L’ORDINE NON REGNA AD AMBURGO

La Germania delle contraddizioni

Sta facendo discutere in questi giorni la creazione di una zona rossa in cui è stato proclamato il Gefahrengebiet nel quartiere di St. Pauli e zone limitrofe. La denominazione indica una zona in cui si presume che siano commessi reati, presidiata dalla polizia col diritto di effettuare controlli a tappeto a chiunque la attraversi. Una zona sotto sorveglianza speciale. Il pretesto è stato l’attacco di un gruppo di autonomi a una centrale di polizia di Davidwache nel quartiere di St. Pauli.
Gli abitanti di quattro grandi quartieri, fra i più popolosi della città, sono controllati a vista da un alto numero di forze di polizia dispiegato sulle strade, diventate nelle ultime settimane teatro di scontri e di repressione. Contro il Gefahrengebiet, altre proteste nei giorni scorsi con nuovi scontri tra polizia e manifestanti.
Non è, però, l’escalation del conflitto di questi giorni la vera causa per una misura tanto sconvolgente, quanto l’esemplarità di Amburgo, diventata paradigma degli effetti sociali che la politica economica tedesca sta provocando in tutto il Paese: “un laboratorio di scelte politiche sbagliate”, come la definisce lo Spiegel.

Le prime manifestazioni hanno visto il protagonismo dei profughi di Lampedusa che rivendicavano il diritto d’asilo. Già nell’ottobre 2013, la manifestazione dei migranti fu duramente repressa e il sindaco dell’SPD inneggiava alla durezza e alla sicurezza mentre centinaia di profughi morivano nel Mediterraneo, provocando l’indignazione generale.
La situazione si è riscaldata in seguito all’annuncio dello sgombero del Rote Flora, ex teatro occupato dal 1989 a cui è seguito l’immediato sgombero del complesso della Esso-Häuser, che ospitava una settantina di famiglie che saranno trasferite in altri luoghi di accoglienza sparsi nella città. Gli occupanti della Esso-Häuser sono stati evacuati in tutta fretta, la comunità che lo abitava smembrata senza certezze, assistenza psicologica, né tempo sufficiente per organizzare la propria uscita dall’edificio. Il pretesto della subitanea evacuazione è stato quello di un paventato rischio strutturale, dovuto alla mancata manutenzione.
È chiaro che dietro questi progetti di demolizione ci siano interessi miliardari: il sito ospiterà nuovi palazzi di lusso, la cui edificazione determinerà un processo di gentrificazione che modificherà tutta l’economia della zona, provocando un rialzo del costo degli affitti che metterà in ginocchio abitanti e commercianti.
La città di Amburgo, guidata per la seconda volta da Olaf Scholz (SPD), già ministro per il Lavoro e gli Affari Sociali del governo di coalizione con Angela Merkel dal 2007 al 2009, è un cantiere a cielo aperto: la preoccupazione per i quasi 800mila euro persi in soli due giorni di interruzione dei lavori della Elbe Philharmonic Hall, l’imponente sala dei concerti in costruzione nella zona del porto, a casa del passaggio della tempesta Xavier, rende l’idea di quanta energia la città stia investendo per reinventare se stessa. E soprattutto, della continuità in fatto di politica urbanistica dalla precedente amministrazione CDU a quella della SPD.

Il socialdemocratico Scholz si era già distinto per aver privatizzato la società elettrica della città, data in concessione ventennale agli svedesi di Vattenfall. La società svedese stava crescendo e prendendo contatti con altri distretti, lasciando presagire che in tre o quattro anni sarebbe diventata un grande colosso della rete energetica in Germania. Lo stesso sindaco di Amburgo si era in seguito pronunciato in favore di una concessione a tempo inderminato. La cittadinanza, in opposizione a qualsiasi tentativo di definitiva privatizzazione, ha avviato un’azione referendaria che con il 50,9% dei voti favorevoli, ha costretto il governo di Amburgo a riacquistare la società elettrica, vincolando gli utili a essere reinvestiti in servizi per la città.

