GERMANIA 3

1-UN TEDESCO SU TRE AFFERMA CHE IL CAPITALISMO CAUSA POVERTA’ E FAME
2-LA POVERTA’ AI MASSIMI DALLA RIUNIFICAZIONE
3-LA POVERTA’ MINACCIA UN TEDESCO SU SEI
4-NIENTE HARTZ ALL’IMIGRAZIONE DI POVERTA’
5-UN PAESE IN LENTA ROVINA

UN TEDESCO SU TRE AFFERMA CHE IL CAPITALISMO CAUSA POVERTA’ E FAME

Reuters, 24 febbraio 2015

Quasi un tedesco su tre ritiene che il capitalismo sia la causa della povertà e della fame, e la maggioranza ritiene che una vera democrazia non sia possibile sotto tale sistema economico. Sono i risultati di un sondaggio pubblicato martedì dall’istituto per i sondaggi elettorali, Emnid, su commissione della Libera Università di Berlino.

Il sondaggio, che ha coinvolto 1.400 persone, ha rilevato che il 59 percento dei tedeschi che vivono nelle aree ex-comuniste ritengono che gli ideali comunisti e socialisti siano una cosa positiva per la società. Nella Germania ovest è il 37 percento a ritenere positivi gli ideali comunisti e socialisti.

Il partito tedesco di sinistra radicale (Die Linke, NdT) è ancora forte nell’area ex-comunista dell’est, dopo un quarto di secolo dalla caduta del muro di Berlino, che negli anni ’90 ha spianato la strada alla riunificazione della Germania.

Il sondaggio ha rilevato che più del 60 percento dei tedeschi ritene che non ci sia un’autentica democrazia nel loro paese, a causa del fatto che l’industria ha troppa influenza sulla politica e che la voce degli elettori ha un ruolo secondario.

(Report di Juliana Woitaschek; redatto da Erik Kirschbaum e Robin Pomeroy

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DEUTSCHE WELLE: LA POVERTÀ IN GERMANIA AI MASSIMI DALLA RIUNIFICAZIONE

9 febbraio 2015

Secondo un nuovo studio, la povertà in Germania è ai suoi livelli più alti dalla riunificazione del 1990. Circa 12,5 milioni di tedeschi sono ora classificati come poveri.

Parlando nella capitale tedesca di Berlino, questo giovedi, l’amministratore delegato della Equal Welfare Organization tedesca (Paritätischem Wohlfahrtsverband), Ulrich Schneider, ha lanciato l’allarme anche sul divario tra ricchi e poveri, che si sta allargando sempre di più.

La povertà non è mai stata così alta e la differenza tra le regioni è mai stata così profonda” ha detto.

Nel giro di un anno, la povertà in Germania è passata dal 15 per cento del 2013 al 15,5 per cento . La carità definisce come “poveri”, coloro la cui famiglia guadagna il 60 per cento in meno rispetto al reddito medio.

Secondo il report, gli stati più colpiti dalla povertà sono Brema, Berlino e Meclemburgo-Pomerania occidentale. All’altra estremità della scala si trovano Baden-Württemberg e Baviera – secondo e terzo stato più ricco della Germania in base al loro PIL.

Gli unici Stati tedeschi che hanno visto un piccolo calo della povertà sono gli stati orientali della Sassonia-Anhalt e Brandeburgo.

Nel complesso la classifica mostra una repubblica sfinita“, ha detto Schneider, aggiungendo che per combattere questi problemi sarebbero necessari un aumento significativo del livello di welfare e una massiccia espansione del pubblico impiego.

Il mese scorso a Berlino, il ministro del Lavoro tedesco ha annunciato l’intenzione di creare in Germania migliaia di posti di lavoro per le persone svantaggiate.

Il piano, che utilizzerà 2.7 miliardi di euro (3.000 milioni dollari) del Fondo sociale europeo (FSE), più € 4,3 miliardi della stessa Germania, prevede la creazione nel paese di 26 programmi da qui al 2020.

