E PAOLO VIRZI’?

Vertenza REAR: Ken Loach risponde a Mazzacurati; stai coprendo la dirigenza della cooperativa

Torino – giovedì, 28 novembre 2013

Ken Loach, che in solidarietà con il lavoratori del Museo Nazionale del Cinema, licenziati dalla cooperativa appaltatrice Rear, aveva rifiutato il “Gran Premio Torino” attribuitogli lo scorso anno dal Torino Film Festival, commenta le recenti dichiarazioni del regista Carlo Mazzacurati, che ricevendo il “Gran Premio Torino” in questa edizione del TFF, diretta da Paolo Virzì, ha affermato: «Sono certo che se Loach avesse saputo che tipo di umanissima rassegna è questa, non avrebbe mai fatto quella sgarberia. La mia impressione è che gli siano stati raccontati male gli avvenimenti e che lui non abbia avuto la possibilità di ascoltare le due campane».

In una nota ricevuta dall’USB, Ken Loach risponde: “Voglio solo fare una domanda a Mazzacurati: i lavoratori che sono stati illegittimamente licenziati dal Museo hanno riavuto i loro posti di lavoro? In caso contrario, lui, Mazzacurati, sta fornendo una copertura alla dirigenza della cooperativa. Persone importanti come il regista Ettore Scola e il sindaco di Torino hanno promesso di intervenire affinché i lavoratori fossero reintegrati. Che cosa è avvenuto, miei cari signori? Mazzacurati sostiene che il festival sarebbe ‘umano’. Io credo che la vera forza e la solidarietà la dimostrino quelle persone coraggiose che si sono battute contro il comportamento duro e rigido della cooperativa e che ne hanno subito le conseguenze. Più potere a loro e all’USB!”.

L’Unione Sindacale di Base, ringraziando Ken Loach per il rinnovato sostegno alla vertenza Rear, sottolinea che, ad un anno di distanza e nonostante le battaglie sostenute, i lavoratori ancora attendono una risposta concreta rispetto a tutte le questioni poste e Federico Altieri, l’ex dipendente Rear che prese l’iniziativa di scrivere a Loach, attende ancora di essere reintegrato nel suo posto di lavoro.

L’USB comunica inoltre che da oggi è in rete in versione integrale il documentario che racconta la battaglia dei lavoratori della Rear ed il sostegno ricevuto dal regista britannico.

USB Unione Sindacale di Base

… e cosa balbetta il Direttore del Festival Paolo Virzì?

“Ken è stato male informato – sbotta Virzì – Mi dispiace dia retta a dei cialtroni come quelli del Movimento 5 Stelle” .

http://video.repubblica.it/edizione/torino/virzi-ken-loach-non-dia-retta-a-quei-cialtroni-del-m5s/148310/146821

MA CHI E’ MAZZACURATI?

Premessa:
Appalti «distorti» in favore di alcune imprese «amiche» e fatture false: 14 arresti e più di cento indagati. Scoppia la bufera sul Consorzio Venezia Nuova, la società che si occupa della costruzione delle dighe mobili di Venezia per difenderla dalle alte maree. Oltre 500 militari delle Fiamme gialle stanno operando, tra arresti e perquisizioni, tra il Veneto, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio e la Campania. La principale accusa nei confronti degli indagati è turbativa d’asta. Tra gli arrestati figura anche l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati.
13 luglio 2013

Inchiesta sul Mose, così Mazzacurati finanziò il film del figlio Carlo

Un dvd su Venezia presentato nel 2010 alla Mostra del cinema e poi regalato dal Consorzio come strenna natalizia. Oggi l’interrogatorio dell’ingegnere, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova

