presidio di protesta che si è trasformato in un corteo per le strade del centro di Bologna. Circa 150 manifestanti hanno protestato contro i divieti di dimora notificati da Digos e carabinieri a 12 persone che parteciparono ai tafferugli di piazza Verdi, il 23 e il 27 maggio scorso. Il corteo, composto da Usb, collettivi e centri sociali – tra cui Cua, Tpo, Labas – all’urlo ‘liberi tutti’, si è prima fermato nel cortile di Palazzo d’Accursio ed ha proseguito il percorso fino a piazza Verdi, proprio dove si verificarono gli scontri dello scorso anno. “È una vicenda tragica – ha detto Massimo Betti dell’Usb – di una gravità inaudita. Una repressione preventiva per chi conduce le lotte per i diritti, inaccettabile politicamente e giuridicamente. Continueremo le nostre lotte senza farci intimidire” (Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2014).

 

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