Quasi il 40 per cento del denaro sarà investito “nella promozione dell’integrazione sociale e nella lotta contro la povertà”, ha detto il Ministero del Lavoro.

I gruppi attualmente più a richio di povertà sono i disoccupati, le ragazze madri e le persone senza istruzione.

Schneider ha sottolineato giovedi, tuttavia, che la povertà è in sensibile aumento anche tra i pensionati tedeschi. Dal 2006 il gruppo ha registrato un più rapido aumento della povertà rispetto a tutte le altre categorie.

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DIE WELT: LA POVERTA’ MINACCIA UN TEDESCO SU SEI

di Nando Sommerfeldt, 24 gennaio 2014

(traduzione di Mauro Colombo)

L’ufficio federale di statistica ha pubblicato dati allarmanti.

Il rischio di impoverimento non è mai stato così alto. Addirittura 3,1 milioni di lavoratori guadagnano così poco da scivolare al di sotto della soglia di povertà.

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Il rischio di povertà è sensibilmente maggiore tra le donne che tra gli uomini

Per circa la metà dei colpiti (1,5 milioni), già una vacanza di 1 settimana all’anno fuori casa non rientra nelle possibilità.

Quasi 600.000 poveri hanno rinunciato ad una autovettura propria perché non se la possono permettere.

Questi dati si basano sulle indagini delle famiglie.

“Il numero di lavoratori che con il loro reddito stanno appena sotto o appena sopra la soglia per le prestazioni Hartz-IV è spaventosamente alta” ha detto al giornale la Presidente della VDK (SozialVerband VDK Deutschland) Ulrike Mascher.

Per molte di queste famiglie il sussidio è evidentemente insufficiente per superare in un certo qual modo le difficoltà.

La responsabile delle politiche sul mercato del lavoro dei Linke Sabine Zimmermann chiede un rapido aumento del salario minimo a 10 €. Per combattere il trend negativo serve inoltre, secondo la Zimmermann, introdurre dei limiti nei rapporti di lavoro, come anche arginare o abolire il lavoro interinale e i Minijob.

A BREMA E NEL MECLEMBURGO C’E’ IL RISCHIO PIU’ ALTO.

Un’occhiata alle statistiche svela anche come ci siano grosse differenze regionali.

Nel 2013 il rischio povertà era chiaramente più alto della Germania Orientale che nella ex Repubblica Federale. Il numero delle persone a rischio è del 19,8% nei nuovi Land e del 14,4% nella Germania occidentale, chiaramente superiore rispetto al valore degli anni scorsi.

L’ufficio di statistica presenta i dati sul rischio di povertà sulla base del censimento del 2005. Da allora gli indici di povertà dell’est e dell’ovest si sono certamente avvicinati, tuttavia la minaccia della povertà rimane sensibilmente più alta nella Germania orientale. Nel 2005 il 20,4% dei tedeschi dell’est e il 13,2% dei tedeschi dell’ovest era ritenuto a rischio di povertà.

In Germania sempre più lavoratori riescono, a quanto pare, a vivere a malapena col loro reddito. Come riferisce il “Saarbrücker Zeitung”, secondo i dati dell’ufficio federale di statistica, alla fine del 2013 circa 3,1 milioni di lavoratori percepiscono un reddito al di sotto della soglia di povertà. Nel 2008 erano almeno 2,5 milioni. E’ un aumento del 25%. Soprattutto la cosiddetta quota a rischio di povertà raggiunge il livello record di 16,1%.

E’ considerato a rischio di povertà chi, compresi tutti i sussidi statali come, per esempio, fondi per la casa o per i figli, raggiunge meno del 60% del reddito medio.

Nel 2013 la soglia era di 939 € netti al mese. Per le famiglie con 2 figli si parla di soglia di povertà quando il reddito familiare netto è inferiore a 2056 €.

Molti non ce la fanno ad andare in vacanza

Una analisi dettagliata delle statistiche ci offre una visione più precisa della sgradevole situazione di molti cittadini.