di Renzo Mazzaro

VENEZIA. Tra i centomila conflitti d’interesse del Belpaese quello dell’ingegner Giovanni Mazzacurati che con i soldi del Consorzio Venezia Nuova (denaro pubblico) sponsorizza un documentario del figlio Carlo, peraltro affermato regista, è una goccia nel mare. Non si può neanche dire che urti troppo la sensibilità dei contribuenti, anche perché non se ne conosce l’entità, persa com’è nella mole delle pubblicazioni finanziate dal Consorzio in questi anni. Di sicuro sarà un’inezia se confrontata con i miliardi versati finora dai contribuenti per la grande opera. Forse è per questo che l’ufficio stampa, benché richiesto, non riesce a rintracciare la documentazione. Eppure era solo il 2010 quando il documentario di Carlo Mazzacurati veniva presentato fuori concorso alla 67° mostra del cinema, in attesa di essere regalato dal Consorzio come strenna di Natale. La ventiduesima della serie, per la precisione. L’unica in dvd, tutti gli altri sono libri.
Il regista raccontava sei storie di ordinaria quotidianità – la cameriera di un albergo di lusso, un archeologo, un pensionato, un pittore dilettante, un ladro d’appartamenti e un ragazzino che vuol diventare gondoliere – rese particolari dall’atmosfera di Venezia. Magari l’insistenza sui turisti che da un episodio all’altro continuano a camminare per Venezia con i piedi in ammollo poteva sembrare un po’ sospetta: in tutto il 2010 l’acqua alta a Venezia si è vista 21 volte su 365 giorni. Ma un po’ di pubblicità subliminale per il Mose non guastava.
Chi invece si è infastidito e non poco è un altro regista padovano, Michele Francesco Schiavon, il quale chiede pubblicamente «se sia lecito produrre un film con i soldi di un consorzio pubblico e distribuirlo attraverso una società che ha lo stesso numero civico dello studio del presidente del consorzio, finanziatore del progetto con denari pubblici». In effetti gli indirizzi coincidono, anche se i due Mazzacurati fanno mestieri diversi. La storia di Schiavon dimostra che a muoverlo non è la gelosia professionale ma l’esasperazione. Il suo è un caso uguale e contrario a quello di Mazzacurati junior. Da regista Schiavon ha prodotto nel 1995 un documentario sull’Orto Botanico di Padova, nel 450° anniversario della fondazione. Alla co-produzione si era detta interessata la Regione Veneto, salvo poi smentire per bocca del dirigente il funzionario che s’era sbilanciato. Niente paura, Schiavon porta a termine da solo l’operazione: ci lavora un anno, il documentario riceve apprezzamenti lusinghieri, segnalazioni, premi. Per la cronaca si intitola Hortus Botanicus Patavinus. I tentativi successivi per rientrare nell’accordo con la Regione non hanno esito. Ognuno va per la sua strada.
Nel 2003 Schiavon si riaffaccia in Regione con un’altra proposta. Mentre tratta con i funzionari del dipartimento scopre che il suo Hortus Botanicus è inserito nel catalogo della mediateca regionale. Pretende i diritti, quelli non vogliono saperne. Propone alla Regione l’acquisto di un sub-master da diffondere nelle biblioteche e scuole, per 30.000 euro. Il dipartimento cultura dice 15.000, poi 10.000, poi non sa quando pagherà.La lite va a finire in tribunale, il contenzioso tra sentenze e ricorsi non è ancora finito. Ma non è finito nemmeno l’interesse del pubblico verso l’Hortus Botanicus, a dispetto di quello che pensava Angelo Tabaro, il dirigente regionale che ne ha decretato l’ostracismo. Qualche settimana fa dall’Australia hanno scritto a Schiavon chiedendogli l’invio di una copia del documentario. È l’ennesima richiesta che gli arriva, per un prodotto che ha sicuramente valore scientifico e pubblico. Morale: il regista padovano si trova a svolgere un lavoro di supplenza dell’assessorato regionale alla cultura. Gratis. Facciamo una proposta: perché quest’anno il Consorzio Venezia Nuova non regala a Natale l’Hortus Botanicus Patavinus, visto che sarà un’annata di vacche magre?
Ieri interrogato Sutti, ora tocca a Giovanni Mazzacurati. Esegue incondizionatamente gli ordini di Mazzacurati senza discuterli» scrive il pubblico ministero Paola Tonini nella sua richiesta di cattura di Federico Sutto, un tempo segretario di Gianni De Michelis ed ex sindaco di Zero Branco poi in prestito al Consorzio come addetto ai rapporti di rappresentanza del presidente. E ieri, la rappresentante della Procura lo ha interrogato per poco meno di due ore alla presenza del suo difensore, l’avvocato padovano Gianni Morrone. Nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni alla fine del colloquio, ma sembra che Sutto non si sia sbottonato. Insomma, ha cercato di spiegare quelle due o tre telefonate intercettate, ha spiegato che lui eseguiva le direttive del capo. Un atteggiamento che si potrebbe definire di attesa, attesa di quello che accadrà oggi: il pm Tonini, infatti, sentirà proprio Giovanni Mazzacurati su sua specifica richiesta. Difeso dagli avvocati veneziani Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, l’anziano ingegnere sembra orientato a raccontare quello che sa, insomma a vuotare il sacco. Probabile che il magistrato non si accontenti delle sue ammissioni sull’accordo tra le imprese per truccare la gara d’appalto dell’Autorità portuale per lo scavo dei canali navigabili. Gli chiederà delle 400 pagine del lungo rapporto della Guardia di finanza che nessuno ancora ha letto perché coperto dagli omissis. Presumibilmente in quelle pagine ci sono i nomi di coloro che Mazzacurati ha incontrato e pagato, le identità dei politici nazionali e locali che potrebbe aver corrotto in modo da ottenere i finanziamenti statali per procedere con i lavori di salvaguardia della laguna, in particolare il Mose. È evidente che se Mazzacurati imbocca questa strada, gli altri indagati non hanno speranza di cavarsela se non facendo la stessa scelta.

 

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