BUON COMPLEANNO ANGELA

Buon compleanno, Angela

All’età di quattro anni, Angela Davis ha subito il suo primo attentato a Birmingham, la casa del loro vicino venne distrutta da un’esplosione. “Gli attacchi erano così frequenti che presto il nostro quartiere venne conosciuto come Dynamite Hill. ” Rifiutando la via tradizionale delle universita ‘ riservate per ‘ studenti/esse neri/e, Angela andò a studiare a New York e poi a Parigi e Francoforte. Alla scoperta del marxismo (“Sono stata affascinata dalla prospettiva di una rivoluzione comunista”), si interessa anche a Sartre e a Marcuse, animatore della” Scuola di Francoforte”. In Germania, seguirà i movimenti di contestazione studentesca che si stavano diffondendo. Anche negli Stati Uniti la rivolta si allarga, e prende una piega sempre più radicale e politica. Le rivendicazioni non riguardano più solo i diritti civili, ma si estende anche ai i diritti sociali. La critica s’attacca alle radici del sistema.
Si afferma il Black Power
Angela scoprirà anche che dichiarazioni molto radicali contro il razzismo potevano essere accompagnate da atteggiamenti sessisti di esclusione. Alla fine scelse di aderire al Partito Comunista degli Stati Uniti, tutto mentre stava preparando il suo dottorato in filosofia. Per questo subirà l’ira dell’amministrazione dello Stato della California . Furono fabbricate delle accuse penali che porteranno al suo arresto.
Il suo processo è stato un concentrato di antagonismo negli Stati Uniti. Donna, attivista nera, comunista, simboleggiava un nuovo movimento di liberazione e per questo si accanì sulla sua persona tutto l’odio conservatore. Lo svolgimento del processo fu significativo anche per svelare la mascherata della giustizia. Lontani dalla grande messa in scena Hollywoodiana, il disprezzo verso gli accusati/e era completo, sia da parte della magistratura che della stampa o della televisione.
Angela Davis venne infine assolta sfuggì alla pena di morte, in quello che fu un grande processo politico . Una forte campagna di solidarietà e di informazione del pubblico venne messa in piedi negli Stati Uniti e in tutto il mondo.
Ancora una guerra razzista
Ora, molti film che sono in circolazione parlano della schiavitù e della barbarie di questo periodo . Un secolo dopo la fine della guerra civile americana e l’abolizione formale della schiavitù, la segregazione istituzionale e sociale regnava ancora nella maggior parte degli Stati. Mentre il presidente Johnson lanciava il suo progetto della “Great Society” e gli americani inviavano gli astronauti sulla Luna, una estrema violenza veniva esercitata contro i militanti della comunità nera da parte della polizia , della magistratura e dell’FBI. Una vera e propria guerra venne dichiarata contro il movimento delle Pantere Nere , che saranno decimati dalle pallottole della polizia e dalle provocazioni dell’FBI. La cosa più scioccante era l’”ordinaria” violenza della polizia e l’impunità che essa beneficiava. Il razzismo dei poliziotti era nauseante. Tutto questo nel paese della “libertà”.
Un lavoro di memoria su questo periodo è ancora necessario, per meglio capire il modello del “mondo libero”. La storia del processo di Angela Davis contribuisce a questa riflessione.
Jose Sanchez
Articolo gauche-anticapitaliste.ch

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Dichiarazione di Angela Davis davanti al tribunale

Palazzo di giustizia
della contea di Marin
5 gennaio 1971

Devo esporre alcune brevi considerazioni, ma, prima di ogni altra cosa, tengo a dichiarare davanti alla corte e agli abitanti di questo paese che io sono innocente di tutte le accuse presentate contro di me dallo Stato della California. Io sono innocente ed affermo che, di conseguenza, nessun atto criminale di qualunque tipo giustifica la mia presenza oggi davanti a questo tribunale.
lo mi trovo qui vittima di una macchinazione politica che, lungi dal dimostrare la mia colpevolezza, accusa lo Stato della California come agente della repressione politica. Lo Stato della California rivela in effetti il ruolo che rappresenta utilizzando come prove contro di me la mia partecipazione alle lotte che conduce il mio popolo, il popolo nero, contro le molteplici ingiustizie sociali, utilizzando particolarmente la mia partecipazione al Comitato per la difesa dei fratelli di Soledad.
Il popolo americano si era illuso nel credere fino ad ora che tale impegno fosse protetto dalla Costituzione.
Per avere la certezza che queste questioni politiche non saranno distorte e snaturate, mi trovo costretta a prendere parte attiva alla mia difesa sia come accusata, sia come donna nera, sia come comunista. È mio preciso dovere aiutare coloro che sono direttamente implicati nel processo, come pure gli abitanti dello Stato della California, ed il popolo americano in generale, a capire quale è la base reale del problema.
Ciò che si mette sotto accusa sono le mie convinzioni ed i miei interventi politici, la mia lotta quotidiana per combattere tutto ciò che concorre a paralizzare economicamente e politicamente l’America nera.
Nessuno può parlare meglio di me delle mie convinzioni e delle mie attività politiche. Una giustizia che condanna virtualmente al silenzio la persona stessa che ha più da perdere sembra già contenere in sé i germi della propria distruzione.
È decisivo ed importante per noialtri neri insorgere contro questa contraddizione del sistema giudiziario, poiché abbiamo accumulato una ricca esperienza storica che conferma come la bilancia della giustizia americana sia in grave squilibrio.
Per aumentare le possibilità che mi si accordi un processo equo, cosa che per il momento non mi sembra si verifichi, è assolutamente necessario che io sia autorizzata a difendermi da me. Posso aggiungere che la mia richiesta non è senza precedenti sul piano giuridico.
Se il tribunale non accoglie la mia richiesta e non mi include come co-difensore nel processo, si allineerà con le forze del razzismo e della reazione, che minacciano di far precipitare questo paese negli orrori del fascismo – e le numerose persone che hanno perduto gradualmente le proprie illusioni sul sistema giudiziario troveranno in tutto questo una ragione di più per rafforzare le loro opinioni e per pensare che non è più possibile essere giudicati equamente in America.