Essa svela che nel 2013, 370.000 lavoratori poveri non sono riusciti a pagare l’affitto entro la scadenza, 417.000 hanno rinunciato ad un riscaldamento adeguato, e 538.000 hanno risparmiato sul cibo e si sono preparati un pasto completo soltanto un giorno ogni due.

Nel 2005 Il pericolo di povertà è al minimo sia nel Baden-Wurttemberg che nella Baviera, è il più alto a Brema e nel Mecleburgo – Pomerania Anteriore. Nel 2013 il rischio di povertà è all’11,4% in Baden – Wurttenberg, e all’11,3 % in Baviera.

A Brema e nel Meclemburgo è circa il doppio (24,6% Brema, 23,6 % Meclemburgo). A confronto con l’inizio della rilevazione nel 2005, il rischio di povertà è sceso con più vigore in Turingia e in Sassonia-Anhalt. E’ salito di più nel Nordreno-Vestfalia e a Berlino.

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SVILUPPO NEGATIVO NEL BACINO DELLA RUHR.

Osservando le 15 città più popolose, il rischio povertà è il più basso a Monaco (11,4%) e a Stoccarda (13,4 %). Il più alto a Dortmund (26,4%) e a Lipsia (25,9%). Nel confronto col 2005 il rischio povertà è sceso ad Amburgo, Norimberga e Dresda.

Nelle restanti città esaminate il pericolo di povertà è salito dal 2005: l’aumento maggiore si è verificato a Duisburg, Dortmund, Düsseldorf e Colonia.

Deludente è anche riconoscere che la Germania, col suo tasso di povertà medio del 16.1%, non se la cava bene in confronto all’Europa. Per la maggiore economia sociale e simbolo economico del continente non è certamente motivo di gloria che Paesi come l’Irlanda, scossa dalla crisi, e la malata Francia, mostrino un tasso di povertà inferiore.

Per non parlare di nazioni come i Paesi Bassi, la Norvegia (entrambi al 10.1%) o la Repubblica Ceca (9.6%), che chiaramente hanno punteggi migliori. Solo nazioni veramente in crisi come la Grecia (23.1%), la Spagna (22.2%) o l’Italia (19.4%) battono di molto la Germania.

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HANDELSBLATT: NIENTE HARTZ IV IN CASO DI “IMMIGRAZIONE DI POVERTÀ”

Il quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt riporta con soddisfazione una recente decisione della Corte di Giustizia Europea secondo la quale lo stato tedesco non sarà più obbligato a garantire le prestazioni sociali a coloro i quali, per mancanza di mezzi, si trasferiscono in Germania: un segnale dunque per l’ “immigrazione povera” dei cittadini europei, che getta luce sul vero significato di un’unione che vale solo per le merci e i capitali.

da Handelsblatt, 11.11.2014

La Corte di Giustizia Europea dà ragione all’agenzia del lavoro di Lipsia: l’Autorità aveva negato a una donna dalla Romania e a suo figlio il pagamento di Hartz IV . La donna non avrebbe alcun diritto di soggiorno in Germania.

Lussemburgo/Berlino. La Germania può negare, a determinate condizioni, le prestazioni Hartz IV (sussidio sociale erogato a persone abili al lavoro con entrate mensili ridotte o inesistenti, o in cerca di occupazione, n.d.t.) a immigrati “poveri” dell’ UE. Uno Stato dovrebbe avere la possibilità di negare prestazioni sociali, ha decretato la Corte di Giustizia Europea Martedì in Lussemburgo, confermando con la sentenza il Diritto nazionale vigente.

Nella controversia una donna dalla Romania con un figlio minorenne aveva richiesto a Lipsia le prestazioni Hartz IV, anche se a quanto pare non stava cercando alcuna occupazione. L’agenzia del lavoro si era rifiutata di pagare. Un perito legale della Corte di Giustizia Europea aveva dichiarato a Maggio tale atto legittimo. Solo in questo modo potrebbero essere evitati abusi.

La donna non disporrebbe di sufficienti mezzi di sussistenza e non potrebbe per questo avere la possibilità di fare valere il diritto a un permesso di soggiorno, così la Corte, e essa non potrebbe perciò rifarsi al divieto di discriminazione esistente del diritto UE.