Durante le ultime elezioni tedesche, il Die Welt pubblicava un interessante articolo dal titolo “I sette temi tabù delle elezioni del 2013”. Fra questi temi, tre sono ampiamente rappresentati dalla città di Amburgo: la crisi dello stato sociale e le privatizzazioni, l’ edilizia, l’immigrazione.
Il ruolo di Amburgo come laboratorio in cui è possibile vedere gli effetti di determinate scelte politiche si rafforza nel quadro generale.
Guido Westerwelle, ex ministro degli Esteri tedesco, durante i suoi discorsi in campagna elettorale si richiamava spesso ad ambiziosi progetti che la Germania doveva prendere a modello: al canale di Panama e la costruzione di tre magnifici grattacieli a Singapore, in un posto “dove prima c’era solo acqua”. Pensando alla Germania parlava di ferrovie, di aeroporti e dell’Elbe Philharmonic Hall. Esponente del partito liberal-democratico tedesco (FDP), la sua posizione non era certo meritevole di stupore. Interessante è invece vedere come queste linee guida siano portate avanti dalla SPD.
Il progetto di gentrificazione delle grandi e medie città tedesche sta stritolando nella morsa del caro affitti le popolazioni locali e sta già provocando resistenze di diverso tipo.
A Berlino, nei mesi scorsi, migliaia di persone hanno provato a fermare l’abbattimento della East Side Gallery (i resti del Muro arricchiti dai murales di artisti internazionali) funzionale alla costruzione di appartamenti di lusso in riva al fiume. Mentre si cercava un compromesso tra i costruttori e le istituzioni cittadine, diversi metri del Muro sono venuti giù durante dei lavori notturni e frettolosi.
Nelle settimane successive la manifestazione pro-muro, circa cinquecento persone si sono radunate contro la sfratto di una famiglia per morosità incolpevole. La polizia è intervenuta e il bilancio della giornata è stato quello di un vero e proprio scontro, con decine di auto alle fiamme e qualche contuso.
La capitale tedesca è una delle città col più alto tasso di disoccupazione della Germania e gli sfratti sono all’ordine del giorno. Il cambiamento urbanistico sta dando luogo anche a fenomeni di guerra fra gli abitanti stessi: nella città impazza la retorica anti-hipster, additati come colpevoli di creare “quartieri alla moda” provocando l’aumento degli affitti. Individuato il fenomeno, fraintesa la causa. Harvey, ne Le città ribelli, notava che “chi ha saputo creare una vita di quartiere interessante e stimolante è costretto con la forza a cedere alle pratiche predatorie di immobiliaristi, finanzieri e consumatori upper class privi di ogni immaginazione sociale e urbana. Migliore è la qualità dello spazio comune che un gruppo sociale riesce a creare, più alta è la possibilità che questo spazio venga depredato ed espropriato da interessi privati finalizzati a massimizzare i profitti”.
Anche nella ricca Francoforte sul Meno, è stata molto discussa la costruzione di un nuovo grattacielo che ospiterà la Banca Centrale Europea, che sarà terminato presumibilmente entro il 2015. Non è solo l’immaginario di potenza e ricchezza della BCE a provocare le polemiche: il palazzo (che sarà tra i più alti della Germania) sorge in un quartiere fra i più popolari della città, che ha subìto un vorticoso processo di gentrificazione: appena approvato il progetto è iniziata la costruzione di appartamenti di lusso, il prezzo degli affitti di tutta la zona è cresciuto esponenzialmente e l’intero quartiere è stato modificato con l’ovvia espulsione della fasce più deboli.

È così che, accanto al crollo degli stati del Sud dell’Europa che hanno dovuto/voluto accettare i dettami imposti dalla BCE, esplodono le contraddizioni nella Germania della crescita economica. Parliamo di un paese in cui l’alto numero di occupati maschera un sistema lavorativo in cui il mini-job diventa la realtà dominante. In cui il sistema sanitario, già parzialmente privatizzato, è sempre più sotto attacco e l’immigrazione cresce a ritmi frenetici, senza più i diritti e le garanzie che hanno caratterizzato per decenni lo stato sociale tedesco. Un’immigrazione che è sempre più rappresentata dai giovani laureati provenienti dai paesi europei devastati dalla crisi, in cui la disoccupazione cresce senza precedenti.

Natascia Crimele da www.communianet.org

Potrebbe piacerti anche Altri di autore