 

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Angela Davis
Birmingham (Alabama) 1944 – vivente
Angela Yvonne Davis è una figura fondamentale per il movimento femminista nero degli anni Settanta. Nata il 26 gennaio da una coppia di insegnanti, relativamente benestante (il padre prese in gestione un distributore di benzina), visse i drammi del razzismo del profondo Sud. Abitava in una zona chiamata Dynamite Hill perché spesso, lì, le case dei neri che vi si trasferivano venivano fatte saltare con la dinamite; con la dinamite fu fatta saltare una chiesa dove morirono tre sue amiche.
Laureata con lode in letteratura francese, passò poi agli studi di filosofia e visse a Parigi e Francoforte dove fu allieva di Adorno, per ritornare poi negli Stati Uniti, dove fu allieva di Herbert Marcuse. In California continuò la sua attività di lotta politica aderendo al SNCC, un comitato di coordinamento della lotta non violenta degli studenti, e successivamente al movimento delle Black Panthers. Dopo l’assassinio di Martin Luther King aderì al Partito Comunista. Conseguita la laurea in filosofia, ottenne la cattedra all’Università di Los Angeles, che le venne dapprima revocata in quanto comunista, ma la revoca fu dichiarata incostituzionale e poté continuare ad insegnare. Tuttavia venne espulsa dall’università quando nel 1970 si adoperò in difesa dei Soledad Brothers, tre detenuti neri accusati di aver ucciso una guardia, e anche in seguito alla sua partecipazione al movimento delle Black Panthers, che andava assumendo sempre più carattere di lotta, anche armata.
Successivamente fu accusata di cospirazione, rapimento e omicidio in relazione al fallito tentativo di un gruppo di attivisti delle Black Panthers, di liberare il detenuto nero George Jackson in un’aula di tribunale: la pistola utilizzata era intestata a suo nome, e Jackson era il grande amore della sua vita (non risulta infatti che Angela abbia avuto altri legami importanti e duraturi); fu quindi arrestata e processata.
L’appassionata difesa che condusse personalmente ed efficacemente nel corso del processo, le consentì di diffondere le sue idee in tutto il mondo, diventando così popolare da mobilitare a suo favore un gran numero di persone che si riunirono in comitati e organizzazioni, non solo negli Stati Uniti ma anche in molti altri paesi.
La sua vicenda portò alla ribalta la sua figura di donna che aveva sempre combattuto per i diritti civili e per i diritti delle donne, scontrandosi talvolta anche con altri appartenenti al Movimento. Sin dagli inizi della sua attività infatti, le sue qualità intellettuali e le sue grandi capacità organizzative l’avevano portata ad assumere responsabilità e ruoli direttivi. Angela venne criticata molto pesantemente dai maschi del movimento perché “svolgeva un lavoro da uomo” e si vide contestare perfino il fatto che le donne volevano impadronirsi dell’organizzazione.
La Davis si rese conto di essere venuta così a contatto con un complesso assai diffuso e radicato tra certi attivisti neri che consideravano la mascolinità nera come qualcosa di separato dalla femminilità nera, e l’impegno diretto delle donne una minaccia all’affermazione della loro virilità. Questa mentalità affermatasi soprattutto con l’islamismo di Louis Farrakhan, contribuì certamente a determinare l’uscita della Davis dal Movimento stesso.
Attraverso il suo intenso lavoro, scritti, conferenze, lezioni universitarie e interviste, Angela Davis condusse un’intensa campagna per interpretare e smontare quello che lei indicava come un mito creato dalla cultura e dalla letteratura dei bianchi per dividere la razza nera e ostacolare il movimento di liberazione, il mito della società matriarcale nera. Da qui la necessità per la Davis di combattere il carattere oppressivo del ruolo attribuito alla donna nella società americana in generale.
Angela Davis ha dedicato la sua vita alla soluzione politica dei problemi del razzismo e dei diritti civili, e le sue vicende personali e il rilievo che ebbero in tutto il mondo la portarono ad essere, in quanto donna e afroamericana, un simbolo sia del femminismo che dell’uguaglianza razziale. La Davis aveva fatto capire alle donne che il lavoro fuori casa non solo rappresentava un importante sostegno economico e motivo di indipendenza, ma anche l’importanza di avere una vita all’esterno della famiglia, con l’opportunità di svolgere un lavoro interessante e realizzare le proprie aspirazioni. Angela insieme ad altre figure, quali Shirley Chisholm, prima donna afroamericana eletta al Congresso americano, hanno mostrato alle donne afroamericane la strada e la possibilità di modificare la propria vita.
Attualmente la Davis insegna Storia della Coscienza all’Università della California, dove dirige anche il Women Institute. Non è più iscritta al Partito Comunista statunitense, ma continua a sostenere gli ideali e i principi di sempre, con quel senso critico che l’ha portata a scagliarsi anche contro la degenerazione del movimento afroamericano verso il fondamentalismo islamico, rappresentato da Nation of Islam di Louis Farrakhan, movimento islamista e maschilista, che ha riempito il vuoto lasciato dalla scomparsa delle laiche e progressiste Pantere Nere.
Alessia Rao torres
Enciclopedia delle donne

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