La Corte di Giustizia ha espressamente richiamato l’attenzione sul fatto che nessuno Stato membro sarebbe obbligato a erogare a immigrati, nei primi tre mesi del loro soggiorno, prestazioni sociali. In Germania immigrati stranieri non ricevono Hartz IV nei primi tre mesi. In seguito si cerca di capire se essi sono venuti nel Paese con l’obiettivo di cercare lavoro. Se il migrante ha trovato lavoro in Germania e poi lo perde, può ricevere Hartz IV. In Germania si è temuto un diluvio di nuove richieste per le prestazioni Hartz IV da parte di immigrati UE, nel caso in cui la Corte avesse richiesto il cambiamento delle regole nazionali.

Il dibattito sul possibile abuso di prestazioni sociali da parte degli immigrati dall’ UE è in corso già da un po’. Si tratta soprattutto di migranti dalla Bulgaria e dalla Romania. Da Gennaio vale per i cittadini di quei paesi la piena libera circolazione dei lavoratori nell’ UE. In Germania alcuni comuni si lamentano per il numero sempre maggiore di arrivi da entrambi i paesi dell’ex blocco dell’Est. I Tribunali in Germania avevano negli ultimi tempi deciso sulla materia in maniera discordante.

In linea di massima vale: chi è bisognoso, riceve Hartz IV. Più complicata è la questione per stranieri dell’ UE, che fanno richiesta in Germania di Hartz IV. Un cittadino dell’ UE, che ha vissuto e lavorato a lungo in Germania, quasi non si distingue, dopo la perdita del lavoro, da un cittadino con passaporto tedesco.

Diverso è per gli stranieri che si spostano in Germania: nei primi tre mesi non possono ottenere Hartz IV, in seguito si controlla se essi sono venuti nel Paese con l’obiettivo di cercare lavoro. Se il migrante ha trovato lavoro in Germania e lo perde di nuovo, può ricevere Hartz IV.

A Ottobre 2014 in Germania avevano ricevuto Hartz IV 4,314 milioni di persone adatte al lavoro. Nel computo sono inclusi, oltre ai disoccupati, anche gli “Aufstocker” (coloro i quali guadagnano poco, nonostante lavorino, e hanno bisogno ugualmente di un sostegno, n.d.t.) e quelle persone che accudiscono bambini fino al terzo anno d’età oppure si prendono cura di parenti.

Il giudizio della Corte di Giustizia Europea è una cosiddetta questione pregiudiziale, la richiesta di una interpretazione del diritto UE alla più alta corte europea prima che un giudizio venga espresso da un tribunale nazionale. La Corte aveva richiamato l’attenzione sul fatto che nessuno Stato che accoglie migranti cittadini dell’ UE è obbligato, secondo il diritto UE, a garantire prestazioni sociali durante i primi tre mesi di soggiorno. Nel caso di una permanenza più lunga di tre mesi, ma meno di cinque anni, il diritto UE farebbe dipendere il permesso di permanenza dalla circostanza se la persona disoccupata disponga di mezzi sufficienti alla propria sussistenza.

Il Segretario Generale della CSU Andreas Scheuer ha comunicato che la sentenza è “un chiaro segnale relativo al turismo sociale e agli abusi sociali”. E’ bene che la Corte di Giustizia provveda alla certezza del diritto. “Questo diritto deve essere usato conseguentemente”, richiede Scheuer.

La presidente federale della CSU Gerda Hasselfeldt ha salutato come un “buon segnale” la decisione della corte di Giustizia Europea sulle prestazioni previste per gli stranieri dell’UE dall’Hartz IV. La sentenza rafforzerebbe la sicurezza del diritto e sarebbe un buon segnale per i sistemi sociali e i Tribunali, ha detto Hasselfedlt martedì a Berlino. Porterà a una maggiore accettazione del libero movimento in Europa. Hasselfeldt ha difeso, con uno sguardo alla sentenza, anche le iniziative del gruppo federale della CSU contro la cosiddetta “immigrazione di povertà” all’interno dell’ UE. “Diviene chiaro come noi avessimo ragione”, ha affermato.

Segnalazione e Traduzione di Abu Aharon, che ringraziamo

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DER SPIEGEL: LA GERMANIA, UN PAESE IN LENTA ROVINA

Der Spiegel – 18 settembre 2014 (dalla versione cartacea in tedesco del 08 settembre 2014)

A dispetto della sua luccicante facciata, l’economia tedesca si sta sbriciolando al proprio interno. Così, quantomeno, la pensa Marcel Fratzscher. Con le infrastrutture del paese che diventano obsolete e le aziende che preferiscono investire all’estero, il consulente del governo sostiene che la prosperità della Germania sta vacillando.

Quando Fratzscher, capo del German Institute for Economic Research, tiene una conferenza, gli piace porre una domanda al pubblico: “Di che paese stiamo parlando?” Dopodiché inizia a descrivere un paese che ha avuto meno crescita rispetto alla media dei paesi dell’eurozona fin dall’inizio del nuovo millennio, dove la produttività è cresciuta solo di poco, e dove due lavoratori su tre guadagnano oggi meno di quanto guadagnavano nel 2000.

Di solito Fratzscher non deve attendere molto prima che le persone inizino ad alzare la mano. “Portogallo” afferma qualcuno. “Italia” dice un altro. “Francia” esclama un terzo. L’economista lascia che il pubblico continui a cercare la risposta giusta finché, con sorriso trionfante, annuncia la risposta. Il paese che stiamo cercando, quello con dei risultati economici così deboli, è la Germania.

Forse ci vuole qualcuno che abbia la preparazione di Fratzscher per essere così aspramente critico verso il proprio paese. L’economista di Bonn ha lavorato come consigliere del governo a Jakarta nella metà degli anni ’90, durante la crisi finanziaria asiatica. Ha condotto ricerche presso il rinomato Peterson Institute a Washington quando esplose la bolla di internet, e ha scritto analisi per la Banca Centrale Europea nel periodo più cupo della crisi dell’euro. Ha sempre osservato gli sviluppi della Germania “con un certo distacco”, dice lui stesso.

Fratzscher guida il German Institute for Economic Research (DIW) da oltre un anno, ed è evidente che questa ritrovata vicinanza gli ha aguzzato la vista sulle contraddizioni della quarta maggiore potenza economica del mondo. L’industria tedesca vende automobili di alta qualità e macchinari in tutto il mondo, ma quando l’intonaco comincia a scrostarsi dai muri di una scuola elementare sono i genitori a dover raccogliere il denaro per pagare l’imbianchino. Le aziende e le famiglie posseggono attività e beni per migliaia di miliardi, ma metà dei ponti autostradali hanno urgente bisogno di riparazioni. La Germania ottiene più benefici dall’Europa rispetto alla maggior parte degli altri paesi, eppure i suoi cittadini hanno l’impressione che Bruxelles si approfitti di loro.

La Grande Illusione

Fratzscher la chiama “Die Deutschland Illusion” (“L’Illusione Tedesca”), che è il titolo del suo nuovo libro che sarà presentato venerdì dal ministro tedesco all’economia, Sigmar Gabriel. Lo scorso anno Fratzscher ha chiesto al suo staff del DIW, uno dei più importanti think tank del paese, di occuparsi delle fondamenta dell’economia tedesca. Fratzscher ha condensato i risultati in un crudo resoconto sulle grandi illusioni dell’economia del paese.

I tedeschi vedono il proprio paese come un motore di occupazione e un modello per le riforme per tutta l’Europa, dice Fratzscher, e tuttavia la Germania si è a malapena risollevata dalla recessione causata dalla crisi finanziaria. La Germania secondo Fratzscher sembra un gigante quando è vista da lontano, ma diventa sempre più piccola quanto più ci si avvicina. Il paese sta percorrendo “un sentiero in discesa”, scrive il presidente del DIW, e sta vivendo “delle proprie riserve”.

Gli stessi buoni dati sul mercato del lavoro nascondono in realtà la più pericolosa debolezza della Germania. Difficilmente un qualsiasi altro paese industrializzato potrebbe essere così negligente e avaro rispetto al proprio futuro. Mentre all’inizio degli anni ’90 il governo e l’economia investivano il 25 percento del prodotto totale per costruire nuove strade, linee telefoniche, edifici universitari e fabbriche, nel 2013 questo numero è sceso ad appena il 19,7%, secondo i recenti dati forniti dall’Ufficio Statistico Federale.

Questa non è una banalità statistica. Il futuro del paese e la vita quotidiana dei suoi cittadini dipendono da come ciascun euro viene usato oggi. Se un euro viene speso subito non sarà utile per il futuro. Può anche essere risparmiato per dei consumi futuri. O può essere investito in aziende, istruzione o infrastrutture, in modo da diventare la base per la prosperità futura, il progresso tecnico e altri posti di lavoro.

Il problema della Germania è che il denaro viene ora utilizzato essenzialmente per i primi due scopi. Secondo i calcoli del DIW, la caduta degli investimenti tra il 1999 e il 2012 ammonta a circa il 3% del PIL, ed è il più grande “divario degli investimenti” di tutta l’Europa. Se uno guarda solo agli anni tra il 2010 e il 2012 il divario è del 3,7%, ancora più grande. Solo per mantenere un livello accettabile di crescita, il governo e le imprese dovrebbero spendere 103 miliardi di euro in più ogni anno rispetto a quanto stanno facendo oggi.

Preoccupazioni crescenti

Questo è il punto chiave della diagnosi di Fratzscher — e adesso l’onere di trovare la terapia ricade su di lui. Da quando il ministro all’economia Gabriel lo ha nominato commissario agli investimenti alla fine dello scorso mese, si è trovato al centro del dibatto sulla riforma della spesa, dibattito potenzialmente tanto importante quanto lo fu quello sull’Agenda 2010 di riforme del mercato del lavoro e del sistema di welfare.

La recente flessione dell’economia rende il problema ancora più urgente. Ora che l’industria ha visto un declino nel volume degli ordini e ha ridimensionato la produzione, il governo deve decidere se contrastare tale declino con un programma di investimenti.

Ciò che recentemente non era altro che una possibilità teorica potrebbe presto diventare un punto critico fondamentale per la coalizione di governo della cancelliera Angela Merkel. Mentre la Merkel e il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble restano determinati nell’aderire al proprio progetto di presentare un bilancio federale in pareggio per il prossimo anno, Fratzschern sostiene che bisogna prepararsi per lo scenario peggiore. “Se la crisi si aggrava ancora,” ha detto in una conversazione con lo SPIEGEL, “sarà necessaria una maggiore spesa per stimolare l’economia”.

Se ciò avverrà, il libro di Fratzscher potrebbe offrire un modello su come procedere. Nel suo studio, il presidente del DIW elenca meticolosamente i maggiori problemi di investimento per la Germania, dalle aziende alle reti di trasporti, dall’istruzione al piano di transizione energetica — il passaggio del governo federale dall’energia nucleare verso l’energia rinnovabile. Dati a sostegno delle sue teorie vengono da ogni angolo del paese.

Svanisce la lealtà verso la Germania

Rainer Hundsdörfer sta per compiere quella che è forse la decisione più difficile della sua vita professionale. La sua azienda ha in programma di investire 50 milioni di euro a breve, ma egli è incerto se valga ancora la pena di spendere questi soldi nella propria patria.

Hundsdörfer è l’amministratore delegato dell’impresa Ebm-Pabst. I ventilatori industriali prodotti dalla sua azienda a Mulfingen, una città nel sud della Germania, sono installati nei sistemi di refrigerazione dei supermercati, nei condizionatori d’aria degli alberghi e nei server informatici di tutto il mondo. I mercati esteri contano già per oltre il 70 percento delle vendite della sua azienda.

Ebm-Pabst fabbrica già da tempo alcuni dei suoi prodotti in India e in Cina, ma fino ad ora il suo obiettivo quando investiva in paesi stranieri era semplicemente quello di trovarsi più vicino ai suoi clienti. L’azienda era rimasta fieramente leale alla Franconia, la sua regione d’origine in Germania. Ma questa lealtà potrebbe svanire alla prossima decisione sugli investimenti. “Sarebbe la prima volta che scegliamo contro il sito di produzione in Germania,” dice Hundsdörfer.

L’azienda vuole espandere l’impianto di Mulfingen e costruire un nuovo centro logistico. Questo creerebbe centinaia di posti di lavoro, ma ciò che manca è “un’infrastruttura stradale decente per rendere proficuo il nostro investimento,” dice Hundsdörfer. I suoi camion sono costretti a usare la Hollenbacher Steige, una strada che si sta sbriciolando e che ha urgente necessità di essere riasfaltata. Spesso i camion che arrivano dalla direzione opposta non riescono a passare trovandosi uno di fronte all’altro su una strada così stretta.

Il progetto di costruzione stradale costerebbe 3,48 milioni di euro, ma lo Stato e il governo locale esitano da anni a mandare avanti la cosa, per via dei costi. Secondo Hundsdörfer i conti semplicemente non tornano. “Paghiamo più tasse noi in un solo anno di quello che costerebbe rifare la strada.” Ora Hundsdörfer sta prendendo in considerazione l’impensabile: perché non costruire il centro logistico all’estero. Hundsdörfer non si troverebbe da solo, nel fare questa scelta.

La diminuzione degli investimenti industriali

L’economia tedesca evita da anni gli investimenti. Le aziende hanno quasi 500 miliardi di euro messi da parte in risparmi, secondo le stime del presidente del DIW, e tuttavia la proporzione di investimenti nell’economia privata della Germania è caduta da poco meno del 21 percento nel 2000 a poco più del 17 percento nel 2013.

Molti economisti concludono che le aziende sono preoccupate non solo per le strade che si sbriciolano, ma anche per la mancanza di lavoratori qualificati, le condizioni dell’eurozona, e i crescenti costi dell’energia. E questa paura, a sua volta, sta ostacolando i progetti per il futuro della Germania.

Le conseguenze sono drammatiche. Quando si calcola l’aggiustamento per l’inflazione, si trova che molte aziende hanno effettivamente ridotto le loro spese per macchinari e computer nel corso degli ultimi decenni, secondo i dati dell’Ufficio Statistico Federale. Questo è vero specialmente per l’industria chimica, ma anche le infrastrutture industriali stanno crollando, per esempio, nei settori dell’ingegneria meccanica e dell’elettronica.

Ma le aziende non hanno smesso del tutto di investire — semplicemente non stanno più investendo in Germania. La BMW, casa automobilistica bavarese, sta attualmente spendendo un miliardo di dollari per trasformare il suo impianto a Spartanburg, nella Carolina del Sud, nel suo più grande stabilimento a livello globale. La Daimler ora assembla la nuova classe C per il mercato americano nella città di Tuscaloosa, in Alabama. Dürr, il produttore di attrezzature per la verniciatura, ha ampliato i suoi edifici industriali a Shangai lo scorso anno, in modo che essi ora hanno raggiunto le stesse dimensioni di quelli della sua sede centrale a Bietigheim-Bissingen, vicino a Stoccarda.

Da quando il boom del fracking ha ridotto i costi dell’energia, gli Stati Uniti sono diventati in modo particolare il sito preferito per le aziende tedesche. In maggio, BASF CEO Kurt Bock ha annunciato un nuovo piano di investimenti da un miliardo di euro, il più grande nella storia dell’azienda, nella Costa del Golfo americano. Nello spiegare la decisione, la dirigenza ha fatto notare che il gas naturale negli Stati Uniti costa solo un terzo di ciò che costa in Germania. Il gigante tecnologico Siemens è andato anche oltre, annunciando che in futuro gestirà il suo intero business dagli uffici negli Stati Uniti.

 

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